ANSA/ Giorgina Pi fa interagire Filottete con storia della Grecia moderna
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ANSA/ Giorgina Pi fa interagire Filottete con storia della Grecia moderna

Venerdì 9 ottobre 2026
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L'eroe emarginato e la rivolta di Neottolemo verso i padri e la dittatura antifascista

(di Paolo Petroni) Spettacolo di un certo fascino questo Lemnos firmato da Giorgina Pi, proposto da Romaeuropa Festival al Teatro Vascello sino a domenica, che mette in contatto la cultura classica greca, il mito di Filottete e il dramma di Sofocle a lui dedicato, con la storia greca moderna in un razionale gioco di simboli e sovrapposizioni, facendone una denuncia politica e generazionale, che ha al suo centro il riconoscimento del potere della cultura, della parola, della poesia, ribadito e evocato più volte.
    Un fascino che si deve quindi molto al suono e la parola più che all'azione, quasi assente su un palcoscenico praticamente nudo, al valore evocativo del greco antico e moderno, con cui è anche intonato un canto di dolore e rabbia dalla brava Alexia Sarantopoulou, che è un po' la voce del coro, la narratrice in questo lavoro in cui al mito si sovrappone il racconto della tragedia della Grecia nel dopoguerra.
    Il lavoro di Sofocle ha poca forza tragica, con la vicenda dell'eroe che finisce bene, si pacificherà con i suoi ex nemici aiutandoli a vincere la guerra e guarisce dalla sua ferita reale e simbolica. Si è trattato allora di porre l'attenzione sul conflitto tra ciò che è giusto al di là dei risultati e soprattutto sull'emarginazione del diverso, di chi contesta e in più viene segnato da una ferita che si infetta e ha un odore nauseabondo e quindi viene isolato, abbandonato sull'isola deserta di Lemnos. Questa, nello spettacolo con i paesaggi moderni dei filmati di sfondo, diventa invece quella di Makronisos, trasformata in lager dal governo dittatoriale e del terrore che si impadronì del paese dopo la guerra civile della seconda metà degli anni '40, in cui torturò, uccise e deportò migliaia e migliaia di persone, comuniste o solo antifasciste.
    Furono circa 20.000 le persone ritenute colpevoli di reati contro la nazione e più di 5000 condannate alla pena capitale o all'ergastolo, mentre tantissimi furono profughi o scelsero l'esilio per evitare la cattura e la condanna.
    E' qui che oggi viene fatto rivivere Filottete, che da dieci anni vi risiede da solo, ricercato da Ulisse (che ha la solidità di Giampiero Judica), che fu il suo più fiero avversario e autore dell'abbandono, che porta con sé il giovane Nottolemo (cui dà verità Gabriele Portoghese), perché hanno bisogno di lui visto che gli dei dicono che altrimenti i Greci non vinceranno la guerra di Troia. I due sono vestiti da soldati con uniformi moderne, simboli dei carcerieri di ogni tempo, mentre Filottete, e anche il dio, sono interpretati da attrici, rispettivamente Gaia Insegna e Aurora Peres, omaggio a una lettura anche femminista e sulle orme della Reich, poetessa americana che scelse proprio Filottete come proprio alter ego.
    La regista, che è anche la drammaturga in collaborazione col dramturg Massimo Fussilo, già collaboratore nel 1988 di Mario Martone per lo spettacolo tratto dallo stesso mito e testo di Sofocle, che anche giocava su un rimando alla contemporaneità e alla ribellione generazionale imperniandosi sulla figura di 'Neottolemo', utilizzando citazioni di autori moderni. Così ora, in questo lavorio prodotto dallo stabile di Genova, Emilia Romagna Teatro e il Teatro Piemonte Europa, sono stati usati e rielaborati testi poetici e saggistici che si legano a quel classico e che vanno da Ghiannis Ritsos a Derek Walcott da Adrienne Rich a Hélène Cixous, con intensi racconti di quel che fu il dopoguerra in Grecia con la guerra civile e la vittoria della destra.
    "Perché siamo qui? - Perché abbiamo combattuto? - Dove e perché si ritorna?" sono le domande conclusive del protagonista, che spingono a riflettere sul dramma del più giovane, della generazione dei figli di Ulisse e degli altri eroi impegnato nella guerra a Troia, che entra in crisi e si rifiuta di seguire la logica dei padri, interrogandosi sul senso di quel che accade e è accaduto, sulla violenza e l'inganno.
   

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