"La Traviata" minimal di Giuseppe Sollazzo, opera contemporanea senza tradire Verdi
Il 25 ottobre al Gesualdo di Avellino per i 40 anni del Conservatorio 'Domenico Cimarosa'
(di Angelo Cerulo) "L'ambientazione è minimalista, il contesto viene evocato, non c'è una riproduzione realistica degli ambienti per un'opera con valori attuali, contemporanea.
In ogni caso qualunque tipo di allestimento si faccia non potrà mai offuscare la musica di Giuseppe Verdi". Presenta così all'ANSA 'La Traviata' Giuseppe Sollazzo, regista e ideatore dello spazio scenico dell'opera che sarà messa in scena domenica 25 ottobre (ore 20) nel Teatro 'Carlo Gesualdo' di Avellino nell'ambito degli eventi per i 40 anni del Conservatorio Statale 'Domenico Cimarosa' del capoluogo irpino.
Per una decina d'anni assistente del maestro Roberto De Simone, Sollazzo racconta l'emozione di "scoprirla facendola" pur cercando di essere quanto più fedele al libretto dell'opera verdiana. "Sto tentando di trasformare la povertà in uno stile, la sfida è nascondere la carenza di mezzi con l'efficacia delle soluzioni". Nessun 'recupero' della tradizione ma, spiega Sollazzo, "l'opera deve essere un ponte tra il passato e il presente" Ma cosa ci dice oggi La Traviata? "Il valore di una persona non è dato dal ruolo che occupa nella società: la persona è sacra" afferma il regista.
Con un pre-sequel che illustra la vicenda della donna a cui Dumas si è ispirato e da cui Verdi ha tratto l'opera, l'allestimento voluto da Maria Gabriella Della Sala direttore del Conservatorio irpino (in passato lil 'Cimarosa' ha prodotto altre opere) vede fra i protagonisti - con la direzione d'orchestra del maestro Carlo Goldstein mentre maestro del coro di 40 elementi è Luciano Branno - Maddalena Marciano per i costumi, Gennaro Vallifuoco per gli elementi scenici e le maschere mentre i movimenti coreografici sono di Simona Barattolo. Oltre all'orchestra e al coro del 'Domenico Cimarosa', per dare più chances alle allieve del Conservatorio si alterneranno, nel ruolo di Violetta Valéry, come soprano Marika Pelonero (nel primo atto), Nicoletta Gaglione (secondo) e Paola Pelella (terzo). Alfredo Germont sarà il tenore Stefano Sorrentino, Giorgio Germont è affidato a Antimo Dell'Omo.
"I costumi non sono di ispirazione ottocentesca ma contemporanei, con riferimenti estetici riconducibili al primo Novecento, senza rinunciare al gusto e alle contaminazioni déco, ma evitando una ricostruzione storica rigidamente didascalica, ma con una rilettura capace di dialogare con la sensibilità attuale" spiega Maddalena Marciano, docente nell'Accademia di Belle Arti di Napoli così come Gennaro Vallifuoco. "L'opera affronta questioni ancora irrisolte, come la libertà della donna e il patriarcato" aggiunge la costumista. E Vallifuoco, uno degli scenografi di Roberto De Simone, rimarcando la "lettura differente dell'ambiente in modo allusivo non descrittivo", pone l'accento sull'importanza della collaborazione con il Conservatorio "che valorizza i giovani artisti e produce spettacoli di qualità".
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