Il lutto nei gesti e nella cura, lo sguardo di chi lo incontra ogni giorno per lavoro
ANSA - Cultura

Il lutto nei gesti e nella cura, lo sguardo di chi lo incontra ogni giorno per lavoro

Domenica 11 ottobre 2026
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Ne "La spallata" il racconto di un operatore funebre

GIORGIO DELLA PORTA, 'LA SPALLATA - STORIE, DOLORE E CURA DI CHI ACCOMPAGNA E OSSERVA' (SCATOLE PARLANTI, 13,00 EURO) "Ci sono storie che nessuno vede. Io le incontro ogni giorno". Giorgio Della Porta da oltre vent'anni lavora nel settore delle onoranze funebri: questi anni li ha trascorsi entrando nelle case delle persone in uno dei momenti più delicati della loro esistenza, quello immediatamente successivo alla morte di qualcuno che amano. Ha visto stanze improvvisamente diventate silenziose. Oggetti rimasti esattamente dove qualcuno li aveva lasciati. Mani che si cercano. Familiari che non riescono a trovare le parole. Ha visto la paura, la rabbia, l'incredulità di chi resta, ma anche la cura, la dignità, l'amore e i loro piccoli gesti. E ha deciso di riportare tutto questo in un libro che è una testimonianza, uno sguardo di chi è presente, ma deve imparare a esserci senza invadere. Ha deciso di raccontare una dimensione del lutto che raramente viene raccontata: quella fatta di piccoli gesti, silenzi, relazioni e umanità che circondano la morte.
    'La Spallata - Storie, dolore e cura di chi accompagna e osserva' è un libro nato osservando ciò che normalmente rimane fuori campo. Uscirà per Scatole Parlanti a fine mese e non sarà un libro sulla morte, ma sulle persone, non un manuale sul lutto ma sui differenti modi di affrontare una perdita, il racconto di ciò che succede intorno ad essa: nelle case, negli ospedali, durante i funerali e nei momenti apparentemente più ordinari.
    "Il mio sguardo è come una cinepresa accesa ogni giorno: silenziosa, discreta, attenta a cogliere gesti, parole e silenzi. Non giudico. Non sostituisco. Non correggo. Registro.
    Porto alla luce ciò che molti ignorano o preferiscono non vedere" scrive Della Porta nel libro in cui racconta la sua esperienza: "Mentre fuori i bambini giocavano a pallone, io imparavo che esistono mestieri che non si raccontano a scuola.
    Mestieri che vivono nel silenzio degli altri". "Mio padre - riporta più in là - ha fatto tanti lavori. Lavori faticosi.
    Lavori che ti piegano la schiena e ti induriscono le mani. Ma quello che permetteva davvero alla famiglia di tirare avanti era un altro. Quello che gli altri chiamavano "il beccamorto". Io quella parola l'ho sentita prima di imparare bene le tabelline.
    Prima di capire le divisioni. Prima di sapere cosa volessi diventare da grande".
    Partendo dal titolo che evoca due immagini, quella della spalla che sostiene il peso visibile del feretro e quella che rimanda ad un dolore invisibile, questo libro è però anche un coraggioso progetto. La storia termina senza chiudersi realmente, restano delle pagine in bianco e al lettore viene lasciata la possibilità di continuare quel racconto: può anche condividere, se lo desidera, la propria vicenda all'indirizzo storie@laspallata.it, creato proprio per raccogliere testimonianze, ricordi e racconti. L'obiettivo è quello di creare, nel tempo, uno spazio nel quale si possa parlare di perdita senza retorica e senza la pretesa di offrire risposte universali. Non un servizio terapeutico e non un luogo nel quale spiegare come si debba affrontare il dolore, ma semplicemente uno spazio in cui raccontare ciò che resta e dare voce a chi resta. Alla base c'è una convinzione semplice: ogni esperienza di perdita è personale, ma poterla raccontare significa permettere a quella storia di non rimanere necessariamente chiusa nel recinto di chi l'ha vissuta.
   

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