Mauro Pagani, 'a 80 anni non smetto di sognare un mondo migliore'
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Mauro Pagani, 'a 80 anni non smetto di sognare un mondo migliore'

Martedì 13 ottobre 2026
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Disco di inediti dopo 20 anni. "La morte? Non mi fa paura. Il viaggio continua"

Difficile immaginare la musica italiana senza l'apporto di Mauro Pagani, che per celebrare i suoi 80 anni, festeggiati a febbraio, si è regalato un nuovo disco di inediti, dal titolo Tutto è già qui, a più di vent'anni dall'ultimo, per raccontare un viaggio che continua, anche senza sapere esattamente dove porti. "In questi vent'anni ho lavorato molto: ho realizzato colonne sonore, scritto libri, fatto documentari. Il tempo è volato e, a volte, mi sorprendo a pensare a quante cose siano successe e sono grato alla vita.
    Fare questo disco è stato un regalo che ho fatto a me stesso.
    Avevo una storia da raccontare e ho impiegato molto tempo a scrivere testi che mi stavano particolarmente a cuore.
    Nonostante il mercato discografico in crisi che paga la poca profondità delle scelte che ha fatto in questi anni, non lo considero affatto inutile", racconta l'artista all'ANSA che sul suo compleanno tondo chiosa: "Il mondo si divide tra quelli che riescono a festeggiarlo e quelli che non ci riescono".
    Il titolo, Tutto è già qui, riporta in qualche modo al documentario Andando dove non so, uscito a febbraio. Il filo che lega l'uno all'altro è il viaggio. "Ma senza una destinazione precisa. Ho sempre pensato che la cosa importante fosse essere in viaggio, senza perdersi dietro una meta definitiva. Viviamo in un mondo che cambia velocemente e va verso direzioni sempre più imprevedibili. Mi sarei aspettato qualcosa di meglio, soprattutto dopo aver creduto che certi orrori appartenessero al passato. E invece torniamo a parlare di guerre e persino di bomba atomica. Io continuo a viaggiare, sperando che la direzione sia sempre quella della luce, anche quando intorno c'è buio. Ho imparato ad accettare l'incertezza". Così come non ha mai smesso di sognare. "Sono pieno di sogni. Sogno la felicità per i miei compagni di viaggio, la sconfitta della povertà e della disuguaglianza, un mondo migliore. Nel 1972 ho vissuto uno dei giorni più dolorosi della mia vita: mi sono reso conto che probabilmente non avrei mai visto un mondo migliore. Da allora porto con me il dolore di quella consapevolezza, ma non ho rinunciato a sperare. Vorrei che gli uomini capissero che è possibile vivere in un mondo nel quale gli altri siano compagni e amici, non avversari".
    Oggi l'orrore è la guerra in Medio Oriente, la stessa che nel 1984 Fabrizio De André cantò in Sidùn, brano che fa parte di Crêuza de mä, l'album realizzato insieme a Mauro Pagani, pietra miliare nella musica italiana. "Non è cambiato nulla da allora, anzi, la situazione è peggiorata. La crudeltà umana non mi permette di dormire sonni tranquilli. Ma continuo a desiderare la fine delle guerre". È proprio questo il messaggio che vorrebbe affidare al nuovo disco: "Non bisogna smettere di sognare. Possiamo trovarci di fronte a una realtà sgradevole, mi rifiuto di credere che questo sia l'unico modo possibile di vivere. Penso che siamo migliori di così". E guarda con speranza ai giovani: "Stiamo consegnando loro un mondo terribile, eppure continuo ad avere fiducia in loro". Anche per quanto riguarda la musica: "Sono sicuro che, proprio ora, qualcuno da qualche parte stia scrivendo un pezzo meraviglioso. Il problema è riuscire a trovarlo, tra le migliaia di canzoni pubblicate ogni giorno.
    Dobbiamo imparare ad ascoltare di più, stimolare la curiosità.
    Anche le radio potrebbero aiutarci a scoprire musica nuova, invece di essere dominate dalla pubblicità". Così come il festival di Sanremo, che nel 2019 lo ha visto presidente della giuria di qualità, "dovrebbe riportare al primo posto la qualità delle canzoni. Il successo, se arriva, dovrebbe essere una conseguenza. La regola dovrebbe essere semplice: scegliere ciò che si ritiene valido, senza inseguire altre logiche. Tornare all'Ariston? Non so: la sorte a volte è benevola, come quando si vince alla lotteria".
    L'obiettivo, dunque, è trovare la bellezza "sotto la superficie: dobbiamo raggiungerla e valorizzarla". Una bellezza visibile anche "nel coraggio di chi attraversa il Mediterraneo rischiando la vita, spinto dalla speranza di un futuro migliore.
    Testimonianza della forza del sogno, di quanto gli esseri umani possano essere capaci di coraggio".
    Oggi non ha paura del futuro né del passato, che nel 2020 ha rischiato di perdere per un'amnesia dovuta a un problema neurologico. "Mi sento un sopravvissuto. E un fortunato. La musica mi ha salvato: conserva i ricordi, riempie la memoria e mantiene vivo il cuore. Una delle prime cose che ho ritrovato è stata proprio la memoria della musica, del mio percorso e delle persone che avevo incontrato". La morte è un pensiero che non lo spaventa. "Esiste e bisogna imparare ad accettarla. Non ne ho una particolare paura. Quando arriverà, arriverà". Nel frattempo Pagani è in viaggio: "Lo ero 50 anni fa e lo sono oggi. Forse il passo è più lento e cauto, ma non riesco a essere diverso da quello che sono. Sempre senza sapere dove andare". 
   

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