Saffo tra storia e leggenda nella prima mostra sulla poetessa di Lesbo
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Saffo tra storia e leggenda nella prima mostra sulla poetessa di Lesbo

Mercoledì 14 ottobre 2026
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Dal 15 ottobre al Palatino 40 opere tra cui L'uovo di Saffo di Merini e Baj

(di Mauretta Capuano) La Saffo storica e poetica e la Saffo leggendaria e popolare. La poetessa di Lesbo vissuta tra il VII e il VI secolo a.C, unica grande voce femminile sopravvissuta della letteratura greca arcaica, viene raccontata e invocata in una rilettura inedita, attraverso quaranta opere, nella mostra allestita alle Uccelliere Farnesiane sul Palatino, nel Parco archeologico del Colosseo a Roma, che si inaugura il 15 ottobre e si potrà vedere fino al 31 gennaio 2027.
    "Non esiste una mostra su Saffo di una qualche rilevanza per ora nella contemporaneità proprio per l'estrema difficoltà di tenere insieme quei vuoti e quei pieni che caratterizzano la sua storia. Noi ci siamo arrivati pensando che la frattura tra quello che abbiamo e non abbiamo, la natura un po' a piccole isole, ad arcipelago corrispondesse proprio a Saffo, alla sua poesia fatta per frammenti, per piccole isole appunto" dice all'ANSA la curatrice Silvia Romani.
    Luogo ideale per restituire la Saffo della luce e dell'ombra, le Uccelliere Farnesiane ospitano in due Padiglioni le opere che provengono da collezione private, da musei e gallerie, molte mai esposte prima. "Nell'antichità - racconta Romani - Saffo era una popstar perché unica. Il suo nome si trovava nei vasi. L'idea che abbiamo seguito è stata quella di considerare Saffo non soltanto una poetessa, ma di restituire con lei un paesaggio cinestetico, che riguarda tutti i sensi".
    In un continuo gioco di rimandi tra realtà e mito, antichità e modernità, nel primo padiglione Saffo è ricostruita attraverso le testimonianze materiali dell'antichità: vasi figurati, sculture, bassorilievi, dipinti tra cui il Busto di Saffo incoronata di alloro di Giovanni Marchiori e la Saffo pompeiana che è diventata un'icona. Ci sono anche le due principali raffigurazioni dell'immaginario saffico: il tuffo, evocato attraverso una proiezione con tra le immagini la rara scena della poetessa nell'atto di lanciarsi dalla rupe di Leucade conservata nella Basilica sotterranea di Porta Maggiore a Roma.
    E poi la luna, presenza costante nei frammenti poetici capace di amplificare la dimensione contemplativa e notturna della poesia di Saffo con tra i dipinti in mostra 'La luna mancante avanti l'alba' di Filippo Palizzi del 1865 circa.
    Alle metamorfosi di Saffo, icona, musa, dall'Ottocento fino alla cultura pop è dedicato il secondo Padiglione dove spiccano 'L'uovo di Saffo' di Alda Merini ed Enrico Baj, La morte di Saffo di Gustave Moreau 1876 e la grande tela Saffo di Federico Faruffini,1865. Fino alla lampada Lesbo di Angelo Mangiarotti, (Artemide, 1967) e allo Sappho Swatch del 1991.
    Accentua l'esperienza sensoriale un profumo di rosa che si diffonde nello spazio, accentuando quanto evocato dai frammenti saffici e due piccoli diorama che rimandano all'idea del giardino saffico. "Saffo invocava Afrodite, la dea greca dell'amore e divinità delle rose e diceva: 'Vieni qui, vicino a me come mia alleata' proprio nel senso di chi combatte al tuo fianco" ricorda Romani.
    Promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l'organizzazione di Electa, 'Saffo' è il secondo atto del progetto espositivo dedicato alle figure femminili più moderne dell'antichità dopo 'Penelope' (19 settembre 2024 - 12 gennaio 2025) ospitata negli stessi spazi.
    La mostra 'Saffo. Lo spirito della poesia' "offre al pubblico la possibilità di conoscere una delle figure più popolari della lirica greca, indagandone sia la fortuna attraverso i secoli che il suo aspetto misterico, così come rivelato dalla critica letteraria più recente che, da un lato, fa risalire la sua poetica allo spirito di Orfeo e, dall'altro lato, riconduce la sua pratica al sostrato spirituale della Grecia arcaica, in cui la trasmissione dei culti e del sapere iniziatico era affidato alla donna. Sorprendentemente, si arriva così a comprendere quanto la modernità di Saffo possa davvero trovare molteplici corrispondenze in una tradizione culturale ancora non pienamente compresa" ha spiegato il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Simone Quilici.
    Nel catalogo, edito da Electa, "si rispecchiano le intenzioni della mostra" con un saggio di Camillo Neri cui si deve la più aggiornata edizione critica di tutti i frammenti lirici e un prezioso cameo di Nadia Fusini che attraversa estetiche liberty e decó e immaginari vittoriani e con le reinvenzioni moderne descritte da Alessandro Cavagna.
   

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