Siena sfida Firenze alla Frick, il Rinascimento riscritto attraverso il bronzo
ANSA - Cultura

Siena sfida Firenze alla Frick, il Rinascimento riscritto attraverso il bronzo

Mercoledì 14 ottobre 2026
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Donatello, il più celebre scultore del Quattrocento, arrivò nel 1457 a Siena per realizzare le porte della Cattedrale ma in quattro anni non riuscì a completare neppure un'opera per l'ostilità dei senesi nei confronti della rivale Firenze. Al maestro del David del Bargello, per ragioni politiche, non fu mai fornito il bronzo necessario, spiega all'ANSA Giulio Dalvit, lo storico dell'arte milanese della Frick Collection che ha curato la mostra Siena: The Art of Bronze, 1450-1500 riportando in luce uno dei capitoli meno noti del Rinascimento.
    Sponsorizzata da Louis Vuitton e aperta fino al 18 gennaio, la mostra è la prima in assoluto dedicata all'età d'oro della scultura bronzea senese: una quarantina tra statue, rilievi, medaglie e oggetti d'uso quotidiano, molti dei quali non avevano mai lasciato la Toscana, rovesciano, secondo Dalvit, l'immagine di Siena come Firenze minore costruita da Giorgio Vasari mentre i Medici consolidavano il dominio sulla Toscana. "Vasari raccontò il Rinascimento dal punto di vista dei vincitori, relegando i senesi in una posizione quasi coloniale", afferma, quando in realtà la Siena del Quattrocento "era una repubblica prospera e indipendente, attraversata dalla Via Francigena, lungo la quale circolavano pellegrini, mercanti, artisti e idee da tutta Europa".
    Il percorso comincia con Donatello e la lastra tombale in bronzo del canonico e vescovo di Grosseto, Giovanni di Bartolomeo Pecci, realizzata a Padova prima del soggiorno senese e inviata a Siena per essere installata in Cattedrale: uno di appena otto lavori firmati dall'artista giunti fino a noi, presenta tracce di colore da cui si desume che fosse in origine dipinta.
    La Frick ribalta la tradizione che vede negli anni di Donatello a Siena la prova dell'influenza fiorentina su artisti locali come Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, di cui viene presentata la formella della Resurrezione di Cristo, uno dei tesori della collezione creata dal magnate dell'acciaio Henry Clay Frick. Datata al 1472, l'anno del tabernacolo bronzeo della Cattedrale, raffigura Cristo che si solleva senza peso sfidando le leggi della prospettiva e della gravità. Francesco di Giorgio Martini, architetto, ingegnere e scultore allievo del Vecchietta, sperimentò ulteriormente, creando rilievi dalle superfici così morbide e atmosferiche da essere stati in passato attribuiti a Leonardo per lo sfumato ottenuto non con il colore, ma attraverso il bronzo. Leonardo conosceva bene il lavoro del senese di cui possedeva una copia del trattato di architettura che studiò e annotò personalmente.
    Con prestiti arrivati anche dal Bargello, Capodimonte, Urbino, Perugia, Londra, Berlino e Dresda, la mostra esplora anche il rapporto tra arte e guerra. In tempi di guerra le opere in bronzo erano spesso fuse per farne armi, ecco perché non ne sono arrivate tante fino a noi. "Quando guardiamo un bronzo senese, dovremmo sempre pensare a un cannone mancante", spiega Dalvit che in una sala ha accostato sculture, disegni di bombarde e una campana di quasi mezza tonnellata, ricordando che il bronzo era un materiale prezioso, costoso e continuamente riciclabile: destinarlo all'arte anziché alla difesa era una scelta politica, oltre che estetica.
   

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