Francesca Astrei, premio Ubu under 35, racconta 'Gli elefanti nella stanza'
ANSA - Cultura

Francesca Astrei, premio Ubu under 35, racconta 'Gli elefanti nella stanza'

Lunedì 19 ottobre 2026
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Disabilità e famiglia al centro dello spettacolo in scena a Roma

(di Paolo Petroni) Elephant in the room - L'elefante in una stanza è un'espressione inglese per indicare una realtà che, pur essendo di tutta evidenza, viene ignorata o minimizzata perché crea imbarazzo, incapacità di affrontarla. E Francesca Astrei, applauditissima alla fine, rende plurale quel detto e i relativi problemi intitolandovi il suo intenso, emozionante monologo 'Gli elefanti nella stanza' (prodotto dal Teatro di Roma e all'India sino al primo novembre), giocando con affettuosa partecipazione sentimentale sui vissuti non detti, sui timori non pronunciati, sui problemi sorvolati di una famiglia in cui il centro viene occupato da una figlia disabile.
    A questo unisce anche una filastrocca infantile: "un elefante si dondola sul filo di una ragnatela" e ne chiama via via un altro, in una cantilena ripetitiva, usata magari per cercare di far addormentare la bambina.
    Ecco allora che il racconto, il passare del tempo e il crescere di Ninì sin dal giorno della sua nascita, del suo arrivo a casa, attesa dalla nonna e dalla sorellina Patty, è scandito dalla citazione di un numero sempre crescente di elefanti, man mano che ci si avvicina alla paura principale mai esternata, come a tenerla a bada, su quel che la madre teme possa accadere con la sua scomparsa, anche se a accudirla con amore resta Patty, scossa dal pensiero del dopo, se succedesse qualcosa anche a lei.
    Una vita quindi di ansia, di agitazione, per questi grandi interrogativi certo, invisibili elefanti, ma anche e soprattutto per le difficoltà della vita quotidiana. Stefania, la madre, ha queste due figlie e non c'è più un marito, un compagno, e così sola ha gravi difficoltà anche a trovare un lavoro. Quando poi lo ha, deve farlo convivere con cure, corse in ospedale, accudimenti, difese da una società che etichetta ciò che è 'normale' e ciò che è 'diverso', da persone nei centri, nelle scuole, in piscina che a parole sono aperte ma in realtà fanno poi muro, come quella bimba agitata e poco controllabile fosse un pericolo per i propri figli.
    Un racconto, una confessione che non si fa mai sfogo, ha una sua dimensione intima nel proporre uno straordinario quotidiano ordinario con gli occhi, le parole, i sentimenti della figlia maggiore che vive senza farsi schiacciare dalla situazione, dal suo trovarsi tra Ninnì e la mamma. Il problema è che questo quotidiano diventa spesso molto difficile, faticoso, stressante e Astrei, tra l'altro Premio Ubu 2025 quale miglior attrice under 35, propone, recita quel che ha scritto con sensibilità e puntualità, comunicando il disagio, l'agitazione, ma assieme riferendo momenti di amore e meraviglia, con le intonazioni, i ritmi della dizione che cambiano, il corpo, l'espressione che da cupa si illumina e distende in un sorriso, riferendo fatti e emozioni nell'incertezza e l'imprevedibilità del presente e del domani.
    Risuona verità nel suo dire, in quella nota di intimità che sa dargli con grazia, coinvolgendo il pubblico e portandolo a partecipare, a confrontarsi con l'elefante di una condizione che riguarda i singoli, ma interroga ognuno sul rispetto dei diritti dell'altro, del diverso, e la società sulla propria dignità e umanità.
    La scenografia giustamente essenziale di Alessandra Solimene consiste solo in una fila di sedie, una delle quali viene si ritrova simbolicamente fuori posto e solo alla fine reinserita, tutto illuminato dalle luci curate da Camilla Piccioni.
   

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