Al via restauro arazzo seicentesco 'Il banchetto di Psiche' del Bargello
Trasferito al laboratorio dell'Opificio delle Pietre Dure in Palazzo Vecchio
Dopo circa un secolo lontano dagli occhi del pubblico, sarà restaurato Il banchetto di Psiche, prezioso arazzo in lana e seta del XVII secolo conservato nei depositi del Museo Nazionale del Bargello a Firenze.
Nei giorni scorsi l'opera è stata trasferita dal museo al laboratorio del Settore arazzi e tappeti dell'Opificio delle Pietre Dure, situato nella Sala delle Bandiere di Palazzo Vecchio, dove sarà sottoposta a un articolato intervento di studio e restauro. Lo spostamento, si spiega in una nota, è stato un vero e proprio "trasporto eccezionale", arrotolato in una speciale imbragatura l'arazzo è stato trasferito a piedi fino al laboratorio. Il recupero è reso possibile grazie a una donazione di 100.000 euro della Fondazione Il Bargello Ets Ente Filantropico, effettuata nell'ambito dell'Art Bonus. Attribuito alla Manifattura della Grande Galerie du Louvre, attiva a Parigi nella prima metà del Seicento, l'arazzo, di grandi dimensioni (oltre 12 metri quadrati), raffigura un episodio della favola di Amore e Psiche, secondo modelli iconografici riconducibili al repertorio del pittore fiammingo Michiel Coxcie (1497-1592). Al centro della composizione - attribuita a due importanti arazzieri, Girard Laurent e Maurice Dubourg, al servizio della manifattura reale durante le monarchie di Enrico IV e Luigi XIII - Psiche è seduta davanti a una tavola imbandita, circondata da ancelle e giovani suonatori,. L'opera entrò a far parte delle collezioni del Museo Nazionale del Bargello nel 1888, grazie al legato testamentario del collezionista e mercante francese Louis Carrand (1827-1888), stabilitosi a Firenze negli ultimi anni della sua vita.
"Il restauro del Banchetto di Psiche rappresenta un passo importante nel percorso di riscoperta e valorizzazione di un patrimonio straordinario, spesso poco conosciuto, custodito nei nostri musei - sottolinea il direttore generale di Gamb Andreina Contessa -. Riportare l'attenzione su un'opera che da circa un secolo non è più visibile al pubblico significa non soltanto garantirne la conservazione, ma anche aprire nuove prospettive di studio e conoscenza. Un progetto che testimonia il valore della collaborazione tra istituzioni, grazie alla competenza dell'Opificio delle Pietre Dure e al prezioso sostegno della Fondazione Il Bargello".
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