Da Willie Peyote a Cosmo, 'la ribellione era inevitabile'
Vasco Rossi, 'la politica non è solo dei palazzi, è decidere chi ascoltare'
Non solo i rapper, anche tanti altri musicisti dicono la loro sul disagio di una generazione che ha trovato un violento sfogo nei disordini di piazza del weekend scorso a Milano. "Sono sicuro che qualcuno di voi pensi che la violenza vada sempre condannata, è comprensibile ma non sono d'accordo, viviamo in un sistema molto violento, che ci sta sfrattando dalle nostre case" ha detto ieri sera, dal palco del Fabrique, durante il suo concerto milanese, Willie Peyote.
"Non possiamo prenderci - ha proseguito il 41enne rapper e cantautore torinese - un affitto o un pieno di benzina, gli stipendi sono fermi da 30 anni. Qualcuno parla di riarmo, qualcuno parla di mandarvi al fronte, e quella roba è molto più violenta, soprattutto perché le persone che stanno delegittimando le proteste di questi giorni parlando solo della violenza sono le stesse che usano la violenza come cifra stilistica o come programma politico".
Anche Cosmo non le manda a dire, anzi le canta: "Gucci, Vuitton, Lamborghini, Cartier/belle vetrine le rompono tutte/Tutti sti sogni rubati si incendiano/bruciano le camionette/vendono tutti/tutti influencer/prendono fuoco anche i data center/e sta merda è soltanto l'inizio/sorridi preparati/ti spacca la faccia il futuro" è il testo del nuovo brano pubblicato sui social. Sembra scritto a commento degli scontri dello scorso weekend, e invece era già pronto da un po'. "Ho scritto questa canzone - spiega l'artista di Ivrea - qualche mese fa. Avrebbe dovuto uscire più in là, ma oggi ho pensato che fosse il caso di buttarla fuori. Esprime come la vedevo prima e come la vedo ora. Era facile prevedere che sarebbe successo tutto questo. E credo che sia solo l'inizio. In un sistema così malato è praticamente inevitabile".
Vasco la prende più alla lontana: "Una canzone non dà istruzioni per vivere e non sostituisce la politica. Però - le sue parole via social - può dare voce a un disagio prima ancora che quel disagio trovi le parole per diventare una richiesta collettiva". "La politica - scrive il Komandante - non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni e dei programmi. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini. La ribellione non è soltanto dire di no. È rifiutare le parole già confezionate, le identità imposte, le risposte facili. È cercare un modo personale per stare nella realtà e, quando serve, provare a cambiarla". Questo - la chiusa di Vasco - "non significa trasformare una canzone in un comizio. Non ho mai pensato di avere la verità in tasca, anche perché le mie tasche sono già piene di cose inutili".
Enrico Ruggeri, invece, torna sulle parole di Marracash, commentando: "Quei ragazzi vorrebbero il lusso che Marracash si può concedere facendo pagare i biglietti dei suoi concerti 120 euro a biglietto. Insomma è un corto circuito che mi fa sorridere".
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