'Il dilemma del riccio', la favola di Tellegen per adulti e bambini
ANSA - Cultura

'Il dilemma del riccio', la favola di Tellegen per adulti e bambini

Giovedì 22 ottobre 2026
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Lo scrittore olandese tradotto in tutto il mondo qui delinea un ritratto della timidezza

(di Laura Valentini) TOON TELLEGEN, 'IL DILEMMA DEL RICCIO' (ADELPHI, PP 162, 13 EURO) - 'Cari animali, con la presente vi invito tutti a casa mia'. Seduto davanti alla finestra della sua tana, guardando fuori, il riccio si rende conto che nessuno va mai a trovarlo (e se bussa alla sua porta lui spesso sta dormendo) e per questo scrive un invito così concepito. Lo invierà oppure no, sopraffatto dai dubbi sull'accoglienza e le conseguenze che un'adunanza di creature del bosco nella sua casetta provocherebbe? E' il dubbio da cui prende spunto la favola filosofica di Toon Tellegen (1941), uno dei più amati scrittori olandesi le cui storie popolate di animali sono amate da genitori e bambini di tutto il mondo, con traduzioni in una ventina di lingue che lo hanno fatto conoscere dal Giappone all'Arabia. Il racconto che arriva nelle librerie italiane dal 27 ottobre con la traduzione di Ilaria Pignatti, illustrato dalle tavole di Annemarie van Haeringen, è apparso per la prima volta nel 2014.
    Aprire la porta a qualcuno, come sa bene il riccio, significa esporsi all'imprevisto: alla promessa di un'amicizia tanto quanto al rischio di una catastrofe. Così, quando in un'uggiosa e solitaria giornata di fine autunno nasce in lui l'idea di invitare gli abitanti del bosco per una festa, basta il solo gesto di scrivere l'invito perché lo assalgano i dubbi. E se nessuno venisse per paura dei suoi aculei? E se invece venissero tutti e finissero poi per saccheggiare la dispensa e devastare la sua confortevole tana? E se non fosse capace di intrattenerli, se li deludesse o, peggio ancora, li facesse arrabbiare? Quante cose, dopo tutto, potrebbero andare storte: una torta malriuscita, del sale nel tè, ospiti che si fermano troppo a lungo o vanno via troppo presto, sedie che si chiudono non appena qualcuno prova a sedervisi. L'altra faccia della medaglia è essere esclusi, o sentirsi diversi: al riccio viene il dubbio che gli altri siano tutti più abili di lui a fare amicizia. "Forse in questo momento ci sono animali che si scambiano visite dappertutto, pensò poco dopo. Forse si stanno chiedendo: 'A proposito, tu per caso hai intenzione di andare a trovare il riccio uno di questi giorni?'. 'No, e tu?'. 'Nemmeno io. Non mi ha invitato'".
    E così mentre il riccio evoca ipotetici incontri con ogni specie del regno animale - dall'elefante che ha voglia di fare acrobazie in bilico su una sedia, alla giraffa, dalla balena alla medusa, dal tarlo al longicorno -, Tellegen delinea una spirale interminabile di angosce e ripensamenti. "E se all'improvviso arrivassero animali di cui non ho mai sentito parlare, pensò al buio sotto il letto. Il lombrico del deserto, il topo di mare, il granchio volante, il serpente notturno...". I dubbi aumentano invece di diminuire: con leggerezza e sempre sul filo dell'ironia Tellegen delinea un irresistibile ritratto della timidezza, nonché del timore, che tutti provano (sia bambini che adulti), di restare scottati dal contatto con l'altro.
   

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