Al Mao di Torino Song Dong. Soul Out, prima personale italiana dell'artista cinese
ANSA - Cultura

Al Mao di Torino Song Dong. Soul Out, prima personale italiana dell'artista cinese

Giovedì 22 ottobre 2026
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Percorso immersivo con installazioni, fotografie e video

Arriva al Mao Museo d'Arte Orientale di Torino "Song Dong. Soul Out", la prima mostra personale in Italia dedicata all'artista cinese nato a Pechino nel 1966. L'esposizione coinvolge gli spazi del museo, mettendo in dialogo le opere con le collezioni permanenti e l'architettura storica di Palazzo Mazzonis. Curata da Li Zhenhua e Davide Quadrio, con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci e la consulenza scientifica di Manuela Lietti, la mostra ripercorre oltre trent'anni di ricerca attraverso installazioni, fotografie e video di performance.
    Al centro del lavoro di Song Dong ci sono la memoria individuale, le relazioni familiari e i cambiamenti della società cinese contemporanea. La sua ricerca si ispira al pensiero taoista e Zen e dialoga con correnti artistiche internazionali come l'Arte Povera, il Minimalismo e l'Arte Concettuale. Attraverso oggetti quotidiani, gesti essenziali e processi di trasformazione, l'artista affronta temi universali come il tempo, l'impermanenza e la fragilità dell'esistenza.
    Ad accogliere i visitatori è "Believe", un'installazione luminosa caratterizzata da una cascata di luce rossa, che introduce alla dimensione sensoriale del percorso e invita a riflettere sul significato della fiducia. Tra le opere principali figura "Waste Not", presentata per la prima volta in Italia. L'installazione riunisce oltre 10.000 oggetti appartenuti alla madre dell'artista, tra vestiti, mobili, giocattoli, recipienti e utensili, trasformando una raccolta domestica in una riflessione sulla memoria familiare, sul consumo e sul valore delle cose.
    Il tema degli affetti ritorna anche in "Touching My Father" e "My Daughter is my Four Seasons", lavori dedicati rispettivamente al padre e alla figlia, che esplorano i legami familiari e il rapporto tra esperienze personali e storia collettiva. Spazio anche alla partecipazione con "Borrow Light", installazione composta da centinaia di lampade prestate dai cittadini in risposta all'invito del museo. Tra luci, specchi e riflessi, gli oggetti diventano parte dell'opera e custodiscono le storie di chi li ha messi a disposizione.
   

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