Jeffery Deaver, 'ancora ho paura di non soddisfare il lettore'
Critica Trump e le armi. 'Una novantenne mi disse: si è rammollito, vogliamo più violenza'
I suoi romanzi, una cinquantina, e i 126 racconti sono stati pubblicati circa in 150 Paesi, in 25 lingue, tanti sono stati trasposti in film, serial, eppure "ancora oggi ho paura di non riuscire a soddisfare il lettore".
A parlare non è un autore di romanzi di appendice o d'amore, ma uno dei maestri mondiali del crime e del thriller: quel Jeffery Deaver, 76 anni, di Chicago, segaligno, volto affilato con uno sguardo che somiglia in modo inquietante a qualcuno dei suoi terribili protagonisti.
Un'ansia da prestazione che ha una dolcezza adolescenziale e lo rende umano, ne scioglie l'immagine glaciale che si ricava di lui. "Ascolto poco i critici, ascolto i lettori, scrivo per loro, non per me. Non è il denaro la mia preoccupazione ma il non riuscire a confezionare un libro che sia lo standard da voi richiesto, che vi entusiasmi, vi appassioni". Ne consegue una fatica improba: "Ogni giorno mi sveglio con il timore di fallire, di non riuscire nel mio intento, per questo per otto ore al giorno mi scervello per darvi l'esperienza di lettura migliore possibile. Per otto mesi pianifico quel che devo scrivere, ascoltando i miei lettori - spiega candidamente -.
Negli ultimi anni si sono appassionati a Colter Shaw; per quattro anni la sua serie è stata la più vista negli Stati Uniti, qui in Italia è su Disney Channel, Amazon e Paramount, si chiama 'Tracker'. Mi avete detto che vi piace, continuo a darvi sue storie, quindi piacendo Cortel Shaw ho dovuto mettere da parte Kathryn", è la logica conseguenza. Però, "di recente un grosso produttore ha deciso che realizzerà una serie tv dai romanzi di Kathryn, tornata popolare, quindi l'anno prossimo per Rizzoli uscirà il nuovo episodio della sua serie e poi ancora altre storie".
In realtà Deaver non è così prono ai gusti del pubblico. "Una volta una signora novantenne che viveva in una casa di riposo, si avvicinò e mi disse 'ultimamente è un problematico leggere i suoi libri nella struttura: si è un po' rammollito, all'inizio faceva camminare i ratti su una donna: vogliamo più violenza'.
Questo non significa che scrivo più tagliuzzamenti e più accoltellamenti".
Amante dell'Italia - il Paese dove vende di più dopo gli Usa - ha ambientato un romanzo a Napoli e uno a Como, e del cibo italiano, è molto critico con il suo Paese. "Ci sono 360 milioni di abitanti negli Stati Uniti e 400mila armi da fuoco" e "chiunque abbia almeno 18 anni può avere un'arma". Così "la prima causa di morte infantile non è incidenti o vaccino ma arma da fuoco". Facile scivolare sul tema Trump: "È una persona narcisista, egotista, pensa solo a sé e ai suoi interessi, crudele. Avevo sentito parlare di lui come impresario edile di medio successo, poi candidatosi, alla prima tribuna politica non disse cose particolarmente articolate ma si prese gioco di una persona disabile. Era il 2016, da allora sono dichiaratamente contro di lui".
Infine, l'intelligenza artificiale. "Dico che si può usare per controllo ortografico, verifica della punteggiatura, ricerche, mai bisogna usarla per scrivere. Se lo fai, rubi quel che qualcun altro ha creato prima di te". Deaver "con migliaia di altri autori" ha intentato una causa contro "Anthropic che ha usato in maniera impropria senza averne diritto, i nostri titoli". Poi c'è la passione: "Se è la scrittura che vi intriga, scrivete, non c'è niente di meglio che sedersi davanti a un foglio bianco e scervellarsi per entusiasmare il lettore".
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