Applausi alla Scala al Faust di Rustioni e di Erath
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Applausi alla Scala al Faust di Rustioni e di Erath

Domenica 25 ottobre 2026
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Il dramma di Margherita ambientato in una pista circense

(di Francesco Brancati) E' stato accolto con calorosi applausi, il 'Faust' di Charles Gounod diretto da Daniele Rustioni e firmato da Johannes Erath, dal pubblico scaligero che aveva il biglietto della seconda serata di ieri, dopo che la prima di martedì è stata annullata per uno sciopero del dipendenti. I battimani sono stati intensi per Rustioni, milanese e specialista nel repertorio francese dell'Ottocento, ma anche per la regia visionaria di Erath, che porta l'eterno confronto tra Cielo e Inferno in una pista circense animata da clown su trampoli, pagliacci, domatori, saltimbanchi, che fanno da contorno al profondo dramma di Margherita, sedotta e abbandonata da Faust grazie agli inganni del diavolo.
    Questi tre personaggi sono i grandi protagonisti dell'opera di Gounod, insieme al coro. E i loro interpreti, il soprano Marina Rebeka, il tenore Vittorio Grigolo e il basso/baritono Alex Esposito, insieme alla compagine di voci scaligere guidate da Alberto Malazzi, hanno ricevuto applausi intensi, insieme alle altre voci: Ernesto Petti (Valentin), Marcela Rahal (Siebel), Xhieldo Hyseni (Wagner) e Hyeonsol Park (Marthe).
    In quest'opera, cinque atti, tre ore piene di musica (quattro ore di spettacolo compresi due intervalli), il dramma di Margherita è potente: lotta con coraggio fino alla fine, quando riconosce il demonio e lo allontana, salvando la sua anima.
    Anche Faust, dopo aver venduto l'anima al diavolo e averne accettato i doni (la gioventù, la vita, l'amore), certo si pente, dà anche un po' di filo da torcere a Mefistofele, e cede sempre facilmente. Ma la regia di Erath alleggerisce la tensione del dramma portandolo in un ambiente circense (le scene sono di Heike Scheele) con una pista semicircolare aperta verso la platea.
    "Il circo fa dimenticare il mondo normale: Mefistofele stesso somiglia al maestro di cerimonie che introduce un susseguirsi di nuove scene", spiega il regista nel programma di sala. In esse, il demonio assume tanti aspetti. E in questo Alex Esposito è il suo alleato ideale, diabolico ma a tratti perfino comico: è perfido, è incarnazione del male ma anche ironico, mellifluo, modulando la voce secondo la circostanza. Assume via via le sembianze di un becchino, di un domatore di circo, di un clown.
    Anche del Papa (i costumi sono di Gesine Voellm) quando nella scena del 'vitello d'oro' deve convincere Margherita a non pregare.
    Secondo il regista è "più toccante di Faust perché rappresenta tutti i nostri lati oscuri". Margherita, abbigliata con un tutù bianco, è invece "una funambola in bilico sul vuoto, che rimane in equilibrio fino alla fine grazie alla fede". Tutti i personaggi principali hanno un doppio, con figuranti, in palcoscenico. E Margherita e finti officianti (con tanto di incensazione) nel terzo atto entrano in scena anche dal fondo della sala, tra gli spettatori di quel 'circo', dove per Mefistofele l'unico, vero dio è il denaro e la ricchezza, simboleggiati nella scena del vitello d'oro.
   

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