'La durata dell'amore', il viaggio di Sabine Gruber nel dolore
In libreria dal 26 ottobre, un romanzo che esplora la forza dell'amore oltre il tempo
SABINE GRUBER, LA DURATA DELL'AMORE (TRAVENBOOKS, PP 288, EURO 19,00) Quando una donna perde all'improvviso il compagno con cui ha condiviso un quarto di secolo, anche il più semplice gesto quotidiano si trasforma in un interrogativo sul destino dei sentimenti e su ciò che sopravvive all'assenza. Parte da questa lacerante premessa 'La durata dell'amore' (Edizioni Alphabeta Verlag, traduzione di Donatella Trevisan), il nuovo romanzo di Sabine Gruber, tra le più autorevoli voci della letteratura di lingua tedesca, insignita tra l'altro dell'Österreichischer Kunstpreis für Literatur.
Già nota in Italia per opere pubblicate da Marsilio come 'Stillbach o della nostalgia' e 'Daldossi, ovvero La vita dell'istante', la pluripremiata autrice, poetessa, drammaturga e sceneggiatrice firma ora un'opera di rara eleganza narrativa che esplora il lutto, il tempo e la persistenza dei sentimenti attraverso la vicenda intima e universale di Renata. Al centro della trama vi è infatti Renata, una donna che si ritrova a fare i conti non soltanto con il vuoto improvviso lasciato dalla scomparsa del compagno Konrad, ma anche con la fragilità giuridica e sociale di un legame durato un quarto di secolo senza il vincolo del matrimonio. Nel momento in cui Konrad muore, ogni oggetto della casa, ogni angolo e ogni fotografia diventano il teatro doloroso di un'assenza che paradossalmente continua a esistere e ad abitare gli spazi, gli odori e le immagini. Ma la protagonista deve affrontare rapidamente anche il durissimo impatto con la famiglia d'origine del compagno, scontrandosi con questioni legate all'eredità, ad atteggiamenti meschini, ai rituali conformistici imposti dal lutto e alla difficoltà estrema di proteggere e difendere la memoria di una storia comune che, con sorpresa e inquietudine, rivela persino capitoli rimasti finora segreti. Alternando magistralmente il presente della perdita ai venticinque anni trascorsi insieme attraverso dialoghi, ricordi e riflessioni, Gruber costruisce un intreccio in cui entra fortemente in gioco anche la dimensione linguistica: Renata, che è bilingue e lavora come traduttrice, cerca infatti costantemente nelle parole italiane e tedesche nuove chiavi di lettura e strumenti differenti per dare un nome al dolore. Il romanzo si svela così ben presto come un testo capace di interrogarsi profondamente non solo sul lutto, ma anche sulla famiglia e sul significato autentico della parola amore, trasformando ancora una volta l'esperienza individuale in un racconto dal respiro universale capace di parlare a ogni lettore.
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