Abracadabra, a teatro la magia della realtà
Ad Hangar Teatri il sorprendente spettacolo della Babilonia Teatri
(di Francesco De Filippo) Si entra per assistere a uno spettacolo di magia con l'aspettativa di ridere e si esce divertiti e addolorati; sorpresi di cosa possa comportare l'intreccio tra realtà e fantasia, magia e verità, risata e pianto. Lo spettacolo, andato in scena ieri all'Hangar Teatri, si chiama "Abracadabra", della compagnia Babilonia Teatri, ed è una vera magia.
Francesco Scimemi ci aveva abituato al ruolo di mago comico e il pubblico sta al gioco e si attende che una volta in scena, entri nel personaggio che fa comparire luci e fuochi dalle mani, scompone una donna (la contorsionista e attrice Valeria Raimondi), fa magie con le carte da gioco che agli spettatori vengono consegnate all'ingresso, srotola dalla bocca una decina di metri di nastro di carta. Ma tra l'uomo e il personaggio stavolta non c'è distinzione: la realtà affonda come un coltello tra i presenti quando Enrico Castellani ed Emanuela Villagrossi leggono i (veri) referti medici che descrivono i passaggi da un sospetto tumore a un cancro conclamato. Sono gli atti ospedalieri della patologia che porterà (nella realtà) alla morte la compagna di Scimemi. Di lei conosceremo solo l'iniziale del nome, F, e che indossava un vestito lungo rosso, forse quello che lui fa comparire da una padella; lo stesso che fa indossare feticisticamente a Valeria Raimondi. Durante la lettura dei referti Scimone ascolta seduto: strappa pezzi di carta che magicamente gli ricompaiono integri tra le mani, e intanto piange. Il suo non è il pianto dell'attore, del mago, dell'istrione, sono le lacrime vere della vedovanza. Le sue dita si contorcono intorno al microfono quando, solo in scena, illuminato da un cono di luce, enumera le coordinate astronomiche di una stella che lui le ha dedicato e che ora quindi porta il suo nome. E' un fatto vero, come è vero il racconto dello strazio della perdita, quando ripercorre un dolore che svetta verso l'idolatria.
Abracadabra è un continuo intrecciarsi di eventi e sentimenti: quando tutti e quattro si dimenano disperandosi innaffiando pubblico e scena di clownesche lacrime finte, si ride per l'eccesso, ma ci si raggela sapendo che è l'iperbole di un pianto vero.
Dunque, il tratto principale di questo spettacolo è l'autenticità: tutto è maledettamente vero e tutto è contemporaneamente spettacolo, farsa. Impossibile distinguere quando termina l'uno e comincia l'altro: la genialità è nella contaminazione.
Così, lascia stupiti e insieme appagati (perché prevedibile finale) l'apertura della busta sigillata appesa all'inizio in alto ben in vista: nelle poche righe ci sono numeri e nomi che persone del pubblico scelte a casaccio hanno pronunciato durante lo spettacolo. Ma si sa, Scimemi è un mago.
Prossime repliche al Teatro India di Roma dal 18 al 22 marzo.
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