L'universo visivo sospeso di Jack Vettriano in mostra a Trieste
Dal 29 ottobre una retrospettiva con 80 opere indaga l'artista scozzese
Un viaggio nell'universo visivo di Jack Vettriano, attraverso 80 opere tra dipinti, lavori su carta, fotografie e materiali audiovisivi. Una retrospettiva in cui a fare da protagonisti sono la sospensione del tempo, la figura della femme fatale e la creazione di contesti romantici, quasi al limite dell'onirico. È "Jack Vettriano", la mostra presentata al Salone degli Incanti di Trieste e visitabile dal 29 ottobre al 2 maggio 2027.
Dopo le tappe di Bologna, Milano e Roma, l'esposizione arriva a Trieste, promossa dal Comune di Trieste e organizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci di Pallavicini srl con la curatela di Francesca Bogliolo e la presentazione di Pietro Franca.
Il percorso, ideato dallo stesso Vettriano (1951-2025), è diviso in otto sezioni e mira a far conoscere l'evoluzione della sua ricerca e l'essenza dei suoi soggetti più celebri. Il tutto con "immagini chiare e accessibili", ha spiegato Franca. In mostra, su carta museale, anche Il maggiordomo che canta, che nel 2004 è stato battuto su Sotheby's per quasi 750mila sterline. La scena raffigura una coppia danzante, che si muove in modo leggiadro sulla battigia in una giornata uggiosa e ventosa, protetta dagli ombrelli aperti da una cameriera e da un maggiordomo, che nell'immaginazione di Vettriano intona Fly me to the moon di Frank Sinatra.
Esposti anche otto dipinti a olio, una rarità per la produzione dell'artista scozzese. Tra le opere di Vettriano, spiega Bogliolo in un messaggio, "luce e oscurità si alternano, la presenza convive con l'assenza, la forma dialoga con il contenuto. Rimandi all'estetica del cinema noir, ai coloristi scozzesi, alla pittura di Edward Hopper, Norman Rockwell, Gil Elvgren, si uniscono in uno stile peculiare capace di tratteggiare atmosfere evocative, in equilibrio tra bellezza e mistero: protagonisti sono gli attimi sospesi fatti di incontri già avvenuti e di languide speranze, di cui non conosceremo la sorte".
La mostra si completa con una sezione che documenta il ciclo di fotografie realizzato nello studio dell'artista da Francesco Guidicini e un filmato in cui Vettriano racconta in prima persona la propria formazione e l'evoluzione del suo linguaggio pittorico.
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