Dal fuorionda sul ciuffo di Mattarella al romanzo thriller-esistenziale, Giovanni Grasso: «La cultura è il vero antidoto alle dittature»
Corriere della Sera

Dal fuorionda sul ciuffo di Mattarella al romanzo thriller-esistenziale, Giovanni Grasso: «La cultura è il vero antidoto alle dittature»

Martedì 19 maggio 2026
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Il consigliere del Quirinale al Salone del libro di Torino ha presentato «Finché durerà la terra»: «Quel fuorionda è il mio stigna, come direbbe Noè, il protagonista del mio libro»

Dal fuorionda sul ciuffo di Mattarella al romanzo thriller-esistenziale, Giovanni Grasso: «La cultura è il vero antidoto alle dittature»

19 maggio 2026

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Il consigliere del Quirinale al Salone del libro di Torino ha presentato «Finché durerà la terra»: «Quel fuorionda è il mio stigna, come direbbe Noè, il protagonista del mio libro»

Nino Luca, inviato a Torino / CorriereTv

«Un libro sul Quirinale? Non è in programma e non credo lo sarà mai».
Giovanni Grasso, consigliere politico per la stampa e la comunicazione del presidente Sergio Mattarella, non lascia margini mentre si presenta al Salone del Libro di Torino nelle vesti di romanziere: il suo nuovo volume si intitola «Finché durerà la terra».

Giornalista, scrittore, autore teatrale, però conosciuto al grande pubblico per aver chiesto a Mattarella di aggiustarsi il ciuffo durante il Covid. «Sì, quel video è ormai diventato, come dice il personaggio del mio libro che si chiama Noè, uno stigma, una condanna. L'occasioni mi ha fatto uscire dall'ombra in cui un consigliere del Presidente deve stare: un passo indietro nell'ombra. Ho avuto un momento di popolarità, ovviamente effimero. Erano giorni drammatici per il Paese ma quello fu un momento in qualche modo catartico».

Al Salone del Libro con il suo volume «Finché durerà la terra». «Questo è il quinto volume: i primi due, Il caso Kaufmann e Icaro, il volo su Roma sono romanzi storici. Il terzo, Il segreto del tenente Giardina, è una via di mezzo. Gli ultimi due, L'amore non lo vede nessuno e Finché durerà la terra, sono invece romanzi denominati "thriller esistenziali": hanno la forma esterna del giallo, del mistero, ma in realtà sono dei romanzi esistenziali che indagano le parti più oscure dell'animo umano».

Parliamo di questo protagonista che si chiama Noè. C'è qualcosa di autobiografico?
«In tutti i libri c'è sempre qualcosa di autobiografico, la scrittura è fatta attraverso l'immaginazione, filtrata però dall'esperienza. Ma non è un libro autobiografico. Si tratta di una storia di un personaggio che è lontano dalla mia vita, però su di lui confluiscono dei tic che possono essere anche miei, delle esperienze da me vissute, dei personaggi che ho incontrato nella mia ormai lunga vita».

Come fa a scegliere un periodo storico rispetto ad un altro?
«In questi ultimi due romanzi ho scelto la contemporaneità. In Finché durerà la terra siamo nel 2024, siamo negli ultimi mesi di vita di Papa Francesco, è una storia estremamente contemporanea: ci sono i WhatsApp, ci sono i problemi col telefonino, quindi è un libro scritto ieri per l'oggi, assolutamente».

Qual è il messaggio di speranza o di monito, visto il suo lavoro, che si vuole consegnare al lettore in un momento storico così turbolento?
«Dico sempre che se uno ha un messaggio dovrebbe scrivere un saggio, non un romanzo. I saggi danno risposte, i romanzi danno delle domande. Ho voluto affrontare in maniera leggera, ironica, questo mondo delle apparizioni soprannaturali: le madonne che appaiono agli antichi contadini, le statue che lacrimano, quelle dei santi che trasudano sangue... però volevo farlo non dal punto di vista di un agnostico, di uno scienziato, di un Piero Angela che va lì per scoprire il trucco dietro la statua che magari ha un cannello, ma volevo farlo dal punto di vista di una persona che crede. Quindi crede in Dio, in Gesù, nella Madonna e nei miracoli. Si tratta di un ex seminarista che voleva fare il prete. Ed è più interessante la dinamica, perché lui va a vedere questi improbabili santoni, non con il suo portale, il suo bagaglio di uomo di fede. Quindi si confronta in questa terra di nessuno, grigia, dove c'è cristianesimo ma c'è anche manipolazione, dove c'è amore per il prossimo ma c'è anche voglia di potere, dove c'è verità ma c'è anche inganno».

Lei parla del tema della memoria, centrale anche in questo romanzo, e quindi ritiene che stiamo perdendo la capacità di ricordare bene, quindi di non commettere gli stessi errori del passato.
«I primi due libri che ho fatto, Il caso Kaufmann, è una storia di un processo ingiusto, nella Germania nazista, contro un maturo ebreo accusato ingiustamente di avere una relazione con una ragazza di vent'anni. Il secondo libro, Icaro, il volo su Roma, è la storia quasi misconosciuta di questo grande poeta, Lauro De Bosis, che muore dopo aver bombardato Roma con 400.000 volantini contro il fascismo. In questo ultimo, più che sul filo della memoria, ci muoviamo sul filo del dubbio, cioè anche chi ha fede è esposto ai dubbi».

Ritiene che il romanzo abbia il potere di educare i lettori ai valori come la democrazia, la libertà?
«Tutta l'arte ha un valore liberatorio. Bisogna però stare attenti a non confondere la pedagogia con l'arte. La pedagogia ti incanala, ti insegna, ti dice quello che è giusto e quello che non è giusto. L'arte ti dice quello che è bello, non quello che è giusto. Ma attraverso l'arte, attraverso la letteratura, attraverso la musica, si opera un processo per cui si diventa più liberi, sicuramente si diventa più colti. E la cultura è il vero antidoto a chi la libertà te la vuole sopprimere, alle dittature. Non è un caso che tutte le dittature, tutti i regimi perseguitano gli artisti».

Come riesce a trovare il tempo per scrivere?
«C'è una passione e il tempo lo si trova. Normalmente mi concentro durante i periodi di vacanza. Dopo il discorso di fine anno, ad agosto... Ho un metodo che è stato un po' la mia salvezza, cioè quello di scrivere molto velocemente, quando ho i periodi liberi, di arrivare alla fine del capitolo, alla fine del libro, senza mai tornare indietro, senza mai scarsamente riguardare. E dopo lavorare nei tempi morti, un viaggio in aereo, un viaggio in treno, un'attesa, e lavorare di cesello per rivedere lo stile».

Immagino che il Presidente sia tra i suoi lettori.
«Non lo so in realtà, perché io i libri glieli regalo. Ne ho scritti cinque da quando sono con lui. Su un paio, dopo qualche mese mi ha fatto degli apprezzamenti. Però io credo che quando uno regala un libro, specialmente se è il tuo, poi non devi molestare la persona, chiedere "ti è piaciuto?", "l'hai letto?". No, il libro si regala e si aspetta, ma con l'idea che potrebbe non arrivare nulla. Perché è giusto che il libro possa essere aperto, letto e scartato dopo il primo capitolo. E se vuoi fare un regalo a questa persona non la devi stressare: è come se uno regala una bottiglia di vino e poi continua a dire: "L'hai bevuta? Ti è piaciuta?". Non si fa».

La sua vita lavorativa è molto impegnativa e di grande responsabilità. Accetterebbe di nuovo questo incarico?
«Certo, col presidente Mattarella, assolutamente sì. Se lei invece mi chiede se lo accetterei in futuro, la risposta è no. Dopo quattordici anni è anche ora di smettere».

Un terzo mandato anche per lei...
​«Sarebbe assurdo. Non ci sarà per il presidente, ma neanche per me. Anche con un altro presidente».

E cosa farà da grande?
«Sono già grande. Andrò in pensione appena finisce il settennato. Spero di avere tempo per scrivere, dedicarmi totalmente ai romanzi e anche alla scrittura teatrale, che è la cosa che mi affascina particolarmente».

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