Con Fortunato Depero il Trentino diventò una terra da scoprire
Corriere della Sera

Con Fortunato Depero il Trentino diventò una terra da scoprire

Mercoledì 23 settembre 2026
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Il Mart (che quest’anno apre le porte al Trentodoc Festival) è il museo custode dell’eredità culturale dell’artista. Forti: «La sua è una lingua moderna»

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Con Fortunato Depero il Trentino diventò una terra da scoprire

di Beba Marsano

Il Mart (che quest’anno apre le porte al Trentodoc Festival) è il museo custode dell’eredità culturale dell’artista. Forti: «La sua è una lingua moderna»

Fortunato Depero con la moglie Rosetta

«L’arte dell’avvenire sarà potentemente pubblicitaria». Non lo ha detto Andy Warhol, ma uno spericolato sperimentatore come il trentino Fortunato Depero (1892-1960), l’interprete più eclettico — insieme all’amico Giacomo Balla — dell’estetica futurista. E il Mart, che cura la Casa d’Arte Futurista Depero a Rovereto, presto darà alle stampe una vasta produzione dei suoi scritti sul Trentino. Depero è stato pittore e scultore, uomo di teatro e designer, paroliere a modo suo. Nei «Balli Plastici» sostituì gli attori con marionette meccaniche e le scene con strutture mobili tridimensionali; negli spazi dell’abitare inserì quegli arazzi di stoffa (grandi mosaici dalle tarsie in panno di lana cucite a mano) che fecero scalpore all’Expo di Parigi del 1925; compose canzoni rumoriste e creò l’onomalingua, «verbalizzazione astratta» dei fonemi in chiave onomatopeica. Fu poi instancabile cartellonista e grafico pubblicitario, cavalcando l’intuizione che il futuro dell’arte risiedesse nell’industria e nella comunicazione di massa. Lavorò (con grande soddisfazione economica) per Liquore Strega, San Pellegrino, Campari, per cui si inventò un capolavoro di industrial design: la bottiglietta del Campari Soda a forma di cono rovesciato, icona senza tempo del cocktail time. La pubblicità fu una delle infinite espressioni della sua Casa d’arte, aperta nel 1919 a Rovereto. Un laboratorio di ricostruzione futurista del quotidiano attraverso la produzione di arredi, abiti (i famosi panciotti indossati dagli esponenti del movimento), giocattoli. «In lui convivono fascinazione per la lirica della modernità e per il mondo naturale, oggetto di una produzione rimasta finora all’ombra rispetto a quella futurista», dice Federico Zanoner, curatore di Casa Depero. Museo che nel cinquecentesco edificio del Monte dei pegni custodisce dal 1959 il patrimonio di 3mila lavori lasciati dall’artista in eredità all’amata Rovereto; per due anni ne seguì il progetto in ogni dettaglio, riservando alla città un’intera sala. Tornato da un entusiasmante e insieme logorante soggiorno di due anni a New York (una «Babele brulicante di cavallette», la definì), Depero si allontanò sempre più di rado da quel «paradiso imbottito di pace e di frescura» che era la sua terra. Trascorreva le estati nell’«eremo alpestre» di Serrada di Folgaria, dove spesso andava a piedi (6 ore e mezza di marcia) non avendo mai avuto un’auto. «Il fondo Depero comprende un’incredibile quantità di scritti sul territorio, base dei recenti Itinerari deperiani che in due pieghevoli invitano a scoprire Rovereto e dintorni attraverso i luoghi vissuti, raccontati e rappresentati dall’artista», spiega Zanoner. Instancabile camminatore (come si raffigura nell’autoritratto Diabolicus) esplorò il suo Trentino in ogni canto. Conoscenza cruciale per la genesi di opere (una per tutte Ritmi alpestri) e dei pannelli pubblicitari degli anni Cinquanta realizzati per una committenza soprattutto locale, inconfondibili per le forme angolose, le campiture piatte, i colori brillanti, il dinamismo e gli automi. «Depero è uno dei più grandi anticipatori dei linguaggi della modernità, che quasi paradossalmente deve ancora essere scoperto», dice Micol Forti, direttrice del Mart. «Ci sono manifesti che potrebbero essere stampati e riutilizzati perfettamente oggi; in una sorta di scudo quadripartito compendiò in sintesi esemplare le attrazioni del Trentino: montagna, uva cioè vino, sci e vela. Quattro immagini per un’intera regione».

23 settembre 2026 ( modifica il 23 settembre 2026 | 09:18)

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