Pietrangelo Buttafuoco presenta la rivista della Biennale: «Napoli? Una città-mondo: vera capitale culturale»
Il nuovo numero della rivista, «Alfabeti», edito dalla Biennale di Venezia e dedicato al tema della parola, rimarca che l'esposizione vuole essere il luogo «dove tutto il...
Il nuovo numero della rivista, «Alfabeti», edito dalla Biennale di Venezia e dedicato al tema della parola, rimarca che l'esposizione vuole essere il luogo «dove tutto il mondo si ritrova e si confronta attraverso tutte le espressioni artistiche, da sempre, oggi come allora».
Silenzio stampa
Prima della sua presentazione, ieri al Mercadante, il presidente della fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, non vuole intervenire sul ritorno del padiglione russo, diventato un caso internazionale con la commissione europea che, dopo l’infuriare della polemica in Italia, ha minacciato la sospensione o la cancellazione dei fondi comunitari, in caso di violazioni delle sanzioni imposte a Mosca per la guerra contro Kiev.
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Al lancio al Mercadante («Il tempio del teatro»), il discorso non prevede una scaletta, comincia dal trimestrale per soffermarsi sull’arte, e anche sulla letteratura e il cinema. Con Roberto Andò, direttore artistico del Teatro di Napoli - Teatro Nazionale, interlocutore speciale: «La sua versatilità sta nella sua capacità di essere presente in tutti questi registri», sottolinea l’intellettuale, lodandone il documentario su Ferdinando Scianna proiettato alla mostra del cinema, da poco andato in onda in tv. Non solo. Il Teatro di Napoli per la seconda volta, con la sua scuola di teatro diretta da Arturo Cirillo, arriverà alla Biennale, dando attenzione alle nuove generazioni e proponendo un percorso nell’opera di Enzo Moscato.
Talenti partenopei
«L’anno scorso abbiamo applaudito Davide Iodice, che ha fatto un meraviglioso “Pinocchio”, accompagnato da grande successo» dice Buttafuoco. E aggiunge: «È un grande artista, una figura fondamentale della scena internazionale che meriterebbe di avere un suo teatro qui in città». Nella Napoli che definisce «una vera capitale», paragonandola a «quel che è Istanbul, nell'altra parte dell'emisfero. Una città-mondo deve essere assolutamente partecipe dei suoi figli migliori». La creatività partenopea tornerà a Venezia anche con lo spettacolo di Emma Dante, Leone d’oro alla carriera per il teatro 2026, che ha riletto e messo in scena Lo cunto de li cunti: appuntamento dal 7 al 21 giugno con «I fantasmi di Basile».
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Invece, la sessantunesima esposizione internazionale d'arte, con inaugurazione il 9 maggio a Venezia, è stata colpita dalla scomparsa improvvisa della curatrice Koyo Kouoh, che il presidente Buttafuoco aveva incaricato: «Sarà come lei l'aveva disegnata scritta, voluta e immaginata» promette. «Noi abbiamo avuto un ruolo esecutivo nel suo progetto, consegnato fino a due giorni prima della morte».
Cannes senza tricolore
Biennale, naturalmente, significa anche Mostra di Venezia, ma il cinema sta attraversando un momento di crisi, tra le contestazioni condivise per l’assegnazione dei fondi ministeriali - con l’esclusione del documentario su Giulio Regeni, ma anche di quello di Andò su Scianna sopra nominato, ma anche dell’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci - e l’assenza di film italiani a Cannes. Ma Buttafuoco preferisce non esprimersi anche su questo argomento che molto sta dividendo: il governo dall’opposizione e all’interno della stessa compagine di centrodestra.
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Quanto alla rivista della Biennale, ristampata dal 2025 dopo 53 anni, l’intellettuale, insieme con la direttrice editoriale Debora Rossi e il direttore artistico del Mercadante, ne parla come «una parte fondante del lavoro quotidiano, legata al suo percorso storico». Sottolinea con orgoglio: «Per il secondo anno, il trimestrale si presenta con i crismi propri di una cattedra, ovvero la possibilità di esprimere una didascalia del contemporaneo, attraverso le discipline proprie della fondazione: arte, architettura, teatro, musica e cinema», cui si aggiunge la moda, e con il coinvolgimento di «curatori, artisti e autorità». Il senso è rappresentare «lo stato dei fatti e anche la capacità dei fatti di andare a catturare il futuro» conclude Buttafuoco.