Omicidio Fabio Ascione, dal telefono spento al silenzio coi parenti: i sei giorni in fuga del killer
Con il fiato sul collo. Francescopio Autiero sapeva di avere i giorni contati. L?aveva capito subito, quando, dopo aver esploso per errore quel maledetto colpo di pistola, ha visto Fabio...
Con il fiato sul collo. Francescopio Autiero sapeva di avere i giorni contati. L’aveva capito subito, quando, dopo aver esploso per errore quel maledetto colpo di pistola, ha visto Fabio Ascione accasciarsi davanti ai propri occhi. Da quel momento il ventitreenne originario di San Giorgio a Cremano è diventato un fantasma. Subito dopo il delitto, si è dileguato a bordo di una Jeep di colore chiaro, poi è sparito anche dai radar della propria famiglia e delle forze dell’ordine.
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Dalla lettura del decreto di fermo emerge infatti che Autiero, ben consapevole del terribile delitto di cui si era macchiato, aveva deciso di darsi alla macchia. Non è un caso che già domenica scorsa i carabinieri avessero bussato alla porta di casa, ma «l’indagato non era stato trovato presso la sua abitazione». La madre, già mercoledì scorso, aveva dichiarato «che il figlio era assente da casa da qualche giorno. Inoltre l’utenza dell’indagato risultava spenta a partire dalle 7,30 del 7 aprile».
Appena due ore dopo la morte violenta dell’innocente Fabio Ascione. Una breve latitanza, durante la quale Autiero potrebbe aver goduto della copertura di alcuni pezzi da novanta della criminalità organizzata di Ponticelli. Stando a quanto emerso dalle indagini, il giovane sarebbe infatti uno degli affiliati al clan De Micco e sarebbe vicino, in particolare, a uno dei referenti di punta della cosca. Le indagini, anche in tal senso, vanno dunque avanti. Carabinieri e Dda puntano ora a stanare la sua rete di protezione.