Domenico, il ricordo: «Un bimbo che scalda il cuore di chi lo ama»
«C?era una volta il bambino che aggiustava i cuori», la favola di don Mimmo Battaglia. «C?era una volta un bambino di nome Domenico» il racconto commosso che il...
«C’era una volta il bambino che aggiustava i cuori», la favola di don Mimmo Battaglia. «C’era una volta un bambino di nome Domenico» il racconto commosso che il cardinale di Napoli ha letto dall’altare, guardando negli occhi mamma Patrizia e papà Antonio seduti al primo banco di una chiesa che, seppur affollata, ha fatto dimenticare in fretta le migliaia di persone accorse quando, il 4 marzo, nella cattedrale di Nola si posò la piccola bara bianca del bimbo morto per un trapianto fallito, per un cuore diventato una pietra di ghiaccio. Parenti, amici, la comunità parrocchiale, tutti stretti intorno ad una famiglia ancora frastornata da un dolore che non passa. Il sindaco Andrea Ruggiero con sua moglie Grazia, il deputato Francesco Borrelli. Il colonnello Paolo Leoncini, comandante del gruppo Carabinieri di Castello di Cisterna, insieme con il capitano Edgard Pica comandante della compagnia di Nola: hanno assistito alla cerimonia con il riserbo che si deve ad una cerimonia dove, forse, è venuta fuori la vera essenza di una tragedia che, spenti i riflettori della cronaca, resta nel cuore di chi quel bimbetto di appena 2 anni lo ha tenuto tra le braccia come solo una famiglia può fare.
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L'OMELIA
La favola di don Mimmo Battaglia che ha celebrato la messa in ricordo di Domenico con il parroco don Lello Afiero, è stata struggente. Ma ha anche dato speranza a chi non può arrendersi all’idea che quell’angelo dagli occhi vispi non ci sia più. E l’arcivescovo che è rimasto al capezzale del bimbo ogni giorno del suo calvario al Monaldi lo ha detto a mamma Patrizia quando anche l’ultima delle poche telecamere presenti al funerale, è stata spenta: «Se Domenico non esiste più neanche Dio esiste. Ma Dio esiste». Impossibile trattenere le lacrime, per quella donna minuta che sta portando avanti con coraggio e dignità una insopportabile croce cominciata con la scoperta della malattia di suo figlio. «Sorrideva sempre», ha ricordato ancora il cardinale. «Sorrideva ai medici ed agli infermieri che lo visitavano», è scritto nella favola. Una favola che nel mondo reale è diventata un caso di malasanità, un processo che dentro e fuori le aule di giustizia non risparmia veleni e polemiche. L’ultima riguarda la memoria difensiva con istanza di archiviazione che l’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, ha indirizzato tra gli altri, al consiglio distrettuale di disciplina degli Avvocati di Napoli e anche al consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Cosenza, oltre che alla Procura di Napoli.
Si riferisce all’esposto dell'avvocato Alessandro Conforti del foro di Cosenza contro il legale dei genitori del piccolo Domenico in relazione alla puntata della trasmissione tv «Lo stato delle cose» andata in onda su Rai3 quando fu mostrata documentazione per sostenere le accuse al cardiochirurgo Oppido, pervenuta alla redazione, secondo la denuncia, proprio attraverso l’avvocato Petruzzi che ha definito “calunnioso” il documento del collega. Di questo si occuperanno altri e si parlerà ancora per molto tempo. Ieri a Nola però le uniche parole a riecheggiare nella chiesa dove sono stati celebrati i funerali di Domenico sono state quelle di una favola che ha indicato una luce: Domenico, il bimbo con il cuore dall’ingranaggio rotto, aveva la capacità di fare in modo che «un perdono nascesse, un abbraccio diventasse possibile, una parola buona tornasse sulle labbra». Ecco perché proprio a lui «Dio sorrise e disse: Ti andrebbe di venire con me e darmi una mano? Dal cielo si vedono tanti cuori ammalati che hanno smesso di amare. Ci sono cuori ammalati di egoismo, di durezza, di quella strana malattia che li rende soli». Silenzio, attenzione e qualche lacrima a rigare i volti di tutti. «Domenico - ha continuato a raccontare don Mimmo Battaglia - non esitò nemmeno un istante: sì, rispose. Devi solo promettermi che nel silenzio ed in modo invisibile potrò continuare a stare accanto a mamma e a papà, al mio fratellone ed alla mia sorellina». Il resto è stato un lunghissimo abbraccio tra il cardinale e mamma Patrizia. L’abbraccio che Domenico ha benedetto dal cielo con il suo inconfondibile sorriso.