Andrea Garofalo, mazzette per ottenere il certificato antimafia: «Così eviti le ?carocchie?»
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Andrea Garofalo, l’ispettore di polizia della Questura di Caserta - detenuto da due giorni nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere con le accuse di concussione e rivelazione di segreto d’ufficio - ha fatto scena muta davanti al gip del tribunale di Napoli Nord, Dario Berrino, preferendo non rispondere alle domande degli giudice. Ovvero il gip che lunedì ha firmato l’arresto in carcere anche per il commercialista Domenico D’Agostino, 63 anni, di Carinaro, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord guidata da Domenico Airoma e condotta dalla Squadra Mobile della Questura. Garofalo, nato 56 anni fa a Luton – a cinquanta chilometri da Londra - e residente a Casaluce, da poco meno di un anno aveva conseguito la laurea in Giurisprudenza presso la Vanvitelli ma si occupava da tempo degli accertamenti patrimoniali e delle informazioni antimafia della Divisione Anticrimine della Questura di Caserta, oltre a essere componente del Gruppo interforze antimafia (Gia) che, nella Prefettura di Caserta, si occupa di interdittive antimafia alle aziende.
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Due denunce, partite da un imprenditore del comparto del calcestruzzo e una seconda da un costruttore, ai quali erano stati chiesti soldi oltre che due colombe di un noto pasticciere di Casal di Principe da 80 euro ciascuno, lo hanno incastrato insieme al commercialista in una indagine eseguita dai colleghi della Squadra Mobile di Caserta diretta da Massimiliano Russo. «Mi arrestano se viene fuori una cosa del genere» avrebbe detto all'imprenditore in uno degli incontri dove veniva presentato come “Andrea della Prefettura” con il Rolex al polso. Una frase pronunciata con tono perentorio, quasi a imporre silenzio assoluto con i telefonini chiusi in bagno ogni volta si incontravano presso lo studio del commercialista. Quell’arresto evocato come rischio remoto si è poi concretamente materializzato.
L’ORDINANZA
È uno dei passaggi più significativi che emergono dall’ordinanza di 60 pagine. Una vicenda investigativa complessa e rapida scattata a marzo, nella quale gli investigatori hanno dovuto muoversi con estrema cautela proprio per la figura dell’indagato: un soggetto esperto, con alle spalle incarichi delicati tra Squadra Mobile, Dia e Divisione Anticrimine. Le indagini hanno documentato diversi incontri nella zona industriale di Carinaro, con servizi di osservazione e fotografie che ritrarrebbero gli indagati all’uscita dello studio professionale, nonché il monitoraggio dell’Audi Q5 Sportback in uso allo stesso Garofalo. Elementi che si affiancano alle dichiarazioni delle persone offese e alle attività tecniche, costruendo – secondo l’accusa – un quadro indiziario ritenuto grave.
Al centro dell’inchiesta resta il presunto sistema di pressioni sugli imprenditori, fondato su richieste economiche ben definite: 10 mila euro nel caso di un imprenditore e 15 mila euro nel caso del costruttore, tra fatture ritenute fittizie e denaro contante. Il tutto accompagnato da un linguaggio intimidatorio, in cui ricorreva spesso il riferimento alla “carocchia”, ossia l’interdittiva antimafia, prospettata come una minaccia concreta e devastante per l’attività imprenditoriale. «Ti fai male davvero», avrebbe detto alla vittima, prospettando scenari di rovina e lunghi periodi di inattività spingendo ad aderire alla certificazione 231, peraltro non necessaria per l’iscrizione nella white list della Prefettura. Uno degli imprenditori, che si è occupato dei lavori dell’ampliamento del carcere e in vista di un lavoro da milioni di euro per impianti biomasse, era riuscito ad allontanarsi da vicende giudiziarie familiari che in passato lo avevano legato a clan. Le aziende gli erano state dissequestrate e lui assolto, per poi essere stato oggetto di estorsioni da parte di esponenti dei Casalesi.
Caserta, si avvale della facoltà di non rispondere il poliziotto arrestato
Anche il commercialista, dopo una dichiarazione spontanea davanti al giudice, si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. L’indagine, per la cui urgenza al fine di tutelare la gestione delle iscrizioni antimafia, non è stato adottato l’interrogatorio preventivo della legge Nordio, ma sarà quasi certamente approfondita per verificare eventuali casi di “aggiustamenti” di pratiche dal momento che sono state trovate una quindicina di fatture simili emesse dal commercialista ad altri imprenditori. Intanto, il poliziotto è stato sospeso.