Pamela Genini, l'ex Francesco Dolci interrogato 9 ore: «La decapitazione? Una minaccia per farmi stare zitto. Sono il testimone chiave»
Nove ore in caserma, un racconto fitto di accuse e un filo rosso che porta dalle minacce personali al mistero della tomba profanata. Il caso di Pamela Genini, la giovane uccisa il 14 ottobre...
Nove ore in caserma, un racconto fitto di accuse e un filo rosso che porta dalle minacce personali al mistero della tomba profanata. Il caso di Pamela Genini, la giovane uccisa il 14 ottobre a Strozza, si arricchisce di nuovi elementi dopo l’audizione dell’ex fidanzato Francesco Dolci. L’uomo, ascoltato dai carabinieri come persona informata sui fatti, come riporta il Corriere della Sera, sostiene di essere da mesi nel mirino di intimidazioni: «Ho raccontato tutto quello che sto subendo. Sono episodi collegati anche alla decapitazione della salma». Un riferimento diretto all’episodio cruento avvenuto nel cimitero del paese, ancora senza responsabili.Dal giorno successivo all’omicidio di Pamela ha detto: «Io sono il testimone chiave del delitto». E ora ripete: «Sono la memoria vivente di Pamela»
APPROFONDIMENTIL'inchiesta
Intanto, per l’omicidio è stato chiesto il giudizio immediato per l’ex compagno della vittima, Gianluca Soncin.
Secondo quanto emerso dall’autopsia, la donna sarebbe stata colpita con 76 coltellate. Un delitto maturato nella relazione tra i due, ma Dolci propone una chiave di lettura più ampia: «Lei sarebbe stata coinvolta, suo malgrado, in un giro di riciclaggio di denaro con contatti anche nell’Est Europa». Una versione che, al momento, non trova riscontri ufficiali ma che l’ex fidanzato dice di poter sostenere con elementi concreti, tra messaggi e conversazioni viste in passato. «Chi c’era dietro ha paura che io parli», aggiunge, parlando apertamente di presunti complici ancora in circolazione. Al centro delle sue dichiarazioni anche la profanazione della tomba di Pamela Genini, con la decapitazione del corpo: «È un atto intimidatorio. Non è qualcosa che può fare una sola persona, servono mezzi e competenze». Dolci collega l’episodio alle pressioni che denuncia da mesi.La lapide
Proprio osservando alcune foto scattate nel tempo, sostiene di aver individuato dettagli sospetti sulla lapide: «Tra gennaio e febbraio qualcosa è cambiato, come la posizione di una vite». Un elemento che lo ha spinto a rivolgersi più volte alle forze dell’ordine. Negli ultimi mesi, racconta, avrebbe presentato numerose denunce, 28 per la precisione, per episodi che vanno dalle aggressioni agli atti vandalici: «Minacce, pedinamenti, intrusioni in casa. Vivo nascosto, ho dovuto cambiare abitazione». Dichiarazioni tutte al vaglio degli investigatori. Dolci respinge anche le voci che lo vedrebbero coinvolto nella profanazione del cadavere: «Sono insinuazioni di chi ho già denunciato». Durante l’audizione, durata complessivamente diverse ore, i carabinieri hanno raccolto il suo racconto insieme a quello dei familiari. «Ho spiegato la vita di Pamela, quello che ho scoperto e cosa mi sta accadendo», ha detto al termine.