Fabio Ascione, ucciso dall?arma trasportata dal cugino: il giallo della pistola consegnata al killer
«Gli volevo bene ed eravamo amici. Quello che è successo mi ha tolto il sonno». All?indomani del primo giro di vite dell?inchiesta che ha fatto luce...
«Gli volevo bene ed eravamo amici. Quello che è successo mi ha tolto il sonno». All’indomani del primo giro di vite dell’inchiesta che ha fatto luce sull’omicidio dell’innocenteFabio Ascione, il minorenne coinvolto nella tragica vicenda che ha insanguinato ancora una volta le strade di Ponticelli prova a fornire la propria versione dei fatti.
APPROFONDIMENTI I funerali di Fabio Ascione, le lacrime Fabio, stop omertà grazie a due amiciFabio Ascione, in cella il presunto killer: è un 23enne che abita a Ponticelli. «Colpo partito per errore mentre si vantava del conflitto a fuoco con quelli di Volla»
Sulla sua testa pende l’accusa di aver guidato lo scooter in sella al quale è salito anche Francescopio Autiero, il ventitreenne che ha prima ingaggiato un conflitto a fuoco con una “paranza” rivale. Poi, vantandosi delle proprie gesta con la comitiva, ha fatto partire per errore il colpo di pistola che ha trapassato il petto di Fabio.
Violenza cieca
Un baratro di violenza che, ieri mattina, ha spinto il diciassettenne ad ammettere le proprie responsabilità: «È vero, ho dato un passaggio a Pio, ma non avevo idea di quello che poi sarebbe successo». Una linea su cui non convergono però le ipotesi fin qui formulate da carabinieri e Direzione distrettuale antimafia. Sullo sfondo, alcuni importanti punti di domanda ancora senza risposta. Su tutti, il ruolo di uno dei cugini della vittima, inquadrato dalla telecamera esterna del “Lively Coffee” mentre consegna una pistola a quello che sarebbe diventato un killer. In quest’ottica, non è stato utile il “contributo” fornito da uno dei due fermati. Presentatosi ieri mattina per l’udienza di convalida davanti al gip del tribunale per i Minorenni, Clara Paglionico, il 17enne si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Difeso dai penalisti Antonio Rizzo e Giovanni Nappo, l’adolescente - che non risponde dell’omicidio - ha reso solo una dichiarazione spontanea: «Volevo bene a Fabio ed eravamo amici. Ho solo dato un passaggio a Pio, ma non avevo idea di quello che sarebbe successo». Dunque, nessun chiarimento sulla lite che nelle ore e nei giorni precedenti aveva visto protagoniste la gang di Ponticelli vicina al clan De Micco e quella dei vollesi orbitanti intorno al cartello Rea-Veneruso. Nessun riferimento neppure all'arma con cui è stato ucciso Fabio e sui possibili piani sanguinari del maggiorenne. Dopo quasi tre ore di camera di consiglio, il giudice, accogliendo la linea del pm Fabrizia Pavani, ha disposto per C.V. la custodia cautelare in carcere.
Oggi toccherà all’indiziato numero uno, Francescopio Autiero, difeso dall’avvocato Leopoldo Perone. Resta da capire se anche lui opterà per la via del silenzio o se deciderà di liberarsi di quel macigno che si porta dentro dalla notte di martedì santo. Intanto sul taccuino del pool investigativo coordinato dal sostituto procuratore Sergio Raimondi e dall’aggiunto della Sergio Amato, sono tracciati due binari. Il primo porta dritto al ruolo del cugino dell’innocente Ascione. È stato lui, pochi minuti prima, ad aprire il giubbotto e far sì che Autiero prelevasse la pistola che avrebbe impugnato prima nel conflitto a fuoco in viale Carlo Miranda, poi vicino ai campetti, dove ha ucciso - seppur per errore - l’amico Fabio. Il secondo binario conduce invece alla definitiva identificazione del commando partito da Volla. Sotto la lente degli inquirenti c’è già una rosa di quattro nomi, tra questi quello del figlio di uno storico affiliato al clan Rea-Veneruso. Ponticelli resta intanto col fiato sospeso. Un intero quartiere attende la svolta chiamata a disinnescare l’ultima faida tra giovanissimi con ambizioni da boss.