Fabio Ascione ucciso a Ponticelli, l'amico confessa: «Il colpo è partito per errore»
Il Mattino

Fabio Ascione ucciso a Ponticelli, l'amico confessa: «Il colpo è partito per errore»

Venerdì 17 aprile 2026
5 visualizzazioni

«Avevo la pistola tra le mani. Stavo raccontando quello che era successo, ma il colpo è partito per errore. Non volevo uccidere il mio amico». Francescopio Autiero, il...

«Avevo la pistola tra le mani. Stavo raccontando quello che era successo, ma il colpo è partito per errore. Non volevo uccidere il mio amico». Francescopio Autiero, il ventitreenne fermato con l’accusa di aver ucciso l’innocente Fabio Ascione, getta la spugna. Dopo quasi una settimana in fuga e la decisione di consegnarsi ai carabinieri la notte prima dei funerali, il giovane di Ponticelli ieri mattina si è presentato davanti al gip per l’udienza di convalida. Autiero si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha comunque reso una breve dichiarazione spontanea al giudice: «Non so come sia potuto succedere. Volevo bene a Fabio e adesso mi sento distrutto per quello che ho fatto».

APPROFONDIMENTI Fabio Ascione, ucciso dall’arma trasportata dal cugino: il giallo della pistola consegnata al killerFabio Ascione ucciso a Ponticelli, la mobilitazione contro clan e degrado: «Uniti per le periferie»Fabio Ascione innocente ucciso a Napoli, il minorenne in lacrime: «Gli volevo bene, era come un fratello»

Ascoltate le sue parole, dopo una lunga camera di consiglio il giudice ha poi convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. I difensori di Autiero, gli avvocati Leopoldo Perone e Simone Grossi, fanno intanto sapere che nei prossimi giorni impugneranno la decisione e presenteranno ricorso al tribunale del Riesame. Giovedì era stato invece il turno dell’altro giovanissimo coinvolto in quella maledetta notte di sangue consumatasi intorno alle cinque di martedì santo in viale Carlo Miranda, quartiere Ponticelli.

L’udienza che aveva visto alla sbarra il diciassettenne K.V. si era anche in quel caso conclusa tra le lacrime e con una breve ammissione delle responsabilità. Il minorenne, a differenza di Autiero, non risponde però di omicidio volontario, bensì dell’accusa di detenzione e porto di armi. Avrebbe infatti guidato lo scooter in sella al quale, pochi minuti prima della morte di Ascione, era salito Autiero, il quale aveva poi ingaggiato un conflitto a fuoco nei pressi del “Lively Coffee” con una banda rivale partita da Volla e considerata dagli inquirenti vicina al clan Rea-Veneruso. I due giovani di Ponticelli sarebbero invece vicini, oltre che imparentati, con alcuni esponenti, più o meno apicali, del clan De Micco, il gruppo dei famigerati “Bodo”.

Condividi questo articolo