Meloni a Parigi valuta l'invio di cacciamine e fregata italiana per Hormuz. Il nodo Trump e la doppia strategia della premier
Il Mattino

Meloni a Parigi valuta l'invio di cacciamine e fregata italiana per Hormuz. Il nodo Trump e la doppia strategia della premier

Venerdì 17 aprile 2026
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L'ennesimo attacco, il terzo, arriva nella notte italiana. "L'Italia non c'è stata quando ne avevamo bisogno. Noi non ci saremo per loro!". Donald Trump riposta su...

L'ennesimo attacco, il terzo, arriva nella notte italiana. "L'Italia non c'è stata quando ne avevamo bisogno. Noi non ci saremo per loro!". Donald Trump riposta su Truth un articolo sullo stop italiano a Sigonella per i caccia americani. Torna a sfogarsi contro Giorgia Meloni, già "wonderful Giorgia", ora "una delusione". Lei per tutta risposta vola a Parigi. Ritorno all'Eliseo.

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I Volenterosi

Emmanuel Macron attende la premier italiana e la sua Maserati con il picchetto d'onore nel cortile. Vertice a quattro dei "big" europei. Arrivano Friedrich Merz, Keir Starmer. Poi, al piano meno due, in videocall, la riunione con i "Volenterosi" sulla crisi iraniana. Anzi, sullo stretto di Hormuz e le strategie in campo per sbloccare lo snodo cruciale dei traffici energetici globali. Meloni ci mette la faccia e la presenza e dà un segnale. Doppio. Ieri sera ha esultato per la tregua fra Israele e Libano, fragile, ma un passaggio chiave per arrivare alla tregua mediorientale. Ha ricordato che "questo importante risultato" è stato raggiunto "grazie alla mediazione degli Stati Uniti". E ha ricordato, come alla vigilia quando ha ricevuto a Palazzo Chigi Volodymyr Zelensky, che l'Italia è "pronta a fare la sua parte". Non strappa con Trump, che intanto alza i decibel contro la sua (ex?) alleata. Ma intanto si presenta al vertice dei Volenterosi e serra i ranghi con gli alleati europei. Un vertice che Trump ha bollato come "inutile".

La strategia di Meloni

È il doppio binario della premier per uscire dalla strettoia politica in cui si trova. Da un lato il pressing delle opposizioni e la crisi energetica che erode il consenso in casa, dall'altro le tensioni montanti con Trump da gestire e contenere. All'Eliseo, in una Parigi scaldata da un sole primaverile, i Volenterosi si arrovellano sulla creazione di una "coalizione per Hormuz". In concreto: per sbloccare lo Stretto, una volta sedimentata la tregua iraniana, servono navi dragamine per liberare i fondali dalle bombe piazzate dai pasdaran. Radar, intelligence per localizzarle. E nell'immediato futuro fregate militari disposte a scortare i mercantili e le petroliere. L'Italia, Meloni dixit, è pronta a fare "la sua parte". Ovvero a inviare cacciamine nei mari che bagnano la Repubblica islamica ed eventualmente, ma solo a patto che ci siano le condizioni di sicurezza, a mobilitare una fregata. C'è un nodo politico però a monte e scioglierlo non sarà una passeggiata. Gli Stati Uniti devono salire a bordo della missione europea? Emmanuel Macron è convinto di no, Merz invece ha messo in chiaro che senza gli americani e le loro forze armate la missione, a trazione anglofrancese, non va da nessuna parte. Ed è questo un altro bivio che si staglia di fronte a Meloni nelle ore parigine che la aspettano.

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