Morto Oscar Schmidt, eroe di Caserta: la carriera del re delle triple
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O’ rey de triples, “il re delle triple”, o Mao santa, “Mano santa”. Il mondo del basket piange la scomparsa di uno dei suoi più grandi campioni di sempre, il brasiliano Daniel Osacar Bezzerra Schmidt, per tutti semplicemente Oscar. Tiratore mostruoso, uno dei più grandi della storia, Nba compresa, ala di 2,04, l’eroe di Caserta, idolo del popolo bianconero, si è spento a 68 anni dopo aver accusato un malore a Santana de Parnaíba. Nato a Natal, è stato protagonista di una carriera lunghissima, circa 30 anni, durata dal 1974 al 2003 con la partecipazione a 5 olimpiadi (da Mosca ’80 a Atlanta ’96). È stato anche a lungo il giocatore col maggior numero di punti segnati in carriera (49.737), prima di venire superato da LeBron James. Da Mosca 1980 ad Atlanta 1996. In Italia con la maglia di Caserta tra il 1982 e il 1990 segnò valanghe di punti (vincendo una Coppa Italia), stravincendo le classifiche cannonieri. Poi terminò l’esperienza italiana a Pavia tra il 1990 e il 1993. Per un periodo detenne anche il record di punti totali segnati nel nostro campionato, prima di essere superato da Antonello Riva. Resta l’unico brasiliano inserito nella Hall of Fame dell’NBA.
LA STORIA
Non sono stati resi noti i motivi della sua scomparsa, anche se l’ex giocatore aveva sofferto per molto tempo di un tumore al cervello. In un comunicato, la famiglia di Oscar ha espresso il proprio cordoglio e ricordato la sua carriera. La veglia funebre e la sepoltura saranno riservate ai familiari e agli amici più stretti. «È con profondo rimpianto che annunciamo la scomparsa di Oscar Schmidt, uno dei più grandi nomi nella storia del basket mondiale e una figura di immenso valore umano e sportivo - si legge nel comunicato -. Per oltre 15 anni Oscar ha affrontato la sua battaglia contro un tumore al cervello con coraggio, dignità e resilienza. In un comunicato, la famiglia di Oscar ha espresso il proprio cordoglio e ricordato la sua carriera. La veglia funebre e la sepoltura saranno riservate ai familiari e agli amici più stretti. Il suo coach del tempo, Franco Marcelletti, che poi vinse con la Juve Caserta lo scudetto nel 1991, proprio l’anno dopo la separazione del club da Oscar, lo ricorda con commozione: «È una perdita enorme, un campione che ci ha dato tanto a Caserta, all’Italia, al basket mondiale in generale. E anche un uomo generoso e buono, legatissimo a Caserta e all’Italia. Così giovane, fa veramente male. Quando fu girata due/tre anni fa la serie Rai “Scugnizzi per sempre” sull’epopea casertana lui stava bene, era lucido. Non so se aveva poi avuto altri problemi con quel tumore. Era un uomo di basket, faceva l’ambasciatore per questo sport, girava il mondo. Che grande dolore».
Oscar Schmidt e l'arrivo alla Juvecaserta nel 1982: rileggi la notizia dall'archivio
Nando Gentile, lo “scugnizzo per sempre” con Enzino Esposito di quella fenomenale Juve Caserta che vinse poi lo scudetto, è affranto e fa fatica a parlare di lui: «Quel maledetto tumore non lo ha mai mollato, per tanti anni. Ogni volta tornava. Stavolta evidentemente non è riuscito a batterlo – dice Nandokan -. Quando venne a Caserta io andavo sempre al palasport con lui, perché abitava proprio vicino al negozio di mio padre. E quindi mi prendeva al volo. Avevo 15 anni. Poi siamo stati assieme in squadra e in stanza per tanto tempo. Giocatore fenomenale e grande persona. Mancherà a tutti noi tantissimo e a tutto il basket mondiale».
Il suo sogno, come quello di tanti ragazzi brasiliani, era quello di diventare un calciatore, ma era troppo alto e passò al basket. Nel 1982 su il re dei gm italiani, Giancarlo sarti, a portarlo qui su segnalazione di Tanjevic. In 11 stagioni tra Caserta e Pavia realizzò 13.957 punti: nessuno straniero ha fatto meglio, solo Antonello Riva lo sopravanza, ma con più partite. Media 34,6 punti per gara. Nel 1984 venne scelto dai New Jersey Nets ma decise che la Nba non faceva per lui. Nel 2022 aveva annunciato d’aver sconfitto il tumore al cervello contro il quale combatteva da 11 anni. Ma evidentemente non era così.