Napoli-Lazio, assalto ai biancocelesti: le probabili formazioni
Il Mattino

Napoli-Lazio, assalto ai biancocelesti: le probabili formazioni

Sabato 18 aprile 2026
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Conte sa che il momento è topico e l?occasione propizia, dunque a lui gli occhi: tre punti con la Lazio per blindare al secondo posto e al ritorno in Champions. Stasera ci sarà...

Conte sa che il momento è topico e l’occasione propizia, dunque a lui gli occhi: tre punti con la Lazio per blindare al secondo posto e al ritorno in Champions. Stasera ci sarà anche De Laurentiis che ritroverà il suo Napoli che affronta un pezzo travolgente del proprio passato (Sarri) guardando a un presente assai sorridente e al piccolo intrigo legato al futuro di Conte. L’obiettivo del ritorno in Champions è lì a due passi: per il presidente azzurro era il traguardo da centrare. Ed è contento. Il rientro dagli Stati Uniti non coinciderà con un incontro con Conte: non è previsto se non alla fine del campionato. D’altronde, il tecnico non ha nulla da comunicare adesso: perché la Nazionale non è una sua priorità. E è non è mai stato neppure in pensiero. Magari lo sarà per altri, come Allegri e Ranieri, ma certamente non è l’Italia che vuole Conte il prossimo anno.

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C’è solo il Napoli in testa all’allenatore leccese e la sfida alla Lazio di Sarri: l’uomo del quarto scudetto contro l’uomo che ha vinto solo lo scudetto della passione e della Grande bellezza. Per conquistare i tre punti, Conte si affida ai fantastici quattro e pare pronto a lasciare ancora in panchina Alisson: l’unica novità rispetto a Parma è l’inserimento nel terzetto difensivo di Beukema perché le amnesie di Juan Jesus iniziano a essere piuttosto frequenti. In ogni caso, McTominay verrà schierato ancora a ridosso di Hojlund con De Bruyne al suo fianco. La bella notizia è che tra gli arruolabili torna Rrahmani: ora, per uno come lui c’è la grande tentazione di gettarlo nella mischia fin da subito, dal primo minuto. Ma Conte non lo farà: lascerà come centrale difensivo Buongiorno, a sinistra conferma Olivera. E per il capitano del Kosovo lo spazio arriverà nel finale di gara. E gli altri infortunati? Non c’è fretta, a questo punto. Dunque, sia Di Lorenzo che Neres potrebbe rientrare a Como. Mentre per Vergara c’è ancora bisogno di tempo.

IL REBUS

Quando Conte dice che «deve parlare con il presidente», non deve suonare come una minaccia: ovviamente, lui sa bene che l’Italia che non tifa Napoli non vede l’ora che lui si tiri fuori dal campionato ed è per questo è convinto che gli siano stati tesi strani agguati in questi mesi difficili. Mancano sei partite, non serve voltarsi indietro o saltare in avanti. Conte è la quintessenza dell’italianismo: ha uno spiccato senso estetico, la convinzione che i risultati si raggiungono perfezionando la perizia tecnica e quella tattica e anche una certa etica dello spettacolo, però anche l’elasticità mentale di adattarsi, di sorprendere, di modulare formazione e strategia sulle necessità specifiche della partita, come per esempio nei secondi tempi con il Milan e il Parma. Manca un mese e dieci giorni di serie A, dunque non lavorerà più sui difetti da eliminare o sulle caratteristiche da sviluppare ma baderà esclusivamente al sodo. All’italiana, avendo in testa solamente il risultato.

IL FUTURO

Ormai è difficile non puntare gli occhi sul Conte-ter: Sarri, negli ultimi tredici anni, è l’unico tecnico che ha superato le Colonne d’Ercole dei due anni di convivenza con il patron. Tre stagione e tre qualificazioni in Champions. Poi la rottura e l’arrivo di Ancelotti. Conte può approdarci alla terza stagione, ha il contratto e l’unica cosa certa che non è questione di ingaggio. Ha guidato il vascello azzurro con passo prima sicuro, ipnotizzando lo spogliatoio, poi ha rischiato il naufragio dopo Bologna ma non ha mai avuto contro la squadra: è reduce da una striscia di cinque vittorie e un pareggio. Ora Antonio è secondo, non è ancora la resa ufficiale all’Inter ma poco ci manca. Deve contenere il rientro del Milan e tenere a bada la Juventus. Insomma se la squadra non gli si inabissa può andare in porto. Ma trattandosi di Napoli è meglio non fare previsioni ottimistiche, lui ha imparato a capirlo.

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