Rapina banca Napoli, i ?pizzini? inviati dalla saletta: «Siamo soli, aiutateci a uscire»
Quattro ore e mezzo di terrore, 270 minuti vissuti sul filo del rasoio. In un assolato giovedì di metà aprile la zona collinare di Napoli si trasforma in un set da romanzo criminale,...
Quattro ore e mezzo di terrore, 270 minuti vissuti sul filo del rasoio. In un assolato giovedì di metà aprile la zona collinare di Napoli si trasforma in un set da romanzo criminale, con un clamoroso colpo ad una banca che si conclude con la beffarda fuga dei rapinatori e un bottino che potrebbe superare il milione e mezzo di euro.
Una diretta sulla paura, scandita da fasi concitate e conclusa solo dopo l’arrivo delle squadre speciali del Gruppo di intervento speciale dei carabinieri quando però è ormai già tardi e quando i componenti della famigerata “banda del buco” si sono dileguati lasciandosi inghiottire dal labirinto di cunicoli delle fogne.
IL BLITZ
Succede tutto all’improvviso, quando manca poco a mezzogiorno. Da una Giulietta Alfa Romeo nera (che viaggiava con una targa di cartone) scendono tre uomini che varcano l’ingresso principale dell’agenzia numero 10 della Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro. I tre indossano pesanti tute color blu notte, e nel mettere piede nell’istituto si calano sul volto calze di nylon e maschere che ricordano quelle della serie tv “La casa di carta”. Uno di loro impugna una pistola, che poi si scoprirà essere a salve, con la quale intima alle 25 persone presenti - una decina tra impiegati, direttore e gli altri clienti - di non muoversi e radunarsi sul soppalco. Non verrà sparato un solo colpo.
Cosa sono le cassette di sicurezza e cosa succede in caso di furto in banca
Le urla di qualcuno vengono soffocate dalla chiusura di tutti gli accessi blindati esterni. I banditi, racconteranno i testimoni, parlavano italiano con un marcato accento napoletano. È solo l’inizio di una lunga mattinata in cui il cuore di tanti batterà forte fino alla fine di questa brutta avventura. Quel che però nessuno di loro sa è che nel piano interrato - dove si snoda il lungo corridoio del caveau con le casseforti e le cassette di sicurezza - ci sono già altri complici, almeno cinque o sei: spuntati dal sottosuolo forando lo strato del basamento in cemento e poi i pavimenti di marmo.
L’ALLARME
All’arrivo dei tre in tuta blu qualcuno, tra i dipendenti, ha avuto la freddezza di schiacciare il pulsante rosso che segnala alle forze dell’ordine la rapina in corso. In pochissimi minuti arrivano le gazzelle dei carabinieri che blindano piazza Medaglie d’Oro e le strade di accesso ad essa. Sale la tensione. Militari della compagnia “Vomero” con il maggiore Sergio Vaira cingono un assedio, armati fino ai denti e protetti dai giubbotti antiproiettile e pesanti caschi neri. Mitragliette e pistole sono già con il colpo in canna. Ma i malviventi stanno già facendo razzia nel caveau. Sul posto - oltre ai rinforzi forniti dalla polizia e dai carabinieri della caserma Pastrengo - ecco arrivare il comandante provinciale, generale Biagio Storniolo, e il colonnello Giuseppe Musto, che comanda il Gruppo di Napoli. Di lì a poco arrivano anche il procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, con l’aggiunto Pierpaolo Filippelli (che coordina la sezione Criminalità comune).
La priorità resta una: salvare gli ostaggi. Intanto fuori, nella piazza, stride con la drammaticità del momento la curiosità morbosa di centinaia di persone che si accalcano, vogliono fotografare, girare video con i cellulari magari aspettando che si scateni una sparatoria. Si fa fatica a contenerli. Poi accade qualcosa: l’arrivo dei vigili del fuoco consente di sfondare una pesante vetrata blindata che consentirà ai prigionieri di guadagnare una via di fuga. Il Mattino è in grado di rivelare un particolare decisivo: i 25 ostaggi erano stati rinchiusi in una saletta il cui punto luce guarda su via Ugo Niutta, e di qui alcuni di loro - accorgendosi della presenza dei carabinieri - è riuscita a comunicare scrivendo dei “pizzini”: «Siamo da soli, aiutateci ad uscire»; un cliente coraggioso che non senza rischio aveva nascosto il proprio cellulare negli indumenti intimi è così riuscito a confermare che il gruppo non era sotto tiro di armi, ed anzi i banditi erano andati via chiudendoli a chiave. Ottenuto il via libera, i pompieri hanno sfondato la vetrata consentendo a tutti di guadagnare la libertà. All’uscita, ovviamente, volti tiratissimi e qualche mancamento: ma per nessuno è stato necessario il ricovero in ospedale.
LE FORZE SPECIALI
Alle 14 tutti gli ostaggi sono fuori, dunque. Ma per i carabinieri resta l’incognita legata ad un’irruzione che potrebbe sfociare in un furioso conflitto a fuoco con i banditi. E così si opta per la soluzione estrema: i Gis. La squadra di élite dell’Arma è già a bordo di un elicottero che da Livorno punta su Napoli.
Intanto, dall’interno della banca non arriva alcun segnale. Nessun rumore, nessun tentativo da parte dei banditi di avviare una trattativa di resa. In questo lasso di tempo, che si concluderà solo alle 16,30 con l’assalto armato del gruppo in assetto da guerra e l’ingresso nella filiale, i rapinatori hanno svaligiato un centinaio e forse anche più di cassette di sicurezza (ma in una nota Crédit Agricole parla di sole 40 cassette effettivamente violate).