Industria manifatturiera: il Sud cresce più del Nord
Il Mezzogiorno cambia passo anche sul fronte dell?industria manifatturiera, cuore del sistema produttivo italiano. E, per comprendere il dinamismo del settore, basta guardare al dato...
Il Mezzogiorno cambia passo anche sul fronte dell’industria manifatturiera, cuore del sistema produttivo italiano. E, per comprendere il dinamismo del settore, basta guardare al dato dell’ultimo report Istat di quest’anno, che registra una vera e propria rimonta del made in Sud.
Tra il 2014 e il 2023, secondo l’elaborazione dei dati dell’Istituto di Statistica rielaborati da TEHA Group, le aziende meridionali sono cresciute a un ritmo 1,7 volte superiore rispetto a quelle del Centro-Nord. Un’indicazione che va oltre la congiuntura e segnala un rafforzamento strutturale del sistema produttivo meridionale.
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I numeri
A guidare la classifica sono Molise, con un balzo del 259,9%, Basilicata, +125,8%, Calabria, +104,1%, e Puglia, +67%. Subito dopo troviamo la Campania, con un valore vicino al 60%, quasi il doppio rispetto alla Lombardia che, nello stesso periodo, non ha superato il 32%. Fanalino di coda, il Piemonte, con un aumento del fatturato medio del 26%. Fra le regioni del Sud, in fondo alla classifica c’è solo la Sicilia, dove l’incremento si è fermato al 30%. Ma il fenomeno, decisamente inedito per le aree più deboli del Paese, ha interessato l’intera area e si accompagna a un aumento generalizzato dell’occupazione manifatturiera, a conferma di un progressivo aumento della dimensione media delle imprese.
La ripresa post-Covid ha rafforzato questa tendenza. Tra il 2021 e il 2023, il periodo preso in considerazione da TEHA Group e presentato nella due giorni di Verso Sud organizzata a Sorrento dallo Studio Ambrosetti, il valore aggiunto manifatturiero del Sud è aumentato dell’8,3%, contro il +2,1% registrato a livello nazionale. Anche l’export manifatturiero meridionale mostra una dinamica positiva: +23,6% tra il 2021 e il 2025, leggermente sopra il dato italiano, fermo al +22,3%.
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Un contributo importante è arrivato dagli strumenti di sostegno alla crescita attivati negli ultimi anni, dal Pnrr ai fondi di coesione fino alla Zes Unica, che hanno accompagnato investimenti, riorganizzazioni produttive e processi di rafforzamento competitivo. Certo, la strada da percorrere per arrivare a superare il gap prodotto da decenni di bassa crescita nel Sud è ancora lunga. Il Mezzogiorno contribuisce soltanto per il 12,7% al valore aggiunto manifatturiero nazionale. Anche in questo caso, la Campania è la regione meridionale più forte: 11,8 miliardi di euro di valore aggiunto nel comparto, con una crescita del 12,1% rispetto al 2021. Seguono la Puglia, con 7,2 miliardi e un incremento più contenuto dello 0,7%, e la Sicilia, con 5,5 miliardi e una crescita del 10%. Il primato campano emerge anche nella capacità di attrarre grandi gruppi esteri: il valore aggiunto delle multinazionali straniere in Campania raggiunge 5,3 miliardi di euro, in aumento del 29,6% rispetto al 2021, davanti a Sicilia e Puglia.
Ancora più marcato è il ruolo della Campania sull’export. Nel 2025 la regione si conferma la principale esportatrice manifatturiera del Sud, con 21,5 miliardi di euro, in crescita del 72,1% rispetto al 2021. Seguono la Sicilia, con 11 miliardi, e l’Abruzzo, con 9,8 miliardi. Il dato campano è particolarmente rilevante perché indica una maggiore capacità di agganciare i mercati internazionali, uno dei passaggi decisivi per consolidare la crescita meridionale e ridurre la distanza dal Centro-Nord. Analizzando, poi, i singoli settori, i dati confermano la centralità di alcune filiere strategiche. Nell’automotive, comparto attraversato da una crisi profonda, il Sud mantiene una forte specializzazione: Basilicata, Molise, Abruzzo e Campania sono tra le regioni con una concentrazione superiore alla media nazionale. In Campania la filiera conta oltre 456 imprese e circa 15mila addetti, rappresentando circa il 4% del Pil regionale. Nell’aerospazio e difesa, settore che nei prossimi anni sarà al centro di importanti investimenti a livello europeo, la Campania si posiziona al terzo posto nazionale per specializzazione, con circa il 10% delle imprese del settore, oltre 8mila addetti diretti, 195 imprese nel distretto aerospaziale e più di 308 aziende lungo l’intera filiera. La regione è leader meridionale anche nel farmaceutico. Nel 2025 l’export ha raggiunto 8 miliardi di euro, pari a oltre il 73% delle esportazioni farmaceutiche del Sud, con un quarto posto nazionale alle spalle di Toscana, Lazio e Lombardia.
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Punto debole
Il limite resta la componente occupazionale e, soprattutto, la ricerca: gli addetti campani in R&S farmaceutica sono appena 105, molto lontani dai grandi poli del Centro-Nord. Un potenziale ancora inespresso, tanto più rilevante perché il farmaceutico è il settore a più alta intensità di ricerca. Infine, l’agrifood. Anche qui la Campania si conferma la prima regione meridionale per valore aggiunto della filiera agroalimentare, con 5,7 miliardi di euro e il quinto posto nazionale.