Allarme cinghiali: 310 aziende colpite nel Beneventano: «Agricoltura, danni per mezzo milione»
Il Mattino

Allarme cinghiali: 310 aziende colpite nel Beneventano: «Agricoltura, danni per mezzo milione»

Domenica 1 novembre 2026
3 visualizzazioni

Non solo non si arresta ma continua a crescere la furia devastatrice dei cinghiali. Lo scorso anno furono 280 le aziende agricole che videro distruggere o quasi le loro coltivazioni di mais, uva,...

Non solo non si arresta ma continua a crescere la furia devastatrice dei cinghiali. Lo scorso anno furono 280 le aziende agricole che videro distruggere o quasi le loro coltivazioni di mais, uva, orticole; dal primo gennaio ad oggi sono diventate 310 quelle che hanno subito la stessa sorte. «E manca ancora il conto di quello che gli ungulati hanno combinato nei castagneti», avverte Giuseppe Porcaro, agronomo, in servizio nella sede provinciale dell’assessorato regionale all’Agricoltura.

APPROFONDIMENTI Benevento, il sindaco Mastella autorizza l'accensione anticipata del riscaldamento a partire dal 1 novembreSalvaSalvata Doppio colpo con esplosivi a banca e poste: notte di paura nel Beneventano. Intevenire gli artificieriSalvaSalvata Benevento, litiga con la fidanzata e si toglie la vita: trovato da un amico durante la notteSalvaSalvata

Per ristorare i danni prodotti lo scorso anno, sono occorsi più o meno 500mila euro; la cifra sarà di certo più alta per quelli causati nel 2026, una volta che si tireranno le somme a fine anno. A dare una più compiuta idea della dimensione del problema contribuisce la somma che la Regione ha dovuto sborsare per i 50 sinistri accertati sinora in dodici mesi da loro provocati: 210mila euro. L’ufficio cui è preposto Porcaro sta compiendo ogni sforzo possibile per fronteggiare il flagello. «È ripartita dal primo ottobre - puntualizza - la caccia in braccata. Dall’apertura ad oggi sono poco meno di 400 i capi abbattuti». Un risultato che si deve alle 900 “doppiette” operanti sul territorio che hanno dovuto prima frequentare un specifico corso di formazione per svolgere il compito. Al loro impegno si aggiunge quello attuato dai “cacciatori di selezione” autorizzati a procedere in qualsiasi parte dell’anno dietro segnalazione dei carabinieri forestali, che svolgono il ruolo, più generale, di coordinamento degli interventi; degli amministratori; del singolo cittadino che sia titolare del campo invaso e devastato. Con la selezione, sono stati eliminati 550 esemplari.

La mappa

Ci sono zone della provincia in cui le orde fameliche sono particolarmente attive. «Le più “frequentate” - delucida - sono quelle di Apice, Ceppaloni, Valle Telesina, Torrecuso, Solopaca». Una presenza significativa la si registra anche nelle periferie del capoluogo, dove sono sistemate apposite gabbie per la loro cattura, essendo rigorosamente vietato il ricorso ai fucili.

«Il lavoro per tenere testa a un fenomeno così pernicioso per uomini e cose è dunque questo - osserva -. Ci preoccupiamo di garantirlo nel migliore e più funzionale dei modi, alla luce delle disposizioni di legge. Ma non basta, evidentemente». Per il funzionario si ravvisa la necessità di un’ulteriore, più incisiva forma di contrasto. «Premetto che è una opinione mia personalissima, rendendomi conto delle implicazioni etiche che comporta, come del resto le sollecita anche la portata della caccia, che siamo costretti a porre in essere. D’intesa con il mondo scientifico, si dovrebbe cominciare a pensare a una misura come la sterilizzazione, vista l’enorme difficoltà con cui misurarci per contenere entro limiti fisiologici il fenomeno».

Un contributo, in ogni caso, potrà venire dall’autorizzazione all’attività venatoria nell’area protetta del Parco del Taburno. «Il piano per disciplinarla - rende noto il presidente dell’ente, Costantino Caturano - è stato approvato. Attendiamo dal Centro di riferimento regionale per l’igiene urbana veterinaria (Criuv) il regolamento attuativo, che dovrebbe esserci consegnato a breve. Verrà applicato in stretta collaborazione con l’Arma forestale, l’Asl e Atc. Sarà così finalmente possibile ai bioregolatori, cacciatori abilitati al prelievo venatorio dopo formazione sulla biosicurezza, intervenire».

Va subito precisato che non si potrà sparare ovunque e in qualsiasi momento all’interno del parco. In alcune parti, quelle coperte da “riserva integrale”, si potranno solo installare gabbie. «La caccia vera e propria - chiarisce - sarà possibile in giorni stabiliti e non durante i fine settimana o nei giorni delle feste comandate, in cui si registra un grande afflusso di visitatori».

Condividi questo articolo