?Miracolo? nel Casertano, ?San Pio sta piangendo?. La Chiesa: «Serve cautela»
È sabato 18 aprile. La sera è mite. Una giovane donna, una mamma di San Prisco, nel Casertano, sta per entrare nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Casalba di Macerata...
È sabato 18 aprile. La sera è mite. Una giovane donna, una mamma di San Prisco, nel Casertano, sta per entrare nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Casalba di Macerata Campania.
Prima di salire i gradini, decide di rivolgere un pensiero alla statua di san Pio che si erge nell’edicola adiacente al tempio sacro. Fissa per un momento il volto barbuto e si accorge di una macchia che segna la guancia destra. Manca ancora qualche minuto prima che il parroco, don Girolamo Capuano, indossi le vesti per la celebrazione delle 19. La devota decide di avvisarlo. Il prete non perde tempo, prende uno spazzolone ed esce all’aperto per ripulire il viso dell’effigie. Sfrega, ma niente da fare: la macchia non va via. Il giorno dopo - domenica 19 - alle 8.30 del mattino, il sacerdote è già lì che si arrampica su una scala con un panno, per portare a termine il compito che non gli è riuscito solo qualche ora prima. Tuttavia, a distanza ravvicinata, realizza che no, non si tratta di una striscia di polvere, ma di una lacrima.
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A quel punto, la prima cosa che fa don Girolamo è recuperare le registrazioni della telecamera esterna puntata proprio sulla statua del santo di Pietrelcina. Riempie due chiavette Usb di grandi capacità con le riprese di un mese, passa al vaglio fotogramma dopo fotogramma perché deve essere sicuro che non vi siano state manomissioni. Accerta che, nei giorni precedenti, molti si sono avvicinati solo per sfiorare i piedi del santo, null’altro. Lunedì 20 aprile, decide di avvisare l’arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese, dell’accaduto.
I dubbi
La notizia si è appresa solo ieri. Prodigio o altro? Per ora un mistero. Il sacerdote sceglie la strada della prudenza e della riservatezza, senza tacere né nascondere, ma evitando fanatismi, diffondendo per esempio la notizia sui social, dove pure vengono postati regolarmente – dal periodo della pandemia in poi – gli appuntamenti e i video delle diverse funzioni: «Dopo essermi consultato con l’arcivescovo, l’iter da seguire ora è chiaro.
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La statua deve continuare a essere sottoposta al monitoraggio costante della telecamera per due motivi: scongiurare che qualcuno alteri l’effigie e documentare un eventuale ulteriore lacrimazione. Siamo in attesa degli esperti della Curia che avranno il compito di analizzare la lacrima, come ha annunciato monsignor Lagnese. La normativa varata da poco, soprattutto dopo i fatti di Trevignano, stabilisce che su certi eventi debba esprimersi direttamente il Vaticano – spiega don Girolamo –. Al di là della natura sovrannaturale o meno, si tratta di autorizzare il culto. Questo nulla osta non è necessario se il fenomeno rimane circoscritto in piccole zone o nella regione. La Diocesi, dal canto suo, è tenuta a vigilare che non vi siano violazioni, imbrogli e speculazioni».
Statua “sorvegliata”
San Pio ha quindi ceduto il posto nella edicola esterna a un simulacro di madre Teresa di Calcutta ed è stato spostato all’interno dell’edificio sacro, vicino a un altare laterale, dove è assicurata la videosorveglianza 24 ore su 24. Qui è affissa la fotografia del suo volto. Ma perché una cosa del genere proprio a Casalba, località dove vivono poche centinaia di anime, in una cittadina di circa diecimila residenti, tra i 104 comuni di Terra di Lavoro? Don Girolamo sorride: «In generale il Signore predilige i luoghi piccoli. Non voglio fare paragoni irriverenti, però Fatima, Lourdes, Medjugorje erano posti più o meno insignificanti per la Storia umana. Siamo una parrocchia molto devota a san Pio, una comunità unita che cura la preghiera. San Pio ha sempre detto che voleva essere ricordato solo come un prete che prega. E a Casalba è tangibile questo fervore». A un mese dalla scoperta, però, il fatto oltrepassa gli stretti confini di Casalba. In parrocchia esistono diversi gruppi fissi di preghiera ma il più recente per don Girolamo ha davvero del prodigioso: «Non era mai successo prima – dice – Dieci famiglie giovani (circa 40 persone, tra cui una ventina di bambini accostatisi in questi giorni al sacramento della comunione), dopo che ero stato nelle loro case per pregare tutti insieme, hanno deciso che questa dovesse diventare una pratica mensile, così a turno si rinnova il rituale che coinvolge sempre più anche parenti, amici, vicini».
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La messa nelle strade
E poi, se la gente non va in chiesa, è la Chiesa che va dalla gente. Durante il mese mariano, ma non solo, don Girolamo porta la recita del Rosario e la Messa nelle strade, celebrando all’interno dei portoni di privati, con tanto di calendario affisso in bacheca: «Le lacrime nella storia della Chiesa sono sempre un invito alla penitenza e alla preghiera. Cose che mancano oggi. La Madonna di Medjugorje predica da oltre quarant’anni preghiera e penitenza per la salvezza dell’umanità e per la pace. Con le guerre in atto, stiamo sperimentando che cosa è il mondo senza Dio. E poi, forse, questo segno è anche un incoraggiamento alla nostra azione pastorale: la parrocchia di Casalba è una piccola scuola di preghiera». Nonostante le cautele, don Girolamo crede alla profonda importanza di quella lacrima: «Perché ho visto i filmati. E anche per tutto quello che facciamo, per quello che è la mia vita e la mia devozione, perché è coerente con il mio percorso di fede. Poi, naturalmente, saranno gli esperti a fare chiarezza».