Pisa-Napoli 0-3, il futuro da costruire e le ombre da cancellare
Il Mattino

Pisa-Napoli 0-3, il futuro da costruire e le ombre da cancellare

Lunedì 18 maggio 2026
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È stato strano vedere ieri Conte in tv. Dopo i larghi sorrisi di Allegri e Gasperini per le vittorie che avvicinano Milan e Roma alla Champions, è apparso lui che...

È stato strano vedere ieri Conte in tv. Dopo i larghi sorrisi di Allegri e Gasperini per le vittorie che avvicinano Milan e Roma alla Champions, è apparso lui che l’obiettivo l’ha centrato ed è a un passo dal secondo posto.

Sguardo teso, parole pesanti, anche se traspariva il legittimo orgoglio per la qualificazione - la decima in Champions, la quindicesima in Europa in sedici stagioni per De Laurentiis - conquistata dal Napoli alla fine di una stagione tormentata.

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«L’avevo detto all’inizio che sarebbe stata dura», ha ricordato. E ha aggiunto altro, confermando - come anticipato dal Mattino - un colloquio già in atto con il presidente. «Ho esposto il mio pensiero e sa quali sono le mie intenzioni». Né più né meno. E allora sono possibili tutte le congetture, dalla permanenza fino al 2027 all’addio anticipato. C’è un progetto da ritoccare, rinunciando a corposi investimenti come quelli del 2024 e del 2025, anche per ridurre il monte ingaggi a 90 milioni? Una certezza c’è ed è arrivata proprio Conte: «Il club sta già lavorando per il futuro».

Una volta acquisita la qualificazione Champions, vorremmo che si iniziasse a parlare del futuro del Napoli. E che vi fossero chiarezza ed entusiasmo, come ha fatto Hojlund, che verrà riscattato dal Napoli secondo quanto previsto dal contratto con il Manchester United. «È tempo di nuovi sogni, quindi inseguiamoli». Ecco, questo deve fare il Napoli. Costruire il futuro e cancellare le ombre che sembrano esservi nel rapporto tra De Laurentiis e Conte, due amici - per reciproca ammissione - che devono dirsi tutto e verificare se è possibile andare avanti. Subito. È possibile che nella dinamica del rapporto - se l’intenzione espressa da Conte è quella di proseguire - vada rivisto qualcosa, al di là delle operazioni di mercato. De Laurentiis è rimasto perplesso davanti a certe situazioni che si sono verificate in questa stagione, dagli infortuni o un impiego ridotto di alcuni giocatori, pure in fase di emergenza. E ritiene che quelli che sono stati ceduti in prestito - Lang, Lucca e Marianucci - perché non impiegati da Conte possano tornare utili nella prossima stagione. In questa “nuova fase” potrebbe essere utile un maggiore dialogo nel rispetto dei ruoli.

La sensazione è che vi siano state reciproche richieste nei colloqui preliminari e che la partita sul futuro sia aperta. È stato così anche dopo il quarto scudetto, quando vi furono vari confronti prima della cosiddetta fumata bianca. Proprio come un anno fa, Conte non ha fatto ieri l’elenco delle difficoltà superate e degli obiettivi raggiunti per fare un bilancio come fosse una lettera d’addio. De Laurentiis conosce perfettamente il valore dell’uomo e del professionista: lo ha voluto lui qui, dopo il decimo posto, e questi 24 mesi hanno ricollocato il Napoli sui suoi livelli, con scudetto e - probabile (manca un punto) - secondo posto, oltre che con la Supercoppa. Cambiare timoniere conviene? Sbagliato, comunque, sarebbe mettere in mani altrui - il nuovo presidente federale che sceglierà il ct della Nazionale - il futuro di Conte. Devono deciderlo Antonio e il presidente. E quanto prima, lo ribadiamo, perché nel futuro del Napoli vi sono rinnovi contrattuali da sottoscrivere, riscatti e cessioni da programmare, oltre agli acquisti che dipenderanno dalla disponibilità economica e dalla dimensione che il club vorrà avere nella prossima stagione.

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A Como, dopo il ventisettesimo gol in due stagioni azzurre (due in meno di quanti ne ha fatti nelle nove con lo United), McTominay ha elogiato Conte: «Merito del grande lavoro con lui e il suo staff se abbiamo ottenuto questi risultati». Negli spogliatoi di Como è mancato ieri il sorriso ad Antonio. Forse lo stress per questi giorni, perché dopo la sconfitta contro il Bologna l’aria s’era fatta pesante anche se il traguardo era vicinissimo. O forse il tecnico aspetta l’abbraccio dello stadio Maradona nella partita contro l’Udinese. Non sono mancati i ringraziamenti. A De Laurentiis, ai giocatori e ai tifosi. Anzi, per la precisione, ai tifosi delle curve. Ma non si sono riempite soltanto le curve in queste due stagioni, una media di 50mila spettatori è stata possibile grazie alla sintonia che Conte ha creato con la tifoseria tutta. Vivendo e amando la città. Sorprendendosi di certi veleni, sparsi un po’ qui e un po’ là, perché Napoli non è Milano o Torino, dove ha lavorato e vi sono due squadre. Si è chiesto: qui ce n’è una e perché non tutti, fino in fondo, la sostengono? Rileggendo la centenaria storia azzurra si comprende che i momenti duri certamente non sono questi, in cui si lotta per uno scudetto o un piazzamento Champions. Lo sanno perfettamente i tifosi che sono come una grande famiglia in cui l’amore per il Napoli viene tramandato di generazione in generazione, a prescindere dai settori dello stadio.

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