Eurovision 2026, Sal da Vinci: «Va benissimo accussì: ora ricomincio a pedalare»
Il Mattino

Eurovision 2026, Sal da Vinci: «Va benissimo accussì: ora ricomincio a pedalare»

Lunedì 18 maggio 2026
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Non ha vinto, ma il ruolino di marcia forse è persino più incasinato di quello della sexy vincitrice Dara. Sal Da Vinci ieri da Vienna, dov?è arrivato quinto...

Non ha vinto, ma il ruolino di marcia forse è persino più incasinato di quello della sexy vincitrice Dara. Sal Da Vinci ieri da Vienna, dov’è arrivato quinto all’«Eurovision song contest», è volato a Milano per partecipare a «Che tempo che fa», per la seconda volta ospite di Fazio. Che prima della vittoria a Sanremo non l’aveva mai ospitato: «Torno a Napoli martedì, un abbraccio a tutti, un caffè come si deve e poi riparto».

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Riparti?

«Ho due date a Montreal, Canada, fissate da tempo, i contratti si rispettano».

Al ritorno ti attende, il 29 maggio, «Per sempre sì», stavolta nel senso dell’album.

«Sì, ci ho lavorato sodo, anzi ci abbiamo lavorato sodo. Dopo Sanremo e Vienna so bene che mi aspettano con il fucile puntato, che il successo va e viene. Ho lanciato con un reel il nuovo singolo, “Poesia”, una bachata all’italiana: “Tu sei poesia che non ha bisogno di melodia”».

Ma tu senza melodia non puoi vivere! Che succede dalla coreografia di «Per sempre sì» si passa ad un vero ballo a due? Davvero vuoi diventare il Bad Bunny di Napoli?

«Voglio restare Salvatore Michael Sorrentino, per tutti Sal Da Vinci, artigiano dell’intrattenimento. Ma certo che la musica latina è molto vicina a quella napoletana».

Torniamo alla Stadthalle: deluso dal quinto posto? In scena eri evidentemente commosso.

«Felice, siamo nella top 5, l’Italia c’è ed è molto nell’anno in cui non siamo ai mondiali di calcio».

Se è per questo nemmeno al Festival di Cannes ed alla Biennale di Venezia: nel padiglione centrale non sventola il tricolore.

«Sul fronte della canzone le cose vanno meglio. Il mio pezzo sta spopolando in mezza Europa, dove si torna a cantare italiano, all’italiana».

Non hai voluto tradurre il pezzo.

«No, ci ho provato, ne ho una versione in inglese, ne stiamo preparando una in spagnolo, forse le farò uscire, vediamo. Ma in gara ci voleva l’italiano, con quell’unica, fondamentale, parolina in napoletano: “Accussì”».

Solo due nazioni, Azerbaijan e Albania, ti hanno dato il massimo dei voti, e nemmeno il televoto ti ha permesso di recuperare posizioni: è andata accussì. Ti aspettavi di meglio?

«Non mi aspettavo niente. A Sanremo mi aspettavo vincesse Sayf, a Vienna la macchina è infernale, oltre che professionalissima: dalle 11 di mattina all’una di notte hai sempre qualcosa da fare».

Non il massimo per chi deve far sfoggio di voce.

«Vero, ma l’“Esc” non è solo voce, non conta solo la canzone, è un circo, si incontrano popoli, culture, abitudini. È stata un’esperienza formativa straordinaria. E in quei pochi minuti in cui sono stato in testa alla classifica parziale mi sembrava di star vivendo un sogno. Ora sono tornato con i piedi sul terra e mi rimetto a pedalare».
Ha vinto, per la prima volta, la Bulgaria, con il sex appeal di Dara ed il tormentino etnopop di «Bangaranga».

Forse all’«Eurovision» serve il ritmo più della melodia?

«Forse, ma io c’ero con il brano che ha vinto all’Ariston e che grazie all’“Esc” sta facendo il giro del Vecchio Continente».

A 57 anni due Festival ti hanno finalmente regalato il ruolo di popstar nazionale?

«Dici? Ho mezzo secolo di carriera alle spalle: dischi, cinema, teatro... È stata “Rossetto e caffè” la canzone della svolta, il resto non dico che è stata in discesa, ma...».

Ora finiranno le polemiche sulla «canzone per i matrimoni di camorra»?

«Perché, sono continuate?».

Sì, persino a Napoli: l’ha divisa in due, come la critica.

«E riuniamola, combattiamo insieme questa battaglia perché l’Unesco riconosca la canzone napoletana classica patrimonio immateriale. Ritroviamoci dietro la bandiera di “Era de maggio”, di “Passione”. Dimentichiamo dello snobismo stolto che ha accolto le scalate di Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio e, sì, Sal Da Vinci. E ripartiamo da Di Giacomo, Bovio, Ferdinando Russo. Il 5 giugno all’Arena di Verona sono questi i poeti che dovremo cantare con Massimo - sempre sia lodato - Ranieri e gli altri».

E le tue canzoni?

«Ce le cantiamo nei concerti napoletani del 25, 26 e 27 settembre all’Arena Flegrea. Nessun paragone con i classici, sia chiaro, ma in quell’occasione ne canteremo parecchie delle mie, le vecchie, le nuove, quelle di “Scugnizzi”... Ecco, se sono arrivato sin qui, lo devo ai tanti che hanno scommesso su di me, da Mattone a De Simone sino a Carlo Conti».

Ps. «Esc 2026» non ha brillato per canzoni, per show, per conduzione (quella austriaca come quella italiana erano fuori fuoco a dir poco). Ma gli ascolti della finale fanno felice Rai1, che stravince la serata con poco più di cinque milioni di telespettatori ed il 36% di share.
 

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