Tumori, D'Errico: «Più cure e prevenzione aiutiamo le fasce deboli»
Il Mattino

Tumori, D'Errico: «Più cure e prevenzione aiutiamo le fasce deboli»

Lunedì 18 maggio 2026
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Oltre un secolo di storia nel mondo del volontariato e un costante impegno per garantire sul territorio la presenza di un’associazione che si prende cura dell’ammalato e della sua famiglia prima, durante e dopo la guarigione: è la priorità della Lilt, Lega Italiana per la lotta contro i tumori, come spiega Adolfo Gallipoli D’Errico, presidente della sezione Napoli alla vigilia dei 100 anni della sede partenopea. Componente del Direttivo nazionale dell’ente, nominato dal ministro della Salute, guida un’organizzazione che intreccia da quasi un secolo prevenzione, volontariato e servizio pubblico.

Come nasce la Lilt e cosa significa guidare un’istituzione che affonda le sue radici nella visione di Giovanni Pascale?

«Nasce nel 1922 per iniziativa di tre clinici chirurghi, tra cui quello di Napoli, Giovanni Pascale, che ebbero l’intuizione di creare un’associazione capace di prendersi cura dei pazienti oncologici in un’epoca in cui la diagnosi di neoplasia equivaleva quasi sempre a una condanna. L’idea fu rivoluzionaria: non abbandonare queste persone ma accompagnarle, assisterle, studiare e prevenire. Tra le prime sezioni provinciali ci fu Napoli nel 1928 con Pascale presidente. Otto anni dopo la famiglia donò alla città l’Istituto dei tumori che oggi porta il suo nome. Guidare la Lilt significa custodire questa eredità e renderla attuale».

Quali sono i principali campi di azione dell’associazione?

«La Lilt è l’unico ente pubblico di volontariato presente sull’intero territorio nazionale. Medaglia d’oro della sanità pubblica, opera sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica ed è vigilata dai ministeri della Salute e dell’Economia. Coordina 106 associazioni provinciali e 20 coordinamenti regionali. Il cuore dell’attività è la prevenzione. Organizziamo tre grandi campagne nazionali: la Settimana nazionale per la prevenzione oncologica, dedicata ai corretti stili di vita e alla sana alimentazione; la campagna Nastro Rosa, rivolta alla prevenzione dei tumori femminili e la campagna Nastro Blu dedicata ai tumori maschili, soprattutto alla prevenzione del carcinoma della prostata. A queste si affianca Guadagnare Salute, sulla sana alimentazione».

Quali sono le attività della Lilt Napoli?

«Organizziamo corsi per smettere di fumare, con particolare attenzione alle donne in gravidanza o in allattamento. Siamo presenti nelle scuole grazie a protocolli d’intesa con i ministeri dell’Istruzione e dell’Agricoltura, per contrastare tabagismo e dipendenze e promuovere sana alimentazione e corretti stili di vita. Entriamo nelle aziende pubbliche e private per diffondere la cultura della prevenzione e offriamo controlli clinici di prevenzione e indagini strumentali. Abbiamo sette ambulatori di prevenzione oncologica gratuita per i soci. Un capitolo fondamentale è l’assistenza oncologica domiciliare ai malati in fase avanzata che, partita nel 1989, da sei anni gode del sostegno della Fondazione Grimaldi».

Progetti futuri?

«Miriamo a incrementare il volume e la qualità dell’attività ambulatoriale: oggi molte persone non riescono nemmeno a sostenere il costo dei ticket. Intendiamo inoltre potenziare l’assistenza oncologica domiciliare, rafforzando il supporto ai caregiver attraverso sistemi di comunicazione strutturati e sicuri, nel pieno rispetto della privacy. Un altro progetto è la presa in carico del paziente “libero da malattia”. Dopo cinque anni senza recidive, molti si sentono soli e circa il 20% vive una sensazione di abbandono. Noi vogliamo accompagnarli, in collaborazione con i medici di famiglia, con un’équipe multidisciplinare: medico, psicologo, dietologo, personal trainer».

Che ruolo ha la Lilt nel mondo del volontariato italiano?

«Il volontariato è una delle grandi glorie del nostro Paese. Secondo i più recenti dati Istat, parliamo di oltre cinque milioni di persone, spesso silenziose e invisibili. La metà svolge un doppio lavoro, di cui uno non retribuito; l’altra metà, in gran parte donne, rinuncia persino a cercare un’occupazione per dedicarsi alla cura degli altri. Ciò che rende tutto questo ancora più straordinario è la presenza di oltre 500mila giovani tra i 16 e i 25 anni già impegnati nel volontariato attivo».

Si avvicina il centenario della Lilt Napoli: cosa farete?

«Stiamo lavorando, insieme al Consiglio direttivo e al Comitato promotore, a una manifestazione che sappia entrare nel cuore della città e delle sue istituzioni. Il centenario sarà l’occasione per rilanciare una nuova fase del nostro impegno sul territorio».

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