Intervista a Pietro Rutigliani: «Sanident, pazienti truffati: è pronta una rete solidale»
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«L’albo degli odontoiatri dell'ordine dei medici sta lavorando per creare una rete solidale che possa andare in soccorso a quanti sono rimasti doppiamente truffati dalla Sanident: perché dovranno pagare i finanziamenti attivati senza avere un servizio. Anzi, una cura. Soprattutto ci auguriamo che si possa aprire un canale di dialogo con la Regione Campania per rendere operativo un piano sanitario pubblico anche nel settore dell’odontoiatria». Il presidente Pietro Rutigliani ha le idee molto chiare su ciò che è giusto fare a tutela dei pazienti ma anche del proprio settore medico.
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Presidente, lei ha incontrato il governatore Fico venerdì scorso in occasione dei giuramenti di Ippocrate. Gli ha esposto i problemi del settore odontoiatrico?
«È un tema che dobbiamo ancora approfondire. Mi auguro che, ora che siamo fuori dai piani di rientro sanitario, si possa aprire un tavolo tecnico che riguardi tutta la sanità pubblica ma con un occhio di attenzione particolare all’Odontoiatria. Noi siamo fuori dai Lea (Livelli essenziali di assistenza, ndr) e questo penalizza soprattutto i pazienti. Purtroppo si va sempre più verso il privato. Bisogna intervenire subito anche a livello nazionale e governativo».
Ma l’Ordine pensa di lanciare qualche iniziativa a tutela di questi pazienti che sono rimasti senza cure dopo il caso Sanident?
«Sicuramente sì. Al momento pensiamo ad una rete solidale un po’ come il progetto che abbiamo attivato appena qualche mese fa con la Curia: “Adotta un piccolo paziente”. Ma il problema è che tutto si basa sulla singola opera benefica di un singolo medico. L’appello lo abbiamo lanciato e lo sosterremo sempre ma occorre costruire una vera e propria rete assistenziale anche con la collaborazione della Regione Campania».
Presidente, l’Ordine era già intervenuto con la Sanident. Ci racconta cosa è accaduto?
«Era il mese di ottobre del 2024 quando abbiamo segnalato il caso Sanident alle autorità competenti. Per due volte abbiamo bocciato, da subito, le pratiche presentate per l'iscrizione della Stp, un società tra professionisti, che avrebbe automaticamente autorizzato la società all’esercizio dell'attività medica. Ma la pratica non era completa. Loro hanno insistito ancora. Ma noi non abbiamo poteri ispettivi. Ciò nonostante ci siamo informati e abbiamo scoperto alcune irregolarità che non potevano essere accettate».
Ci spieghi meglio...
«La Sanident non è un’azienda campana. C’è una sentenza di fallimento, riguardo a una società con la stesso denominazione, emessa dal tribunale di Bergamo e una chiusura improvvisa di un altro studio Sanident a Milano. Dalle visure camerali compaiono sempre gli stessi nomi di soci».
Sono tutti italiani i responsabili?
«Sì. Uno di loro, un milanese, compare in tutte le società. Ma c’è di più. Sempre ad ottobre del 2024 abbiamo scoperto che organizzavano degli open day con visite negli alberghi napoletani, eventi promozionali per attirare clienti. E non solo. Secondo quanto ci risulta gli interventi programmati sarebbero stati eseguiti da medici provenienti dall’Albania».
Insomma, invece di fare viaggi all’estero tutto nella propria città...
«Esattamente. Solo che 150 persone sono rimaste senza cura e stanno ancora pagando finanziamenti realizzati attraverso sempre la Sanident».
Ma come mai sta tanto prendendo piede questa abitudine di andare all’estero, per i denti in Albania, per essere sottoposti agli interventi?
«È una questione commerciale, un sistema di scatole cinesi dove il messaggio pubblicitario viene veicolato in maniera forte, nascondendo quello che c’è dietro».
E cosa ci sarebbe dietro?
«Sicuramente vantaggi economici per governa il business. Eppure l’Italia non è il fanalino di coda nell’odontoiatria. Anzi, siamo una eccellenza. E di questo si parla sempre troppo poco. In Italia se hai un problema con un dentista prendi la cartella clinica e vai da un altro, nel caso di questi interventi esteri è complicato per noi intervenire laddove dovessero esserci dei problemi».