Spari a piazza Mercato la notte dopo la marcia: gambizzato un minore
A meno di 24 ore dalla marcia per la legalità, organizzata da Libera e dalla Diocesi di Napoli, un altro quindicenne finisce in ospedale per una ferita d?arma da fuoco. Alla gamba....
A meno di 24 ore dalla marcia per la legalità, organizzata da Libera e dalla Diocesi di Napoli, un altro quindicenne finisce in ospedale per una ferita d’arma da fuoco. Alla gamba. Per fortuna, nulla di grave: in una decina di giorni dovrebbe guarire. Quando i poliziotti della Squadra Volanti sono arrivati al Vecchio Pellegrini, su sollecitazione dei sanitari, il ragazzo ha raccontato di essere stato sparato vicino ad un bar per aver reagito alla tentata rapina dello scooter. A trasportarlo al pronto soccorso un amico che era con lui e che non ha saputo fornire ulteriori indicazioni rispetto alla vittima.
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Ma il racconto del ragazzino non sembra convincere gli uomini della Squadra mobile (diretti da Mario Grassia) ai quali è stata trasferita l’indagine. Nello stato di famiglia del minore, difatti, ci sarebbero parentele “importanti” sotto il profilo criminale. Gli approfondimenti investigativi partiranno da questo legame familiare per comprendere il contesto entro il quale sarebbe maturato il ferimento. L’ipotesi dell’agguato, dunque, prende piede. Gli investigatori sperano di poter ottenere altri dettagli utili, quando meno alla ricostruzione del fatto, proprio dalle telecamere della videosorveglianza dell’intera zona. Almeno per capire se, chi ha sparato, era a piedi oppure in scooter; se ci sia stata prima una lite.
Il fatto
È accaduto tutto alle tre di domenica mattina, in uno dei vicoli adiacenti piazza Mercato. Il quindicenne è della zona. Ha raccontato che volevano rapinarlo dello scooter ma non ha saputo neppure fornire informazioni utili sul mezzo a due ruote. Non ne conosceva la targa e neanche il motorino, soltanto il colore: grigio. E proprio le sue titubanze hanno spinto gli investigatori a mettere in dubbio la sua verità. Del resto, in quella zona, c’è uno scontro tra bande che dura da anni tra i giovani della zona Mercato e quelli della Sanità. Giovanissimi che a stento raggiungono i diciassette anni e che viaggiano con pistole sotto al selle degli scooter. Armi con il colpo in canna, pronte a sparare. Le acquisterebbero dai nomadi, con la matricola già abrasa.
Il contesto
Dopo qualche ora dal fatto di sangue in piazza Mercato tutti sanno quanto accaduto, ma nessuno parla. E, poco dopo le 14, nonostante la presenza di una pattuglia della polizia, alle spalle della piazza qualcuno lancia un segnale facendo esplodere dei fuochi d’artificio di colore rosso. Coetanei del minore ferito, invece, giovano a calcio nel campo allestito, ancora per qualche giorno, al Mercato. Fanno tutti spallucce quando si parla di quanto accaduto poche ore prima in uno dei vicoli della zona. Soltanto uno interviene nella discussione e dice: «Non conosco il ragazzo ferito ma mi ero appena ritirato a casa quando è stato sparato». Ha tredici anni e spiega di essere andato altrove a trascorrere il sabato sera perché «qui non c’è nulla e non si può stare». Davanti alla versione della rapina, sorride e commenta: «Macché, hanno proprio sparato.... È stata una sparatoria, qui lo sanno tutti». È lo stesso ragazzino che, però, ammette: «Noi abbiamo paura di uscire». «È vero» gli fa eco un amico, 15 anni, cappellino con la visiera girata e baffetto appena pronunciato, da adolescente. «Ovunque vai la sera è pericoloso», dice a denti stretti. Nessuno però ha tanta voglia di parlare.
Il sacerdote
Padre Luciano è il parroco della chiesa dell'Immacolata a quattro passi da piazza Mercato. Per lui la «speranza non va mai perduta». Il giorno dopo l marcia per la legalità, alla quale ha partecipato anche il cardinale don Mimmo Battaglia, lui è convinto che «nulla deve andare perso». «Qualche tentativo di recuperare i ragazzi si sta facendo grazie al patto educativo - dice - e da li si deve partire ed insistere. Certo, a volte bisogna educare sempre prima le famiglie. Non sempre è colpa delle famiglie ma bisogna tirare fuori dai ragazzi le cose buone, perché nessuno nasce cattivo. Il problema è che sono attratti dalla conquista facile delle cose, dai guadagni semplici, dai beni all’ultima moda. Ma noi non dobbiamo mai perdere il filo si speranza altrimenti non riusciamo a costruire nulla. Non si può vivere nella paura, qui hanno paura ma io lo dico sempre: mai rassegnarsi, credere sempre nella vita e nel bene che anche questi ragazzi possono avere».
Per Gianfranco Wurzburger, presidente di Assogioca, associazione impegnata nel recupero dei minori a rischio nei quartieri più fragili della città, «La cosa più assurda è la facilità con cui oggi i ragazzi riescono a reperire pistole e coltelli. È inaccettabile che a 15 anni si possa avere accesso alle armi con questa semplicità. Stiamo rischiando di normalizzare scene che dovrebbero indignare un intero Paese». Da qui il richiamo alle iniziative portate avanti dall'associazione in piazza Mercato: dalla realizzazione di un campo di calcio, al torneo con le forze dell'ordine 'Un calcio ai coltelli'. Ma il presidente di Assogioca chiede di più: "È giunto il tempo di intervenire con fatti concreti, di supportare chi realmente lavora ogni giorno con questi ragazzi sui territori più difficili. Quello che si fa è sempre troppo poco rispetto all'emergenza che stiamo vivendo. Le associazioni non possono essere lasciate sole. Serve un'alleanza forte tra istituzioni, famiglie, scuola e territorio. Ogni ragazzo salvato dalla strada è una vittoria per Napoli. Ogni ragazzo ferito è una sconfitta per tutti»