Scuola, lo scontro tra gli aspiranti presidi sui criteri di selezione
È una linea di faglia. La partita sulle assunzioni dei dirigenti scolastici 2026 si è trasformata in uno scontro aperto tra aspiranti presidi, una contrapposizione che ormai ha...
È una linea di faglia. La partita sulle assunzioni dei dirigenti scolastici 2026 si è trasformata in uno scontro aperto tra aspiranti presidi, una contrapposizione che ormai ha assunto i contorni di guerra interna. Oltre 2.000 candidati coinvolti a livello nazionale, due percorsi diversi, un unico obiettivo: entrare nella dirigenza. Da una parte il concorso ordinario 2023, dall’altra la procedura riservata prevista dal decreto ministeriale 107, nata per sedare contenziosi e stabilizzare posizioni pregresse.
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I NUMERI
I numeri parlano chiaro: nelle graduatorie ordinarie restano 380 candidati complessivi, dei quali 25 in Campania, mentre sul fronte del riservato sono ancora da assorbire 1.500 unità. Il totale degli aspiranti coinvolti, quindi, supera ampiamente quota duemila. Ma i posti sono molti meno ed è qui che il sistema entra in attrito, e la Campania diventa il punto più sensibile di questa dinamica. Per il 2026 si stimano circa 47-50 posti disponibili, un dato che riapre uno spiraglio dopo anni di saturazione ma che non basta a soddisfare tutte le aspettative. Inoltre, sempre in Campania, ben 27 scuole tra Irpinia, Sannio e Salernitano attendono un preside stabile da più di tre anni.
Il nodo vero è la lettura di due commi della legge di Bilancio 2026 che hanno modificato l’assetto del reclutamento, introducendo un elemento decisivo: l’integrazione delle graduatorie del concorso ordinario con gli idonei. Non esiste più una distinzione sostanziale tra vincitori e idonei ai fini del reclutamento, perché entrambi vengono ormai ricompresi nel medesimo perimetro assunzionale entro i limiti dei posti disponibili. «Il comma 528 dell’articolo uno – dichiara la docente napoletana Marina Scotti, vincitrice in Campania del concorso ordinario dirigenti scolastici 2023 – stabilisce che i posti destinati all’immissione in ruolo dei vincitori del concorso ordinario devono essere previamente accantonati dal totale dei posti vacanti e disponibili, prima della successiva applicazione dei meccanismi di mobilità e di ripartizione percentuale». L’accantonamento però opera in via prioritaria e strutturale; solo dopo si attiva la mobilità e, all’esito, il riparto. Qualsiasi ricostruzione diversa si pone in contrasto con il dato normativo.
LE TENSIONI
Nelle ultime ore lo scontro ha assunto toni ancora duri. Un gruppo di vincitori e idonei del concorso ordinario 2023 ha diffuso un comunicato contro quella che viene definita «un’operazione politica costruita a discapito di chi ha affrontato e superato una selezione pubblica rigorosa, trasparente e costituzionalmente orientata». Nel mirino finiscono alcuni senatori, accusati di sostenere un ulteriore rafforzamento della procedura riservata prevista dal decreto 107 del 2023. Secondo gli ordinaristi, «il concorso ordinario 2023 rappresenta l’unico canale pienamente coerente con l’articolo 97 della Costituzione», mentre qualsiasi intervento volto a comprimere il contingente destinato all’ordinario costituirebbe «una distorsione gravissima del sistema di reclutamento pubblico».
Nel comunicato si sottolinea inoltre che i commi 527 e 528 della legge di Bilancio 2026 «hanno integrato le graduatorie del concorso ordinario con gli idonei, creando un’unica platea concorsuale da valorizzare nelle assunzioni». Il passaggio più duro riguarda il Mezzogiorno. «Non si giochi sulla pelle dei candidati del Sud per costruire equilibri parlamentari», scrivono i firmatari, denunciando il rischio che le regioni meridionali – già caratterizzate da un numero inferiore di sedi disponibili – possano subire un’ulteriore compressione degli spazi assunzionali.
Non manca neppure il profilo legale. I vincitori dell’ordinario annunciano, infatti, diffide e ricorsi contro eventuali atti amministrativi che possano «comprimere il contingente destinato alla graduatoria del concorso ordinario 2023, comprensiva degli idonei». Nel documento si preannuncia «l’immediata impugnazione innanzi alle competenti sedi giurisdizionali amministrative e contabili», con richiesta di sospensione cautelare e risarcimento dei danni.