Cavone, droga a domicilio coinvolto un infermiere: «Dosi anche in ospedale»
Il Mattino

Cavone, droga a domicilio coinvolto un infermiere: «Dosi anche in ospedale»

Martedì 19 maggio 2026
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Uno scooter sfreccia a tutta velocità tra i vicoli. Taglia le tenebre e schiva i posti di controllo che, nel pieno dell?emergenza Covid, fanno capolino in ogni angolo della...

Uno scooter sfreccia a tutta velocità tra i vicoli. Taglia le tenebre e schiva i posti di controllo che, nel pieno dell’emergenza Covid, fanno capolino in ogni angolo della città. Attraversa il Cavone di piazza Dante, supera la stazione di Montesanto e all’improvviso ferma la corsa. Il misterioso rider bussa a una porta. Non si tratta di un varco qualsiasi. È l’ingresso secondario del reparto di Rianimazione dell’ospedale Pellegrini. Dopo una breve attesa, un uomo compare sull’uscio. È un infermiere: in preda all’astinenza, allunga la mano. Consegna il denaro e intasca la dose di cocaina. Il suo compito in uno dei presidi sanitari più importanti e complessi di Napoli può riprendere. È una clientela trasversale, quella finita nella rete del clan Lepre. Una cosca che, dopo la morte del suo storico “padrino”, si era riorganizzata in grande stile. Cinque anni di indagini serrate, all’alba di ieri, hanno però azzerato uno dei centri di spaccio di droga più attivi di tutto il centro città.

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Alba di manette

A poche settimane di distanza dal tragico ferimento di due studentesse, colpite da una pallottola vagante in via Francesco Saverio Correra mentre rincasavano, lo Stato riprende dunque il controllo del dedalo di vicoli stretti tra piazza Dante e via Salvator Rosa. Il maxi-blitz è scattato a notte fonda ed è andato avanti fino a mattina inoltrata, quando gli uomini in divisa hanno ultimato tutte le perquisizioni domiciliari e catturato anche gli ultimi due ricercati. Il clan Lepre, storica cosca egemone nella zona del Cavone, va al tappeto e lo fa grazie all’indagine condotta dai carabinieri della compagnia Napoli Centro e ai poliziotti della terza sezione della Squadra mobile. A tenere le redini dell’inchiesta il pool della Dda composto dai sostituti Celeste Carrano, Urbano Mozzillo e Daniela Varone, coordinati dall’aggiunto Sergio Amato.

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I nomi degli arrestati 

L’iter investigativo è stato scandito, a partire dai primissimi mesi del 2020, da un’incessante attività di intercettazione telefonica e ambientale che ha portato all’iscrizione di cinquantaquattro persone nel registro degli indagati. Per dodici di loro il gip Ambra Cerabona ha disposto la custodia cautelare in carcere. A finire in manette diversi esponenti di punta del clan, a partire da Luigi Lepre, fratello del defunto Ciro “lo sceriffo”, ma anche il figlio Giuseppe e i nipoti Mariarca e Vincenzo. L’arresto è poi scattato per Tommaso Angrisano, Giovanni Antuoni, Salvatore Casertano, Ciro Errico, Carmine Forte, Raffaele Martucci, Rosa Troise e Antonio Vitolo. Le accuse formulate sono quelle di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, detenzione e spaccio di stupefacenti, ma anche racket e armi. Reati tutti aggravati dalla finalità mafiosa.

Droga in ospedale

Il cuore pulsante dell’organizzazione era rappresentato da due “piazze”. La prima, la più importante, al civico 236 di via Correra, nel cosiddetto “Fondaco San Potito e Fondaco Ragno”, l’altra, che era una sorta di “succursale” della prima, si trovava in via Correra 113 ed era specializzata nello smercio di marijuana e hashish. Il motore dell’affare, però, era la consegna della droga a domicilio. Un marchio di fabbrica che ha permesso al clan Lepre, a dispetto del carattere familiare, di allungare i tentacoli su mezza Napoli. Tra i clienti, gli avventori della movida, ma anche tanti insospettabili. Tra questi un avvocato del Vomero e un infermiere in servizio nel reparto di Rianimazione del Pellegrini.

Le intercettazioni 

Le richieste avvenivano con cadenza settimanale e durante il turno di lavoro: «Io sto per smontare… posso aspettare o no?», domandava la sera del 26 gennaio 2020. I narcos si mettevano dunque subito a disposizione: «Rosè, prendi il “grosso” e vai dal dottore». Ancora più allarmante la conversazione captata il 7 marzo, quando l’infermiere ordina un quantitativo di cocaina più consistente. Si tratterebbe di un regalo: «Così facendo - scrivono i pm - avrebbe fatto in modo di convincere anche altri infermieri, non identificati, ad acquistare la droga». A prova di equivoco le parole del sanitario: «Qua ti stai prendendo il laboratorio di analisi». Un caso tutt’altro che isolato. Gli inquirenti hanno infatti registrato alcune cessioni anche al Santobono e al Monaldi. Tra il Cavone e Montesanto cala intanto il silenzio. Il clan Lepre incassa il colpo più duro, ma i riflettori delle indagini restano accesi. Sullo sfondo, l’ipotesi di un giro di droga tra le corsie degli ospedali napoletani.

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