Napoli, addio a Santangelo, 17 anni sotto processo: «Morto da innocente»
Un refrain assordante, che scandisce una giornata carica di nostalgia: «È morto da innocente. Tino Santangelo non ce l?ha fatta, non ha resistito ma è morto da...
Un refrain assordante, che scandisce una giornata carica di nostalgia: «È morto da innocente. Tino Santangelo non ce l’ha fatta, non ha resistito ma è morto da innocente». Una precisazione che tiene dentro tutte le note dello spartito esistenziale del notaio deceduto la notte tra domenica e lunedì scorsi, nella sua abitazione di Chiaia. Un gesto estremo, doloroso il suo, a poche settimane dalla celebrazione del novantesimo compleanno, ma anche a pochi giorni dall’inizio del nuovo processo che lo vedeva imputato per la gestione di Bagnolifutura. Poche ore dopo la circolazione della notizia della sua scomparsa, in tanti - tra le persone che gli hanno voluto bene e che lo stimavano - battono sullo stesso tasto: «La sua innocenza», al netto di un processo lungo 17 anni, che attendeva il quinto round in Corte di Appello a Napoli, a partire dal prossimo sei marzo.
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Un caso che scuote la politica, in un periodo segnato dal dibattito sul referendum per la riforma Nordio, a proposito di separazione delle carriere. Interviene l’europarlamentare azzurro Fulvio Martusciello: «Oggi muore un innocente. Sabatino Santangelo muore da innocente. Ricordo la notizia terribile di un processo da rifare, arrivata nel 2024 dopo quindici anni», aggiunge il numero uno degli azzurri campani. «Il notaio Santangelo non muore da imputato. Muore da innocente». Interviene Pierantonio Zanettin, senatore di Forza Italia e capogruppo in Commissione giustizia: «La tragica morte del notaio Santangelo invita tutta la classe politica a riflettere sulla inumanità di un processo senza fine. Chi risponderà di questo calvario? La riforma della appellabilità delle sentenze di proscioglimento da parte del Pm merita un ulteriore approfondimento in Parlamento». Stesso discorso da parte di Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Fi: «Non è un fatto privato, l’accanimento giudiziario diventa un calvario».
La lettera
È ancora buio quando il corpo del notaio viene trovato senza vita nella parte interna della palazzina in cui viveva assieme alla famiglia. Arrivano i carabinieri della scientifica, scattano le indagini, viene disposta l’autopsia (questa mattina alle 12.30), nel corso di un’indagine condotta dal pm Fabio De Cristoforo, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Alessandro Milita. Nessun mistero, nessuna ipotesi retrospettiva. Santangelo ha lasciato una lettera, una sorta di ultimo saluto: poche parole, cariche di tensione emotiva. Possibile che la lettera sia stata comunque acquisita agli atti del fascicolo aperto in Procura. Possibile che verranno formalizzate le testimonianze sulle sue ultime ore di vita. Domenica sera, dunque, in edificio della Napoli liberty e alto borghese. Serata tranquilla. Santangelo si era mostrato turbato per il dramma di Anguillara, per il suicidio dei due genitori dell’uxoricida, per la decisione di una coppia di coniugi di uscire dall’assedio mediatico in cui erano finiti. Poche ore dopo e il corpo del notaio era riverso nel giardino interno del suo condominio. A dare l’allarme è stato un uomo di una ditta di pulizie, che a Il Mattino spiega: «Lo conoscevo da venti anni, era sempre cordiale e sorridente, amava prendere il caffé nel bar in strada, era una presenza gentile e garbata».
Il retroscena
Ma cosa affliggeva il notaio Santangelo? Qualche acciacco fisico, per una polmonite che lo aveva costretto a letto per diversi giorni, l’età che avanza, la soglia dei novanta anni. Ma era costante il riferimento al ritorno in aula ai primi di marzo, nel quinto round di un processo infinito. Inchiesta sulla gestione di Bagnolifutura, Santangelo era stato condannato in primo grado e assolto due volte in appello. Per due volte la Cassazione aveva rimandato gli atti a Napoli per la definizione del caso. Difeso dal penalista di fiducia Giuseppe Fusco, Santangelo aveva sempre rivendicato la correttezza della propria condotta come vicesindaco e in relazione alla gestione della ex stu municipalizzata. Ieri mattina l’avvocato Fusco è stato accanto alla moglie e ai figli del notaio, proprio mentre la scientifica dei carabinieri completava la propria ricognizione in vista della autopsia.
La riunione
Nessuno potrà mai stabilire l’esistenza di un nesso di causalità tra la scelta di farla finita e il processo eterno, ipotesi per altro smentita dagli stessi familiari di Sanrtangelo. Ma è vero che appena pochi giorni prima di Natale, il notaio aveva ribadito l’amarezza vissuta per il processo alle porte. C’era stata una riunione tra gli imputati chiamati in aula il prossimo sei marzo, come ricorda il docente e penalista Alfonso Furgiuele (che in questa storia assiste l’ex dg e l’ex direttore tecnico di Bagnolifutura): «Una grande amarezza quella di Tino - conferma a Il Mattino l’avvocato Furgiuele -, ci ha raccontato di aver vissuto questa storia come una grande ingiustizia, che ci ha manifestato proprio in questa ultima occasione prima del processo. Da tempo reclamava la propria innocenza». Stesso racconto da parte del notaio Dino Falconio, suo allievo e testimone nella riqualificazione di Bagnoli: «Mi diceva sempre di ricordare la sua fedeltà alle istituzioni: era estraneo alle accuse che gli erano state mosse e che considerava una ingiustizia».