Sharon, trovati resti umani: le speranze legate al Dna
Sono stati ritrovati resti umani nel campeggio della Nuova Zelanda sommerso giovedì scorso da una violenta frana. Qui, si trovava la quindicenne avellinese, Sharon Maccanico. L'annuncio...
Sono stati ritrovati resti umani nel campeggio della Nuova Zelanda sommerso giovedì scorso da una violenta frana. Qui, si trovava la quindicenne avellinese, Sharon Maccanico. L'annuncio è arrivato dalle autorità locali, che hanno confermato che attualmente è in corso la fase di identificazione formale, mentre continuano le operazioni di scavo tra le montagne di terra e detriti che hanno sepolto il camping di Mount Maunganui.
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Tra i dispersi figura ancora la quindicenne Sharon Maccanico, originaria della frazione Picarelli di Avellino, che da anni vive ad Auckland con la famiglia. Nonostante il quadro si faccia sempre più drammatico, i familiari e l'intera comunità irpina continuano a tenere accesa una flebile speranza di ritrovarla in vita. Secondo fonti locali, le persone che risultano sepolte sono sei: gli studenti quindicenni del Pakranga College, Sharon Maccanico e Max Furse-Kee, la coordinatrice per l'alfabetizzazione Lisa Maclennan, 50 anni, le amiche Jacqualine Wheeler e Susan Knowles, entrambe 71enni, e il cittadino svedese Måns Loke Bernhardsson, 20 anni.
Sharon, ricerca disperata: «Non perdiamo la speranza»
Il sovrintendente della polizia Tim Anderson ha spiegato che l'operazione di emergenza, inizialmente focalizzata sul salvataggio dei dispersi, è ormai entrata in una fase di recupero. «Le squadre di ricerca hanno lavorato strato per strato sullo scivolamento ha dichiarato ma tragicamente ora è evidente che non saremo in grado di riportarli a casa vivi». Una comunicazione dolorosa, riferisce la polizia, già condivisa con le famiglie nelle scorse ore. «Stanno attraversando un momento che pochissime persone potrebbero comprendere ha aggiunto Anderson e chiediamo che venga dato loro lo spazio necessario per elaborare il lutto».
I resti umani erano stati individuati già nella giornata di venerdì, ma le operazioni erano state sospese domenica dopo che la zona travolta dalla frana era stata ritenuta potenzialmente instabile. I lavori sono ripresi ieri mattina, con estrema cautela, per garantire la sicurezza dei soccorritori.
Intanto, ad Avellino e nella frazione Picarelli, l'angoscia cresce di ora in ora. La vicenda di Sharon continua a tenere col fiato sospeso un'intera comunità che, nonostante tutto, fatica ad arrendersi all'idea di una tragedia ormai annunciata. La frana ha travolto il campeggio Beachside a Mount Maunganui in Nuova Zelanda dove si trovava Sharon Maccanico insieme ad altri ragazzi. Il fango ha seppellito e schiacciato un blocco docce e i camper all'interno del campeggio, che si trova ai piedi del vulcano spento Mont Maunganui. Un funzionario dell'Ambasciata italiana è presente sul posto per fornire tutto il supporto necessario alla famiglia di Sharon.
Secondo le informazioni diffuse dai siti ufficiali neozelandesi, la responsabilità dell'identificazione delle vittime è stata formalmente trasferita al coroner, che ha avviato una procedura internazionale di Disaster Victim Identification (Dvi). A coordinarla è il giudice capo del coroner, Anna Tutton, che ha sottolineato come il percorso sarà «scrupoloso» e «particolarmente complesso», soprattutto a causa delle gravi condizioni in cui versano alcuni dei resti rinvenuti. Tutton ha voluto rassicurare i familiari, garantendo che ogni vittima sarà trattata con il massimo rispetto e con piena dignità.
I resti recuperati sono stati trasferiti all'obitorio di Hamilton, dove i medici legali, con il supporto della polizia e di specialisti forensi, procederanno agli esami post mortem necessari per la conferma delle identità. «Non posso indicare con precisione quanto tempo richiederà il processo di identificazione ha dichiarato il giudice capo ma posso assicurare che lavoreremo con grande attenzione e il più rapidamente possibile, affinché le famiglie possano avere risposte e, finalmente, riunirsi ai propri cari».
Un iter lungo e doloroso, che si aggiunge alla sofferenza di chi attende notizie dal sito della frana, mentre le speranze si affievoliscono e l'attesa si trasforma, giorno dopo giorno, in un silenzio carico di angoscia.