Federica Torzullo, il figlio ha saputo tutto. Il sindaco diventa tutore, ipotesi affidamento alla zia
Il Mattino

Federica Torzullo, il figlio ha saputo tutto. Il sindaco diventa tutore, ipotesi affidamento alla zia

Martedì 27 gennaio 2026
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Sa della mamma e dei nonni. E sa del padre. Una verità attenuata perché ha soli 9 anni e filtrata con delicatezza, ma la verità. Il figlio di Federica Torzullo, la donna di 41...

Sa della mamma e dei nonni. E sa del padre. Una verità attenuata perché ha soli 9 anni e filtrata con delicatezza, ma la verità. Il figlio di Federica Torzullo, la donna di 41 anni uccisa con 23 coltellate dal marito reo confesso Claudio Carlomagno, oggi conosce ciò che è accaduto alla sua famiglia e, soprattutto, non è stato lasciato solo ad affrontarlo. I suoi silenzi in casa dicono più mille parole. L’affetto dei nonni e della zia è molto forte ma non abbastanza per arginare una realtà brutale: la mamma non c’è più, il papà ha fatto del male a sua madre e i suoi nonni paterni non ci sono più perché non hanno resistito al dolore.

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Il provvedimento

Intorno a lui si è mossa una rete istituzionale e familiare impegnata saldamente a trasformare l’emergenza in protezione, il trauma in una nuova, difficilissima e dolorosissima quotidianità. Il Tribunale per i minorenni di Roma, con un provvedimento emesso il 17 gennaio, ha disposto la collocazione temporanea del minore presso l’abitazione dei nonni materni, individuati come nonni collocatari. «Una decisione arrivata - spiega l’avvocato Carlo Mastropaolo, legale della sorella della vittima, Stefania Torzullo - su mia sollecitazione in Procura», accompagnata dall’attivazione immediata dei servizi sociali. Nel frattempo, il sindaco Angelo Pizzigallo ha assunto formalmente il ruolo di tutore del bambino, come previsto nei casi di particolare complessità.

Venerdì scorso si è tenuto un incontro chiave: attorno a un tavolo si sono seduti i nonni materni, il sindaco, i responsabili dei servizi sociali e la zia Stefania. Un confronto operativo, più che emotivo, con un obiettivo chiaro: garantire stabilità e continuità al minore. In futuro, potrebbe essere contemplato un possibile affidamento alla zia, anche per una questione di età e di prospettiva, ma oggi è prematuro: «In questa fase - prosegue Mastropaolo - tutti siamo concentrati su un solo punto: il reinserimento del bambino in una quotidianità normale e i nonni materni insieme alla zia sono molto uniti nel garantire serenità al piccolo». Una normalità che passa anche dalla scuola. Proprio ieri, infatti, era previsto il primo giorno di rientro in classe per il piccolo.

Il contesto

Ciò che è certo è che il rientro è preparato con attenzione: compagni, genitori e corpo docente sono stati informati e coinvolti, per creare un contesto accogliente e consapevole, capace di sostenere senza esporre. E soprattutto senza rischiare che una parola di troppo detta anche per gioco tra bambini possa acutizzare una ferita aperta che andrà curata per molti anni a venire. Sul fronte giudiziario, accanto alla famiglia, opera anche la figura del curatore speciale, chiamato a tutelare esclusivamente il diritto soggettivo del minore nel procedimento penale. Il suo difensore è l’avvocato Paolo Pirani: «Sto partecipando - dice Pirani - a tutte le attività di accertamenti tecnici non ripetibili. Sono pronto a fornire un contributo all’attività di investigazione laddove dovesse servire, senza però intralciare le indagini». Parole che si accompagnano a una fiducia esplicita nel lavoro degli inquirenti: «Abbiamo piena fiducia nell’attività della Procura, che sta lavorando davvero bene: ha trovato subito il corpo di Federica, ricostruito spostamenti e orari con grande attenzione e ha dimostrato cura anche dal punto di vista della comunicazione».

Mentre l’inchiesta prosegue, il caso di Federica Torzullo continua a interrogare la comunità di Anguillara non solo sul piano giudiziario, ma su quello umano e istituzionale. Il sindaco Angelo Pizzigallo, anche lui un avvocato e figlio del pediatra del paese, è molto sensibile a questo genere di problematiche e preferisce ancora rimanere in un rigoroso silenzio per interromperlo sporadicamente con messaggi postati sul social istituzionale, quando ritiene. Nonostante questa chiusura ci sono professionisti che meticolosamente tessono una rete di protezione che commuove. La risposta, almeno per ora, è una presa in carico corale: la famiglia, le istituzioni, la scuola. Tutti attorno a un bambino che “sa tutto”, ma che ha ancora il diritto, e oggi anche la possibilità, di tornare a essere semplicemente un bambino. Nonostante l’immenso dolore.

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