Crans-Montana, il sindaco: «Piango ogni giorno, sono finito in terapia. Ricevo continue minacce di morte»
In una lunga intervista all'agenzia svizzera Keystone-ATS, il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, ha commentato per la prima volta alla stampa la sua scelta di...
In una lunga intervista all'agenzia svizzera Keystone-ATS, il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, ha commentato per la prima volta alla stampa la sua scelta di non essersi scusato con le famiglie delle vittime in seguito al rogo avvenuto la notte di Capodanno al locale Le Constellation, dove hanno perso la vita 41 persone.
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Il mea culpa di Féraud
«Mi rammarico di non aver chiesto scusa a nome del Comune. In un contesto emotivamente molto difficile per tutti noi, ho commesso l'errore di privilegiare la prudenza nel tentativo di gestire la parte ufficiale della conferenza stampa, piuttosto che lasciar spazio a scuse ed emozioni. L'obiettivo - spiega - era quello di informare la popolazione e la stampa, che aveva legittime esigenze, mostrandoci trasparenti. Ci sembrava un buon momento per farlo, per rispetto nei confronti delle vittime».
Le pressioni dall'Italia
Alla domanda riguardo le molteplici richieste di dimissioni da parte di giornalisti italiani, il sindaco ha spostato l'attenzione: «Non è questo che mi ha disturbato. I media italiani hanno un altro modo di fare il loro lavoro rispetto a quelli svizzeri. Ciò che mi ha davvero colpito è stato quando alcuni giornalisti hanno affermato che ho accettato bustarelle. Si è messa in discussione la mia integrità, quando ho scelto di fare politica in maniera onesta».
Le minacce subite
Il sindaco poi passa a rassegna le conseguenze di quelle mancate scuse: «Ho ricevuto diverse minacce di morte. Cerco di capire queste persone, che non hanno le risposte che vorrebbero. Allo stesso tempo, al Municipio, analizziamo la questione della sicurezza dei nostri dipendenti. Numerosi collaboratori sono traumatizzati da questo dramma».
L'assunzione delle proprie responsabilità
«Sono colpevole agli occhi di molta gente. Il pubblico ministero stabilirà le responsabilità di ognuno, inclusa la mia e la affronterò. Umanamente, e senza speculare su quello che dirà la giustizia, sento il peso della responsabilità. Per il momento, non sono stato sentito. Mi assumerò ciò che dovrò assumermi se dovessi essere incolpato».
I risvolti psicologici della tragedia
«Piango ogni giorno per aver perso tutte quelle persone, così giovani, e vedendo tanti feriti che soffrono ancora. Questo trauma mi rimarrà tutta la vita. La ferita è aperta e il mio cuore è spezzato. È il peggior momento della mia esistenza e resterà fino alla fine. Ho iniziato una terapia presso uno psicologo e penso che durerà a lungo. Mi sto impegnando per gestire la crisi.
Fino alla fine del mio mandato, non abbandonerò la nave in piena tempesta, per rispetto del Comune e di questi luoghi. Ciò che mi fa andare avanti, è l'impegno di tutti per ritrovare un nuovo cammino verso l'avvenire».