Napoli, pusher a dieci anni per conto del padre: «In cella 28 narcos»
Il Mattino

Napoli, pusher a dieci anni per conto del padre: «In cella 28 narcos»

Mercoledì 28 gennaio 2026
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Che la camorra non si faccia scrupoli è cosa nota, come lo era anche il fatto che sempre più si avvicina a ragazzi anche giovanissimi per arruolarli con lusinghe di rapidi e facili...

Che la camorra non si faccia scrupoli è cosa nota, come lo era anche il fatto che sempre più si avvicina a ragazzi anche giovanissimi per arruolarli con lusinghe di rapidi e facili guadagni. E tuttavia sconcerta il particolare che emerge dall’ultima inchiesta condotta dalla polizia di stato sulle piazze di spaccio che ancora resistono a Scampia: un bambino di dieci anni veniva utilizzato come pusher nel rione “33”, L’ex lotto SC3 di via Ghisleri.

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A lui venivano affidati dal padre i “pallini” di cocaina e crack, assieme a dosi del micidiale kobrett. Non certo una inedita scoperta, ma un’amarissima conferma della spregiudicatezza, della mancanza di ogni minimo senso di affetto, prima ancora che di senso civico che caratterizza gli esponenti della criminalità organizzata napoletana. Il particolare emerge dalle carte di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di 28 persone: decapitata un’intera “paranza” di delinquenti ritenuti affiliati all’ancora potentissimo clan degli Amato-Pagano, gli “scissionisti” che osarono sfidare il gruppo egemone dei Di lauro, dando vita a sanguinosissime faide. E così era lo stesso genitore ad affidare la droga da spacciare al bimbo. Per lui un’infanzia negata: niente scuola, nessun campetto di calcio dove giocare con i coetanei, niente. Solo il lugubre squallore di una piazza di spaccio, a contatto con tossicodipendenti ed esposto ai rischi che si corrono nel gestire affari sporchi legati agli stupefacenti. Naturalmente il padre è finito in manette, e i provvedimenti del gip sono stati in parte notificati ad altrettanti indagati che erano già in carcere. Quattro le persone ai domiciliari.

La presenza del piccolo intento a spacciare è stata anche documentata dalla Squadra mobile partenopea diretta da Giovanni Leuci il 6 luglio del 2022 quando - durante un controllo - venne trovato a Napoli in possesso di nove dosi. Associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti aggravata - per cinque degli arrestati - dal metodo mafioso.

Lo scenario

Ma torniamo al padre del bambino. Per per 350 euro a settimana era uno di quelli che operavano nella “33”, la piazza di spaccio di via Arcangelo Ghisleri, un luogo dove si vendeva alla luce del sole kobret, crack e cocaina. Da un'intercettazione viene fuori che almeno in un’occasione il padre se lo sia portato dietro: perché il suo lavoro consisteva anche nel consegnare la droga a “domicilio”. Così si è caricato sul motorino il figlio e insieme hanno consegnato una dose in una piazza di Napoli. Non solo. Il bambino è stato costretto ad assistere anche al “licenziamento” del padre da parte del clan, sol perché il 47enne aveva spento il cellulare fornitogli. In una intercettazione il capobastone della cricca rimprovera l’uomo: «Ma non camminare con tutta questa roba (la droga, ndr) addosso... E poi ti porti tuo figlio al seguito».

Una realtà che non è, purtroppo, una novità. L’allarme l'ha rilanciato proprio qualche giorno fa il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. «I minori - ha spiegato - sono diventati carne da macello e utili idioti del crimine» e questo è il risultato di diverse cause: «la carenza educativa, la mancanza del terzo settore e», soprattutto, «il fatto che dal punto di vista normativo il minore rischia meno o nulla, è meno strutturato sul piano psicologico e dunque viene arruolato come carne da macello, come utile idiota per trasportare e vendere cocaina». Le indagini hanno consentito di riscontrare in pieno le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, accertando che il gruppo curava non solo l’approvvigionamento all’ingrosso e la conseguente vendita al dettaglio sulla piazza di Scampia, ma anche la cessione con consegne a domicilio o per appuntamento in strada nei quartieri cittadini di Chiaiano, Miano e Colli Aminei. A capo del gruppo c’erano due pregiudicati che finanziavano l’organizzazione, mentre altri avevano il ruolo di custodi della droga, dello stoccaggio e del confezionamento; altri ancora avevano il compito di rifornire la piazza di spaccio e coloro che erano preposti alla vendita su strada. Altri tre indagati rivestivano il ruolo di capi-piazza alternandosi secondo precise turnazioni orarie. Insomma, una vera e propria azienda del male. Poi c’erano i dipendenti, i quali fungevano da addetti alla piazza di spaccio con funzioni, anche intercambiabili, di pusher e pali-vedette. Nel corso dell’attività investigativa sono stati effettuati sequestri di ingenti quantitativi di eroina, cocaina, crack e kobret.

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