Napoli-Chelsea 2-3, Eurodelusione: gli azzurri escono tra gli applausi
Il Mattino

Napoli-Chelsea 2-3, Eurodelusione: gli azzurri escono tra gli applausi

Giovedì 29 gennaio 2026
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Partiamo dalla fine: vedere mezzo Maradona andarsene al gol di Joao Pedro, dieci minuti prima della fine, non fa onore a questa città. Né alla squadra, ovviamente. Menomale che...

Partiamo dalla fine: vedere mezzo Maradona andarsene al gol di Joao Pedro, dieci minuti prima della fine, non fa onore a questa città. Né alla squadra, ovviamente. Menomale che l’altra metà di stadio è stata da incorniciare, al fischio finale. Un tempo per sognare, un altro per risvegliarsi. Perché il calcio fa così: il Napoli abbandona la Champions League, la sconfitta con il Chelsea per 3-2 rovina le speranze napoletane di rivedere la competizione ai Playoff. Ci sarà tempo per le analisi, per oggi restano negli occhi il cuore e la voglia, la rimonta a metà e le mancanze di una squadra che torna sconfitta al Maradona a oltre un anno di distanza. Una lezione per rialzare la testa che parte dai piedi di Antonio Vergara, la nota più lieta della serata: un fiore bellissimo in questo inverno gelido. A Pino noi crediamo sempre, ma oggi ‘o Blues ci piace un po’ di meno.

APPROFONDIMENTI
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È nata una stella?

L’unica novità alla partenza per Conte è Olivera, a sinistra con Spinazzola che cambia lato. Ai punti il Napoli partirebbe meglio. Molto meglio. Sarà per la serata particolare, per l’aria elettrica, sarà per il Maradona pieno, sarà perché l’urlo Champions da queste parti fa sempre un certo effetto - come era anche 14 anni fa - ma gli azzurri sembrano lontani parenti di quelli visti nel secondo tempo di Torino solo pochi giorni fa. E di occasioni ne hanno anche più degli avversari. McTominay in apertura a spaventare Sanchez, poi Olivera che spara fuori con un sinistro sbilenco e ancora Di Lorenzo che si fa ipnotizzare a tu per tu col portiere. Ma sono gli ospiti a passare in vantaggio: una punizione dal limite si trasforma in un calcio di rigore. Turpin non ha dubbi: ha la stazza classica del grande fischietto, si vede poco ma si sente molto. Non ha dubbi sul braccio sinistro di Juan Jesus. Meret quasi rovina l’esultanza a Enzo Fernandez, ma l’argentino porta in vantaggio i suoi con freddezza. Il Napoli perde per un attimo la bussola, tanto che subito dopo la squadra di Rosenior rischia il raddoppio con una rovesciata di Joao Pedro. Ampiamente fuori, però. Poi la squadra di Conte si calma, si riorganizza. Basta una scintilla a accendere tutto: il gol di Vergara è una magia, una piroetta a mezz’aria tra le maglie avversarie che tiene tutti col fiato sospeso. Poi in buca d’angolo con quel mancino educato e scorretto, ribelle e vincente come tutti i ragazzi che arrivano da questa provincia. Il pareggio è quello che il Maradona voleva.

Rieccoli

I leoni di Conte si rivedono solo allora, quando Buongiorno e compagni, sotto la B, chiedono una mano in più. Prima dell’intervallo è ancora una giocata di Vergara sulla destra a dare il via per l’azione che capovolge la partita: da destra a sinistra, da Di Lorenzo a Olivera, poi Hojlund così preciso, perfetto nell’inserimento a bucare entrambi i centrali del Chelsea. È 2-1 e ora tutta la città ci crede perché i risultati al 45’ vedono il Napoli abbondantemente qualificato. Rosenior vede le difficoltà dei suoi: la scelta di James centrale di difesa non paga, Malo Gusto e Cucurella alterano tutto l’equilibrio. Il manager inglese corre ai ripari: la ripresa vede Palmer titolare al posto di Pedro Neto. Giusto a ribadire quanto forte e lunga sia la panchina dei Blues

Solo applausi

Entrano anche Gittens e Chalobah all’ora di gioco per dare stabilità, perché gli azzurri continuano a provarci ma vanno ovviamente a fiammate. Possesso e ripartenza, mentre il Chelsea prova a alzare il ritmo non sempre con successo. Palmer non è nella migliore condizione, ma sa inventare sempre. E infatti l’episodio arriva appena dopo l’ora di gioco con una prateria lasciata a Joao Pedro e un sinistro su cui Meret non arriva. Conte prova a rispondere: manda in campo Lukaku, insieme con Gutierrez e Beukema: lo spagnolo e l’olandese saranno protagonisti al contrario quando ancora Joao Pedro chiuderà il conto. Al Maradona cala il silenzio prima del tributo finale, l’urlo resta strozzato in gola. Altri, per quest’anno, non ce ne saranno: per gli azzurri la Champions finisce qui. Un rimpianto enorme: cosa avrebbe potuto fare la squadra di Conte senza tutti questi problemi? Cosa servirà per ritrovarsi qui anche l’anno prossimo? C’è una intera seconda parte di stagione per la risposta.

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