A 14 anni violenta il cuginetto di 7. Il giudice: «I genitori responsabili per mancata educazione»
Il Mattino

A 14 anni violenta il cuginetto di 7. Il giudice: «I genitori responsabili per mancata educazione»

Giovedì 29 gennaio 2026
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VENEZIA - Il cugino lo invitava per «giocare alla Play», ma era solo un pretesto e, non appena i due si ritrovavano soli, ecco che cominciavano le minacce, le violenze. «Non...

VENEZIA - Il cugino lo invitava per «giocare alla Play», ma era solo un pretesto e, non appena i due si ritrovavano soli, ecco che cominciavano le minacce, le violenze. «Non voglio farlo», provava a difendersi il più piccolo, ma l’altro insisteva: «Per forza - intimava - se no vai in torto te». E allora il bambino, sette anni appena, si sentiva costretto a cedere: per due estati ha subito in silenzio, cercando di nascondere il suo disagio, e anche quando infine ha raccontato tutto alla madre l’ha fatto a fatica, ancora vittima dei ricatti emotivi del 14enne: «Pensavo che era colpa mia, quando l’ho detto - ha ammesso poi, durante il suo colloquio protetto in tribunale -. Pensavo che il torto era mio, avevo paura che mi dicevano parole».

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Per due anni, nel 2017 e nel 2018, quei pomeriggi di luglio e agosto si erano trasformati in un lungo incubo, che si ripeteva giorno dopo giorno, quando i due cuginetti restavano in casa, lontani dagli occhi dei rispettivi genitori: palpeggiamenti, baci, molestie, fino ad arrivare a rapporti orali forzati e, almeno in una ventina di occasioni, nei tentativi di consumare un atto sessuale, così come è stato spiegato dal bimbo in seguito. Lui era nato nel 2010, all’epoca aveva sette e otto anni; il cugino era più grande, classe 2003, e lo costringeva a fare tutto quello che voleva. Ma alla fine il più piccolo aveva scelto di parlare con la mamma e lei, sconvolta, ha deciso di chiarire e poi di denunciare.

IL PROCEDIMENTO PENALE

La donna si era mossa da subito in maniera particolarmente rigorosa, nonostante la situazione difficile in cui si era trovata: aveva fatto in modo di registrare il racconto del figlioletto abusato e poi, dopo essere stata consigliata in questo senso, aveva fatto lo stesso anche con la confessione del nipote, tanto che ha potuto fornire ai carabinieri i file audio di entrambe le versioni. La richiesta di aiuto in caserma era arrivata sotto le festività natalizie, negli stessi giorni in cui la famiglia avrebbe potuto riunirsi alla stessa tavolata e che, invece, sono stati segnati dall’orrore di quanto si era consumato nel corso delle due estati appena passate. 

Nelle settimane che sono seguite la procura dei minori si è mossa per sciogliere ogni dubbio: era il marzo 2019 quando il bambino vittima di violenze è stato ascoltato nel corso di un incidente probatorio, in audizione protetta; la sua testimonianza si è tradotta in un verbale di oltre quaranta pagine, tempestato di passaggi estremamente espliciti, in cui il piccolo racconta nei dettagli cosa veniva obbligato a fare, come viveva la situazione, ma anche i tranelli del cugino, che usava la scusa dei videogiochi per attirarlo da lui («Lui diceva che giocava, invece non è vero - ha riferito il bimbo - Poi non mi faceva giocare»). Impossibile, insomma, ritenere che il 14enne non fosse consapevole di quello che stava facendo: nella sentenza si specifica come il ragazzino più grande abbia agito sfruttando «le condizioni di inferiorità fisica e psichica dovute alla tenera età» del cuginetto.

Nel gennaio del 2020 l’accusato, ormai 17enne, ha presentato una memoria difensiva in cui ammetteva le sue colpe e ne riconosceva la gravità; il giovane si diceva pentito e chiedeva la sospensione del procedimento penale a suo carico per accedere alla messa alla prova. Nel luglio 2021, con la conclusione del percorso riabilitativo, il ragazzo diventato maggiorenne vedeva estinto il suo reato e riceveva quindi una sentenza di non luogo a procedere: in un anno e sei mesi il 18enne si era messo a disposizione di una realtà di volontariato, era stato seguito dai servizi sociali e da uno psicoterapeuta.

IL RISARCIMENTO CIVILE

La chiusura del fronte penale non ha però risolto a faccenda, visto che i genitori del ragazzino violentato hanno comunque portato avanti la questione in sede civile, per pretendere un risarcimento per i danni subiti dal figlio e da loro stessi. A seguire la famiglia, l’avvocato Giorgia Pea, che in tribunale ha combattuto perché venisse riconosciuta la responsabilità della madre e del padre dell’accusato (le prime proposte avanzate dalla difesa - 60 mila euro tra danni e spese legali, sono state rifiutate proprio perché non prevedevano alcuna ammissione di colpa). Il giudice, nei giorni scorsi, ha invece sposato la tesi della legale del minorenne: i genitori del cugino sono stati ritenuti responsabili per mancata vigilanza e per mancata educazione, e il procedimento di ravvedimento del figlio non ha cambiato nulla in questo senso. Il risarcimento è stato fissato in quasi 300 mila euro, diversamente suddivisi tra il ragazzino abusato, la madre e il padre.

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