Sbagliato l?embrione, nasce una bambina: «I genitori sono altri»
Il Mattino

Sbagliato l?embrione, nasce una bambina: «I genitori sono altri»

Venerdì 14 agosto 2026
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Un presunto scambio di embrioni, un errore nell?inoculazione dell?embrione nell?utero di una donna. Poi la gravidanza, la gioia della nascita di una figlia, il coronamento di un...

Un presunto scambio di embrioni, un errore nell’inoculazione dell’embrione nell’utero di una donna. Poi la gravidanza, la gioia della nascita di una figlia, il coronamento di un sogno. Infine, la presa di coscienza. Il dramma. Accade tutto in pochi attimi, al momento delle dimissioni dall’ospedale: quando la famiglia lascia il reparto di pediatria, portando con sé la scheda anagrafica della neonata. C’è un particolare che non sfugge ai due genitori: la figlia neonata è di gruppo sanguigno B, mentre entrambi i genitori sono di gruppo A. Come è possibile? Scattano gli esami del Dna, arriva la doccia gelata: la piccola non è biologicamente compatibile della mamma che l’ha partorita. Motivo? C’è stato uno scambio di blastocisti, di embrioni congelati. Un nome su una provetta sbagliata. Dunque? La piccola viene riconosciuta dai genitori, ma la coppia di coniugi chiede chiarezza. C’è una denuncia, una indagine, mentre la vita di due coniugi va avanti in condizioni psichiche devastanti: attacchi di panico, ansia, depressione. E richiesta di giustizia. Che storia è questa? Siamo all’ospedale San Paolo dove, nell’estate di un anno fa, è scoppiato l’inferno. Subito dopo il test del Dna ai due genitori, il centro di procreazione assistita (fino a quel momento un’eccellenza della Asl napoletana) viene chiuso, lasciando disorientata un’utenza di tanti giovani aspiranti genitori. Oggi, a distanza di un anno dalla chiusura del centro (che venne raccontata in esclusiva sulle pagine del Mattino) è possibile conoscere il retroscena di questa storia: un errore nell’impianto di ovociti. Una donna è stata fecondata con embrioni formati dalla fecondazione in vitro di un’altra coppia di genitori (alla cui identità non sarà mai possibile risalire), mentre resta da capire che fine abbiano fatto gli embrioni prodotti dai due genitori protagonisti di questa storia. Ma proviamo a fare chiarezza, partendo dall’ultimo atto di questa vicenda.

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LE VERIFICHE

Il caso finisce in Procura. A Napoli si indaga sul caso dello scambio di embrioni e sulla nascita di una bambina dal corredo genetico differente dalla mamma che l’ha portata in grembo e che l’ha messa al mondo. Inchiesta condotta dal pm Stella Castaldo, il fascicolo è stato aperto contro ignoti. Ipotesi di lesioni colpose, anche se si tratta di un reato quasi impossibile da dimostrare. Non c’è stata infatti alcuna forzatura o alcuna volontà di ledere la coppia di genitori; non c’è stato falso o alterazione dolosa delle condizioni di vita della paziente che si era rivolta al San Paolo. Dunque? A rivolgersi alla magistratura, è l’avvocato Francesco Petruzzi, il legale titolare del mandato difensivo della famiglia di Domenico Caliendo, il piccolo morto dopo un trapianto di cuore consumato dal ghiaccio secco al Monaldi. C’è un esposto agli atti, che consente di ripercorrere le tappe di questa storia.

LE TAPPE

La coppia di coniugi (di 41 e 36 anni) non era nuova all’ospedale San Paolo. Anzi. Pochi anni fa (preferiamo non essere troppo dettagliati sulle date) si erano sottoposti alla fecondazione assistita, riuscendo a congelare cinque embrioni: uno di questi veniva trasferito nell’utero della donna, riuscendo a dare inizio a una prima gravidanza. C’erano altri quattro embrioni congelati, la coppia decide di riprovare per dare un fratello o una sorella al primogenito. Al terzo tentativo nasce una bambina. La gioia in casa è alle stelle. Fino a quando, all’atto delle dimissioni, i genitori si accorgono che il gruppo sanguigno della piccola è di tipo B, quindi non di tipo A, che è invece corrispondente a quello dei coniugi e dello stesso primogenito. Il resto della storia è facile da intuire. Siamo a luglio di un anno fa, dopo la prova genetica, la coppia viene convocata dal direttore sanitario Vito Roberto Rago e dal dottore Luigi Terracciano (che non sono indagati). Entrambi si scusano a nome dell’azienda, dicendosi disponibili ad attivare un percorso di sostegno psicologico per i due neo genitori. A questo punto, scatta la denuncia. La bimba viene riconosciuta da marito e moglie e nei suoi confronti viene riservato lo stesso amore dato al primogenito, ma è ovvio che c’è richiesta di chiarezza. Intanto, ieri pomeriggio l’Asl si è affrettata a chiarire un concetto: «Non c’è mai stato scambio di embrioni», spiegano. Parole destinate a finire sul tavolo del pm, dove sarà consegnato anche un audio di 40 minuti, in cui i vertici dell’azienda raccontavano al papà della piccola la storia dell’impianto sbagliato.

I QUESITI

Restano una serie di domande: che fine hanno fatto gli altri embrioni congelati? A chi sono andati? Chi sono genitori di bambini biologicamente nati da fecondazioni in vitro al San Paolo riconducibili ad altre coppie? Una storia che, come quella rimbalzata dal San Raffaele di Milano, fa i conti con una sola circostanza possibile: un possibile scambio di generalità. Stando alla denuncia gli embrioni congelati erano crioconservati in silos, quindi associati al nome della coppia. Qualcuno deve aver confuso nomi, provette e silos? Qualcuno ha mescolato le carte del destino di una piccola e dei suoi genitori e di chissà quanti altri ignari papà e mamma (reali o mancati)?

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