«Campi Flegrei, pronti a modificare il decreto, i cittadini collaborino»
Ministro Nello Musumeci - con deleghe per la Protezione Civile e le Politiche del Mare - come si esce da questo imbuto istituzionale con il Governo che invita la Regione a emanare lo stato di...
Ministro Nello Musumeci - con deleghe per la Protezione Civile e le Politiche del Mare - come si esce da questo imbuto istituzionale con il Governo che invita la Regione a emanare lo stato di emergenza per il bradisismo e la Regione che chiede al Governo una legge speciale per Pozzuoli?
«Premetto che le norme varate dal settembre del 2023 sui Campi Flegrei sono sempre state preventivamente affrontate e discusse con la Regione e con gli Enti locali. Lo stato di emergenza oggi lo chiedono in Consiglio regionale le opposizioni: una esigenza che noi sollevammo lo scorso anno. Ma il dipartimento di Protezione civile ci disse che gli enti locali non erano favorevoli. Oggi si opera in regime ordinario, con lo stato di emergenza si opererebbe in regime derogatorio e quindi più celermente. Noi la sinergia l’abbiamo sempre cercata e trovata e abbiamo operato tenendo conto delle esigenze che ci sono state rappresentate nei vari incontri. Il decreto dei giorni scorsi può essere migliorato, il Parlamento è sovrano, possono essere apportate delle modifiche senza però stravolgere lo spirito e la finalità: a noi interessa dare la possibile tranquillità alla popolazione che vuole continuare a vivere in quei territori».
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Gli sfollati sono saliti a 2.843. Ma si può convivere con il bradisismo?
«Sono stati deliberati dal nostro governo i contributi per tutti gli sfollati - il Contributo di autonoma sistemazione - questa è la prima premessa. Sulla convivenza degli abitanti di Pozzuoli con il bradisismo c’è una copiosa rassegna stampa che parte dal 1970. Con i sindaci che dicevano ai cittadini di lasciare la città per poi rientrare. È stata fatta la scelta di Monterusciello, poi c’è stata la legge speciale sul Rione Terra. È una storia che si ripete a ogni scossa e ogni volta sotto la spinta emotiva. Non posso aggiungere nulla sulla convivenza con il sisma. Anche perché non vedo alternative, a parte la parziale delocalizzazione. Ma è un tema che non viene preso in considerazione dalle istituzioni locali e dalle comunità. E quindi continuiamo a lavorare sulla “convivenza vigile”».
Cosa può fare lo Stato in questo contesto?
«Ridurre la esposizione al rischio del costruito, sia pubblico che privato. E poi la prevenzione non strutturale, quella di spiegare agli abitanti come comportarsi in caso di emergenza. Il governo farà il possibile, tranne impedire le scosse. Poi se qualcuno ha ricette particolarmente efficaci, l’ho detto durante l’informativa, siamo pronti ad ascoltare. Ma sembra che per molti l’unica sia il denaro pubblico, come se potesse neutralizzare i tre rischi che concorrono in quell’area. Il denaro non è un problema e lo abbiamo dimostrato».
Servirebbe un piano di ricostruzione seguendo anche quello che consiglia la scienza sulle norme antisismiche o no?
«L’adeguamento alle norme antisismiche è proprio quello che stiamo facendo. Basta leggere con attenzione le leggi dove si individua con assoluto raziocinio e correttezza il percorso avviato. Tra tanta diffidenza e tra inutili polemiche e strumentalizzazioni politiche. Gli esperti hanno delimitato una zona di intervento che comprende 15mila edifici e 85mila abitanti: è da li che bisogna partire. I tempi? Vado per assurdo. Se si riuscissero ad adeguare 1.000 edifici l’anno ci vorrebbero almeno 15 anni. Tempi assolutamente impensabili. Certo, potremmo immaginare una struttura più agile e snella, alla quale stiamo già lavorando. È uno dei temi che affronterò con le autorità locali. Ma nessuno pensi che a un problema così complesso possa esserci una soluzione facile».
E probabilmente la questione degli edifici non a norma o abusivi, che pure ci sono, complica ancora di più la situazione. Come se ne esce?
«La domanda che mi pongono i tecnici è: cosa intende fare la politica contro gli abusi edilizi? Siamo sicuri che una casa abusiva, benché messa a norma, resisterebbe alle sollecitazioni sismiche? Quando saremo al tavolo metteremo insieme tutti gli elementi del mosaico e vedremo come ricomporre il quadro. Stiamo attuando un programma organico che non ha precedenti, lo sottolineo. Si può fare di meglio? Certo, ma siccome l’ottimo è nemico del buono, credo che nel deserto anche un filo di erba possa diventare un’oasi. Si dia atto a questo Governo di avere messo in atto un Piano di lunga durata, ma dobbiamo stabilire meglio le regole affinché ognuno faccia la propria parte».
A Pozzuoli c’è già un commissario straordinario dal 2024, è l’ingegnere Fulvio Soccodato, per le infrastrutture pubbliche. Ma la sensazione è che il più grosso del piano debba essere ancora avviato, o no?
«Tutto quello che c’era da avviare nel primo Programma è stato avviato, cantieri aperti, altri da aprire e progetti in redazione. È chiaro che c’è ancora tanto da fare. Le risorse complessive, per gli interventi nel pubblico e privato, sono oltre 800 milioni. Il Commissario ha messo in campo due programmi. Con l’ultimo decreto abbiamo portato dal 50 al 70% il contributo dello Stato per chi vuole adeguare la propria casa. Contributo che sale al 100% per le famiglie a reddito basso. Ma la gente deve presentare le istanze, c’è chi non lo fa perché teme chissà cosa. Il Governo rispetta l’idea della convivenza con il rischio, però occorre che ci sia anche consapevolezza da parte dei cittadini».
Ministro, restando nell’area del cratere, dai vigili del fuoco arriva la richiesta condivisa con la Prefettura di aprire una caserma agli Astroni, territorio funestato anche dagli incendi lei cosa ne pensa?
«Dipendesse da me aprirei un distaccamento dei vigili del fuoco in ogni quartiere. Battute a parte, il tema non è di mia competenza, è del ministero dell’Interno. Ovemai fosse richiesto un nostro intervento, esaminerei la richiesta. Potremmo farlo sul contenitore, cioè la caserma. Ma dopo il contenitore bisogna pensare al contenuto. E lì il compito è del mio amico ministro Matteo Piantedosi, col quale presto mi incontrerò. A proposito, mi faccia ringraziare i vigili del fuoco che a Pozzuoli hanno una trentina di squadre in campo per le verifiche degli immobili e il prefetto Michele Di Bari che ha assunto una preziosa funzione di coordinamento con gli enti locali».
Andiamo in Sicilia, a Catania: il risveglio dell’Etna ha messo in luce quanto il sistema aeroportuale della Sicilia e di Catania in particolare, sia essenziale per lo sviluppo anche del turismo e dell’economia. come si esce da questa crisi?
«L’aeroporto è li dal 1924, siamo in un’epoca giurassica. Oggi è cresciuto notevolmente il traffico aereo, preferito sempre più ad altri tipi di trasporto. Negli anni ‘90, da presidente della Provincia, immaginai uno scalo nella Piana di Catania, 20 km oltre la città, verso l’interno. Proposta che non fu condivisa dalla società di gestione. Ora è importante capire quale futuro si vuole dare alla più grande isola del Mediterraneo dal punto di vista della mobilità aerea. Credo la mia richiesta sia legittima. Sarà compito del ministero dei Trasporti ragionarci, ogni istituzione dovrà esprimersi, ma ritengo che il disagio di questi giorni ponga l’accento sulla politica dei collegamenti futuri e su come disegnarla».
L’economia del mare si sta rivelando un asset di sviluppo importante, come si supporta questa crescita?
«È una crescita che ha sorpreso un po’ tutti, del resto il mare non c’è bisogno di inventarlo, ma averlo non basta. A oggi la blue economy offre lavoro a circa un milione di cittadini e non è poco. Soprattutto nel sud servono infrastrutture portuali competitive: mentre noi pensiamo al futuro, i Paesi del Mediterraneo hanno già aperto i cantieri. Ecco perché il Governo, con la presidente Meloni in testa, è per rendere competitiva la rete portuale con infrastrutture capaci di reggere il balzo in avanti che l’economia del mare deve fare. Serve digitalizzare i servizi, l’elettrificazione delle banchine. Servono nuovi porti turistici: la domanda è alta e l’offerta limitata. E serve una forte alleanza tra pubblico e privato»
C’è una forte domanda di mare pubblico e di spiagge pubbliche, e trovare il giusto equilibrio per non sopprimere le attività di impresa: qual è la politica del Governo al riguardo?
«Come si sa, su questo fronte l’autonomia degli Stati membri della Ue e ancora di più degli enti locali, resta assai limitata. Se non risolviamo il problema con Bruxelles è come discutere davanti a un caffè. Condivido l’esigenza di un razionale e sostenibile utilizzo delle spiagge, ma dobbiamo fare i conti con la Commissione europea. Sulla Bolkestein abbiamo compiuto molti tentativi negli ultimi anni per affrontarla senza penalizzazioni per i nostri imprenditori. Il Governo ha ottenuto un tavolo che sarà aperto fino a dicembre per concordare come restituire il diritto a fruire della spiaggia agli italiani».