Napoli, Stesa tra i baretti del centro storico. Il Riesame: «Metodo camorristico»
Niente sconti, né misure detentive alternative. La risposta della magistratura all?ennesima notte di follia e piombo nel cuore della movida napoletana si rivela...
Niente sconti, né misure detentive alternative. La risposta della magistratura all’ennesima notte di follia e piombo nel cuore della movida napoletana si rivela inflessibile. Resta dietro le sbarre di Poggioreale il diciannovenne Giuseppe Muscariello, ritenuto l’esecutore materiale della spietata stesa messa a segno all’alba dello scorso 25 luglio in via San Sebastiano. A stabilirlo è stato il Tribunale del Riesame, presidente Enrico Campoli, che ieri mattina ha rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa. Una decisione che arriva a pochi giorni da un’altra svolta fondamentale nell’inchiesta: l’arresto del complice alla guida dello scooter, il ventenne Vincenzo Rubino.
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IL RETROSCENA
Con la firma dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Federica Villano nei confronti del complice, gli inquirenti hanno chiuso il cerchio sulla feroce sparatoria che ha tramutato la movida di piazza Bellini in un Far West. L’inchiesta - coordinata dai pm Cristina Curatoli ed Enrica Parascandolo, sotto la supervisione dell’aggiunto Sergio Amato - è stata condotta con tempestività dagli uomini della Squadra mobile guidati dal primo dirigente Mario Grassia e ha blindato l’intera dinamica di quella notte di sangue, smontando la tesi di una banale lite da strada. Tutto ha avuto inizio in un pugno di secondi registrati dall’occhio elettronico di un locale in via San Sebastiano. Lo scooter con in sella i due giovani del rione Sanità arriva contromano. Muscariello scende per portare a termine la sua “missione”: consegna una bustina di droga al barista in cambio di sessanta euro. È un rider dello spaccio, ma all’uscita incrocia l’uomo sbagliato.
Uno scontro verbale con un appartenente a una fazione rivale sfocia in due schiaffi a bruciapelo. Uno smacco inaccettabile per il diciannovenne che, risalito in sella mentre Rubino accelera a tutto gas, estrae la pistola ed esplode tre colpi. Uno, di rimbalzo, centra alla spalla l’innocente Germano Saponara, che aveva da poco preso una birra in un bar lì vicino. Sullo sfondo, dunque, l’ombra minacciosa del controllo delle piazze di spaccio della movida, contese tra paranze del rione Sanità, sponda clan Savarese, a cui gli arrestati sarebbero vicini, e quelle del Cavone, sponda clan Lepre. A tradire il complice Rubino, oltre ai filmati della videosorveglianza, sono stati i suoi stessi profili social. Un messaggio straziante dedicato all’amico subito dopo il suo fermo - “Io e te siamo sempre stati una cosa sola” - ha finito per incastrarlo, spingendolo alla confessione davanti al gip.
IL RICORSO
Mentre per Rubino e Muscariello scattano le contestazioni aggravate dal metodo mafioso, la contesa giudiziaria proseguirà per via legale: l'avvocato Carla Maruzzelli, difensore di Muscariello, attende le motivazioni del Riesame per tentare il ricorso per Cassazione e smontare proprio l’aggravante camorristica. Ma per la Procura la priorità resta una sola: disinnescare la faida tra le gang prima che il centro storico torni a insanguinarsi. Uno scenario nel quale vanno avanti le indagini. Si punta a chiarire eventuali responsabilità da parte di altri soggetti legati al malaffare radicato all’ombra di Cavove e rione Sanità, due zone in cui qualcuno potrebbe essere interessato ai business illegali all’ombra della movida del centro storico.
l.n.
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