Poggioreale, chiuso il bar per i ?servizi? ai detenuti: «C?era un listino prezzi»
Garantivano qualsiasi tipo di servizio ai parenti dei detenuti del carcere di Poggioreale. «Hai una notizia urgente da comunicare al tuo detenuto? Chiamaci a soli cinque euro veniamo a casa...
Garantivano qualsiasi tipo di servizio ai parenti dei detenuti del carcere di Poggioreale. «Hai una notizia urgente da comunicare al tuo detenuto? Chiamaci a soli cinque euro veniamo a casa tua, prendiamo la lettera e in pochissime ore sarà consegnata. Il tutto a soli 5 euro». È una delle tante “offerte” pubblicizzate sui propri canali social dai proprietari del bar «L’angolo della libertà» in via Nuova Poggioreale. In pratica, proprio difronte all’ingresso visitatori dell’istituto penitenziario. Un nome che, se da un lato stride con la condizione dei loro principali clienti, dall’altro sembra racchiudere il senso dell’attività svolta.
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Libertà di poter fare ciò che volevano, secondo quanto rilevato dai carabinieri della compagnia Poggioreale che hanno eseguito i controlli e verificato che in realtà avevano trasformato in attività commerciale un locale che aveva una destinazione d’uso abitativo. Ma non sarebbe questo il solo “abuso” rilevato. Tra problemi amministrativi, mancanza di licenze e difformità tecniche, ai gestori (oltre la chiusura dell’esercizio) sono state comminate anche sanzioni per settemila euro. Ma le verifiche continuano.
L’intervento
Il blitz è scattato quando una pattuglia di carabinieri, in servizio di controllo del territorio, ha deciso di effettuare dei controlli dopo aver “studiato” da lontano le attività che venivano svolte dai gestori. Vicino al bancone del bar, dove in bella mostra c’erano brioches e cornetti, anche pane caldo imbustato, borse e un piccolo bazar dove si poteva trovare di tutto: dalle maglie alle coperte, a tante altre cose necessarie da portare ai detenuti. Tutti prodotti regolarmente «a norma»: rispondevano esattamente ai criteri dettati dall’amministrazione penitenziaria. E così il pane era tagliato a fettine, le coperte non avevano cuciture, i prodotti venivano anche inscatolati in contenitori adatti.
Il listino dei prezzi
Tutto aveva un prezzo. Anche la consegna dei cellulari da parte dei visitatori. I telefonini non possono entrare in carcere? Allora ecco il sevizio deposito a pochi euro. Hai problemi a parcheggiare? Lascia le chiavi, c’è il parcheggiatore fuori che sposta le auto a seconda delle esigenze. Non hai potuto pesare il pacco da portare al “tuo detenuto”? Ecco la bilancia a disposizione per evitare di dover riportare le cose indietro per aver “superato” il peso consentito. Ma, ovviamente, anche questo servizio è a pagamento. Servizi a pochi euro ma continui, dalle 8 del mattino fino a ora di pranzo. Tutti i giorni, eccetto sabato e domenica. E il mercoledì affluenza anche tripla, perché a a Poggioreale ci sono più colloqui. Ma non solo. Nel pomeriggio o nei festivi, in caso di necessità, il bar offriva anche prestazioni aggiuntive come pacchi da recapitare in giorni diversi dal colloquio, bonifici da effettuare al di fuori dei circuiti carcerari per chi non ha l’home banking o non vuole tracciare il proprio versamento. Insomma, un hub multiservizi che fingeva da collegamento tra il mondo esterno e i reparti dell’istituto penitenziario. Servizi con prezzi popolari che garantivano clientela, giocando proprio sulle tante affluenze quotidiane. Attività, compreso il servizio bar e ristorazione, che non avevano alcuna autorizzazione. E non solo: non sarebbero stati rilasciati neanche scontrini o ricevute. Insomma, un giro d’affari “importante” per servizi extra ai detenuti completamente a nero.
I gestori
I gestori del bar illegale sono personaggi noti ai database delle forze dell’ordine, con precedenti per truffa e furto. Ma ora le indagini sul loro conto proseguono anche per capire come mai riuscivano a far entrare in carcere pacchi anche al di fuori dei giorni prestabiliti per i colloqui dei singoli reparti. E sotto la lente di ingrandimento dell’Arma finisce anche il loro giro d’affari. La chiusura dell’attività, priva di qualsiasi licenza, ora modificherà anche le abitudini dei familiari dei detenuti.